Musica di sottofondo
di Angelo Ranieri
Tesi d’esame
Maturità 2010
Liceo scientifico “E. Torricelli”
Somma Vesuviana (NA)
Classe V Sezione A
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Musica di sottofondo
2
Dal ruolo di sottofondo a quello di essenza
imprescindibile: un percorso intessuto nei vari ambiti
del sapere con lo scopo di riportare la musica al suo
effettivo valore! Chiù…
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“La musica è l’essenziale dell’uomo, il suo
sguardo sul mondo”
[Arthur Schopenauer]
Sotto l’influenza della musica mi sembra di
sentire ciò che non sento realmente,
di capire ciò che non capisco, di poter fare ciò
che non posso fare.
[Lev Tolstoj]
“Senza musica, la vita sarebbe un errore”
[Friedrich Nietzsche]
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… Ero lì, in compagnia di me stesso che
meditavo, che vanamente lasciavo fluttuare
i miei pensieri tra il vano e l’illusorio -come
sempre nei momenti più vuoti della
giornata- quando tutt’ ad un tratto subentrò
Lei, colei che di colpo ti fa sussultare
l’anima, che come un brivido ti accarezza il
corpo, che con la sua bellezza astratta ti fa
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invocare ad una sensazione più che ad un
qualcosa di consistente; una Lei che
appunto colmò un vuoto inspiegabilmente
più ordinario che mai, un vuoto che sa tanto
di delusioni passate …
Non so come, non so grazie a chi o cosa!
Fatto sta che giunse a me provvidenziale,
quasi fosse frutto d’un intervento divino: Lei
era la musica!
E pian piano iniziò a contrastare i rumori
sempre più incalzanti, anche se non son
certo si trattasse di rumori: probabilmente
ad esser contrastato fu solo e soltanto il
silenzio!
Mi riesci a sentire in questo rumore?
[Luciano Ligabue, “Tutte le strade portano a
te”]
Sì, proprio il silenzio!
Ho messo via un po’ di rumore! [Luciano
Ligabue, “Ho messo via”]
Nell’ambiente che “cullava” la mia
solitudine solo lui del resto. E così gli unici
rumori erano percepibili esclusivamente da
me, e io li confondevo con la vita tutta
intorno senza prenderne coscienza. Ormai
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nulla era più alle dipendenze del mio
intelletto, nulla più sotto il mio controllo...
Stupendo, inimmaginabile, indelebile il
ricordo del suo ingresso: non da star di
Hollywood come chiunque avrebbe potuto
prevedere per una Lei di così gran valore,
bensì un’entrata molto più soffusa, quasi
che questa stella non riuscisse a rischiarare
senza alcun minimo indugio il suo
cammino: un crescendo difatti che la riportò
al suo effettivo valore, ridimensionando, se
non addirittura eliminando, quanto in me
era avvenuto. Nello stesso tempo s’andava
definendo il suono, non però la provenienza:
suono inconfondibile di un piano, a cui si
univa quello più eccentrico e raffinato di un
violino, conferendomi quell’enfasi vitale
perduta nel corso di una vita probabilmente
fin troppo vissuta.
Eppure non ha mai pronunciato l’aforisma
“Viva la vida”
[Chris Martin, “Viva la vida”]
Nota dopo nota il mio viso riprese la propria
tonalità; battuta dopo battuta e percepii
nuovamente il battito del mio cuore; pagina
dopo pagina e cominciai ad avvertire un
qualcosa di straordinario: come un serpente
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che incantato dal suono di un flauto magico
viene proiettato verso l’alto così io fui
attirato da quella dolce melodia.
Quel piccolo accenno d’orchestra era
riuscito a rivitalizzarmi!!!
[…]
Uscì dal guscio! L’angelo a cui ero abituato
durante l’infanzia uscì da quel guscio in cui
da un po’ di tempo a questa parte s’era
chiuso e l’ascesa verso quella dimensione
più volte ricercata sembrò più semplice che
mai e le note a scandire questo passaggio
della sua vita, e la forza di volontà a
sintonizzarlo sulla stessa lunghezza d’onda
dei sogni.
Magico, a dir poco fantastico, a dir poco…
nel paese delle meraviglie! Come seguire il
bianconiglio di Alice del resto, un mondo
onirico similmente a quello della stessa, ma
senza paradossi, né assurdità o nonsensi.
Nel mezzo del cammin di nostra vita/ mi
ritrovai in una selva oscura…
[Dante Alighieri, “Divina Commedia”]
…chè la scelta via era gradita!
Rivivrei attimo per attimo la mia vita,
ripasserei senza indugio gioie e dolori,
opterei per il replay della “favola bella che
ieri t’illuse, che oggi mi illude…”.
9
“Su le foglie del bosco non odo parole che
dici umane, ma odo parole più nuove che
parlano gocciole e foglie lontane.” [G.
D’Annunzio, “La pioggia nel pineto”]
Ero lì, sognavo di sognare, lasciando
fluttuare i miei pensieri tra il vano e
l’illusorio …
Ora son qua: di certo tornerò ai miei studi,
ma niente più Coldplay per un po’! Eppure
“la musica ancora e sempre” -diceva
Verlaine- e io, con quel sassofono da
intonare e con Ligabue rinchiuso in qualche
disco nell’attesa di allietare il lavoro del
martelletto, non ne farò di certo a meno.
Stavolta ho la verità, stavolta so che:
“Senza la musica la vita sarebbe un errore!”
[Nietzsche] 10
Prefazione
Io Angelo Ranieri, studente da 5 anni al liceo
scientifico “E.Torricelli” di Somma Vesuviana
presento alla commissione e ai supervisori
questo lavoro, dal titolo “Musica di sottofondo”,
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a cui ho destinato gran parte del tempo libero in
quest’ultimo periodo.
“Musica di sottofondo” si propone d’essere più
che un semplice percorso tematico: viene ideato
per essere una constatazione originale della
realtà che ci circonda, dove il suono,
componente essenziale della stessa realtà, fa da
sfondo musicale a tutte le esperienze vissute da
noi umani.
E noi “entità concrete”, quasi come se fossimo
componenti di una vasta orchestra, viviamo
pienamente la nostra vita, consapevoli d’essere
artefici del nostro destino e primi responsabili di
un’ eventuale imprecisione nella sinfonia
eseguita. Quell’errore sarà avvertito
istantaneamente, e ancor più istantaneamente
sarà percepita l’ assenza dell’errore, dal
momento che la musica giunge all’inconscio con
largo anticipo rispetto a tutte le altre arti.
Ancor prima che rilevare questi aspetti, “Musica
di sottofondo” vuole ripercorrere la strada che
mi ha portato alla maturità, divenendo sintesi
di un duplice processo che mi ha visto prima
studente liceale, poi appassionato di musica e
frequentatore di un’accademