Indice
- Inglese: Amore → Jane Austen, Sense and Sensibility, Pride and Prejudice
- Italiano: Solitudine → Verga, Rosso Malpelo
- Latino: Indignazione → Giovenale e la satira “indignata”
- Storia: Rivalsa → Revanscismo, Guerra franco-prussiana
- Filosofia: Angoscia → Kierkegaard
- Storia dell’arte: Disperazione → Picasso, Guernica
- Geografia astronomica: Paura → I terremoti
- Fisica: Stupore → La corrente indotta, Legge di Faraday-Neumann
- Matematica: Soddisfazione → Teorema di Lagrange
Il sentimento
Se noi cerchiamo sul vocabolario la parola “sentimento” troviamo: stato affettivo più durevole dell’emozione e meno intenso della passione. Ma molto probabilmente è molto più di questo.
I sentimenti sono così unici da non poter essere descritti con delle semplici parole. Sono proprio loro che guidano le azioni quando l’uomo si fa sopraffare da quello che prova, perché loro sono la nostra forza più grande.
Certo a volte si compiono delle azioni riprovevoli, ma altre volte con la forza dei sentimenti si fanno cose che a volte sembrano possibili solo nei film.
Inoltre ci sono sentimenti che non sappiamo neppure che esistono, e quando li proviamo le parole svaniscono, e non riusciamo a descrivere come ci sentiamo.
L’uomo inoltre è colpito continuamente da stimoli esterni o interni, è questo il processo che fa nascere le sensazioni, le emozioni, ognuno di noi ha un modo differente di reagire di fronte agli avvenimenti.
È per questo che ho scelto di fondare il mio percorso su questo argomento, ho cercato di descrivere i vari sentimenti e le varie sensazioni ritrovate nelle materie scolastiche.
Latino: Giovenale, satira indignata
Il sentirsi delusi da un qualcosa, da una società, dal mondo che ci circonda credo sia una delle sensazioni più forti che si possa provare. Giovenale fondò tutta la sua opera proprio sulla delusione, sulla “indignatio”.
Giovenale nacque tra il 50 e il 60 ad Aquino, nel Lazio meridionale da una famiglia benestante che gli permise di ricevere una buona educazione retorica.
Intorno ai trent’anni cominciò forse ad esercitare la professione di avvocato, dalla quale però non ebbe i guadagni sperati e ciò lo convinse a dedicarsi alla scrittura, alla quale arrivò in età matura, circa a quarant’anni (dopo la morte dell’imperatore Domiziano).
Visse soprattutto all’ombra di uomini potenti, nella scomoda posizione di privo di libertà politica e di autonomia economica: è probabilmente questa la causa del pessimismo che pervade le sue satire e dell’eterno rimpianto dei tempi antichi.
Scrisse fino all’avvento dell’imperatore Adriano e non si sa con certezza la data della sua morte, sicuramente posteriore al 127, ultimo termine cronologico ricavabile dai suoi componimenti.
Le satire
In quanto scrittore di satire, Giovenale è stato spesso accostato a Persio ma tra i due vi è una profonda differenza poiché Giovenale non crede che la sua poesia possa influire sul comportamento degli uomini perché, secondo lui, l’immoralità e la corruzione sono insite nell’animo umano quindi egli si limitò a gridare la sua protesta, senza coltivare illusioni di riscatto.
Le 16 Satire sono state scritte probabilmente tra il 90 e il 127 e sono divise in 5 libri.
In ogni satira egli dichiara il proprio disgusto nei confronti della società che gli sta attorno, attacca gli omosessuali, vede Roma come una città malsicura per gli onesti, scrive contro le donne, scrive di come gli studi siano decaduti, è contro gli imbroglioni, i frodatori, i cacciatori di eredità.
Quindi la sua è una satira indignata, infatti proprio l’indignazione è la musa del poeta, la satira è il genere più adatto per esprimere il suo disgusto.
Le sue satire non risparmiano nessuno, egli si accanisce soprattutto sulle figure più emblematiche della società, sui ricchi, sui liberti, sugli orientali.
Infatti nelle sue satire troviamo una visione nostalgica del passato, una voglia di voler ritornare ad un tempo governato da una sana moralità agricola, ad una società non inquinata da orientali, da liberti, da commercianti.
Le donne nelle satire
Bersaglio privilegiato delle satire di Giovenale sono le donne, (Misoginia) in particolar modo quelle emancipate e libere che aspirano ad altri ruoli piuttosto che alla filatura della lana nella Domus del marito o del padre.
Di questo Giovenale ne parla nella VI satira la più lunga, che rappresenta uno dei più feroci documenti di misoginismo di tutti i tempi, dove campeggia la cupa grandezza di Messalina, definita Augusta meretrix ovvero “prostituta imperiale”.
Secondo Giovenale, tutte le donne che utilizzano qualità non intellettuali (per esempio, l’avvenenza fisica) per emergere devono essere considerate “oscene” ed “infami”.
In realtà, quel che veramente irrita e disturba Giovenale è lo spazio di libertà conquistato dalla donna a scapito e per colpa di un maschio sempre più debole e “femminilizzato”, incapace di relegarla, come in passato, nel suo ruolo di “fattrice” di figli e di compagna sottomessa dell’uomo.
La sesta satira è un feroce attacco contro le donne, viste all’interno di quella fondamentale struttura della società che è il matrimonio; secondo Giovenale le donne dell’epoca mancavano totalmente di pudicizia e di moralità, doti decantate dal mos maiorum, tanto che quella che appariva essere l’unica soluzione per i mariti, quella cioè di segregarle in casa, veniva considerata inutile.
Giovenale descrive una donna che chiede sempre di più, nuovi schiavi, nuove proprietà, lussuosi arredamenti, agi e gioielli. La lussuria è quindi il principale capo d’accusa.
La lingua e lo stile
Nella satira di Giovenale troviamo una mescolanza di livelli espressivi che era consentita alla satira in quanto rivelatrice della realtà delle cose.
Egli utilizza sia temi retorici che termini colloquiali utilizzati nella vita quotidiana anche se la satira di Giovenale rispetto alle altre è molto più elevata.
Geografia astronomica: paura di fronte ad eventi naturali – I terremoti
La paura è una delle sensazioni che più colpiscono l’uomo. Si ha paura in vari modi, in varie occasioni.
Ho analizzato la paura di fronte ad eventi naturali, l’argomento che più si addice a questa sensazione è il terremoto.
Il terremoto non è un fenomeno casuale in un anno sulla Terra se ne verificano più di un milione ma solo qualche migliaio di essi è così forte da poter essere percepito dall’uomo e tra questi solo qualche decina può provocare gravi danni se si verifica in una zona abitata.
I sismi si manifestano solo entro alcune aree della superficie terrestre queste aree vengono dette sismicamente attive mentre altre vengono definite asismiche.
Un’area è detta asismica perché al suo interno non si generano i terremoti ma ciò non significa che in essa non se ne risentano gli effetti dovuti al propagarsi delle vibrazioni provenienti dalle vicine zone sismiche.
Infatti un terremoto è una vibrazione più o meno forte della Terra prodotta da una rapida liberazione di energia meccanica in qualche punto al suo interno.
Il punto in cui l’energia si libera è l’ipocentro del terremoto; da esso l’energia si propaga per onde sferiche che attraversano tutta la Terra e possono essere registrate dagli strumenti di tutto il mondo.
I movimenti all’ipocentro producono differenti tipi di deformazioni a cui corrispondono diversi tipi di onde.
Nella zona posta in superficie sulla verticale dell’ipocentro, chiamata epicentro del terremoto, arriva un groviglio di onde di ogni frequenza e velocità e il terreno vibra più a lungo e più violentemente.
Per riconoscere i vari tipi di onde bisogna portarsi a distanza dall’epicentro, distinguiamo tre tipi di onde: longitudinali, trasversali, superficiali.
Le onde sismiche
Le onde P fanno oscillare la roccia avanti e indietro, nella stessa direzione di propagazione dell’onda.
Esse generano quindi “compressioni” e “rarefazioni” successive nel materiale in cui si propagano.
La velocità di propagazione dipende dalle caratteristiche elastiche del materiale e dalla sua densità.
Poiché le onde P si propagano più rapidamente, sono anche le prime (P = Primarie) a raggiungere i sismometri, e quindi ad essere registrate dai sismografi.
Nella crosta terrestre tali onde viaggiano a una velocità che può raggiungere anche i 10 km al secondo.
Queste onde sismiche attraversano longitudinalmente tutti i materiali.
Le onde S, ovvero onde “secondarie”, muovono la roccia perpendicolarmente alla loro direzione di propagazione (onde di taglio).
Esse sono più lente delle onde P, viaggiando nella crosta terrestre con una velocità fra 2,3 e 4,6 km/s.
Le onde S non possono propagarsi attraverso i fluidi perché questi non oppongono resistenza al taglio.
Le onde superficiali, a differenza di ciò che si potrebbe pensare, non si manifestano nell’epicentro, ma solo ad una certa distanza da questo.
Tali onde sono il frutto del combinarsi delle onde P e delle onde S, e sono perciò molto complesse.
Le onde superficiali sono quelle che provocano i maggiori danni.
Le onde di Rayleigh, dette anche onde R, muovono le particelle secondo orbite ellittiche in un piano verticale lungo la direzione di propagazione, come avviene per le onde in acqua.
Le onde di Love, dette anche onde L, muovono invece le particelle trasversalmente alla direzione di propagazione (come le onde S), ma solo sul piano orizzontale.
La registrazione delle onde
La registrazione di queste onde avviene ad opera dei sismografi, il sismografo è uno strumento che trasforma il complesso movimento del suolo durante un terremoto in una registrazione permanente.
Esso è formato da un pennino scrivente che lascia una traccia su una striscia di carta che ruota a mezzo di un rullo solidale con il suolo; si registrano così le onde prodotte.
La magnitudo e l’intensità
L’intensità dei terremoti è valutata secondo la scala Richter o la scala Mercalli.
La prima fornisce una valutazione obiettiva (magnitudo) della quantità di energia liberata, mentre la seconda assegna un grado agli effetti sull’ambiente.
Nel 1902 Mercalli propose la prima scala composta da 10 gradi, in seguito gli americani H.O. Wood e F. Neumann la modificarono aggiungendo 2 gradi al fine di adattarla alle norme vigenti in California.
Quindi per un confronto reale dell’intensità dei terremoti, e non solo degli effetti, è stata introdotta la scala della magnitudo o Richter.
La scala Richter non ha divisioni in gradi, limiti inferiori, (se non strumentali) e superiori.
La valutazione dell’energia liberata da un sisma è associata ad un indice, detto magnitudo, che si ottiene rapportando il logaritmo decimale dell’ampiezza massima di una scossa e il logaritmo di una scossa campione.
Lo 5zero della scala equivale ad una energia liberata pari a 10 Joule.
Il massimo valore registrato, è stato di magnitudo 8.6 equivalente all’energia di 1018 J.
Gli effetti dei terremoti
L’arrivo delle onde sismiche in superficie determina un’oscillazione complessa del suolo, che viene trasmessa alle onde sovrastanti.
I danni principali agli edifici sono provocati soprattutto dai movimenti orizzontali del suolo e dipendono anche dalla durata delle oscillazioni.
Il tipo di costruzione ha grande importanza infatti se si hanno strutture antisismiche è possibile ridimensionare i danni.
Un altro elemento fondamentale è la natura geologica su cui gli edifici si poggiano.
Inoltre se si verifica un terremoto sotto il fondo del mare nelle zone costiere si possono risentire gli effetti di un maremoto chiamato anche tsunami.
Esso si manifesta come una grande onda che si muove a grande velocità sulla superficie del mare e può percorrere spazi molto vasti prima che arrivi sulla costa e si esaurisca.
La previsione dei terremoti
La previsione dei terremoti può essere di 2 tipi: deterministica e statistica.
La previsione deterministica viene fatta attraverso l’esame di fenomeni precursori cioè di una serie di eventi che si ripercorrono in un intervallo di tempo precedente il terremoto.
Alla base della ricerca di fenomeni precursori sta il modello del rimbalzo elastico.
In una massa rocciosa sottoposta a sforzo, si verifica una deformazione elastica ma prima della rottura della roccia è stato individuato uno stadio in cui la roccia tende a dilatarsi, questo fenomeno è chiamato dilatanza.
La previsione statistica dei terremoti si basa sull’osservazione che la distribuzione geografica delle aree sismiche non è casuale ma definita e sul presupposto che in ogni data area la storia sismica abbia caratteristiche statisticamente simili nel tempo.
Strumenti basilari per ogni previsione statistica sono i cataloghi sismici che contengono i dati caratteristici di tutti i terremoti di cui si è avuta la notizia.
Le origini dei terremoti
Esistono due tipi di terremoto:
- I terremoti di origine tettonica, di gran lunga i più devastanti, si verificano lungo i margini delle zolle litosferiche.
Queste ultime, come afferma la teoria della tettonica a zolle, sono le placche rigide in cui è suddivisa la litosfera terrestre, che scorrono sulla sottostante astenosfera muovendosi le une rispetto alle altre.
A seconda dei casi, una zolla si può muovere contro un’altra (il margine tra le due si dice allora margine convergente), se ne può allontanare (margine divergente) o può scorrere rispetto alla zolla adiacente (margine trasforme).
In corrispondenza dei margini, le forze di tensione di origine tettonica stirano o comprimono le rocce delle placche adiacenti fino a quando, superato il loro limite di elasticità, liberano l’energia accumulata e scatenano il terremoto.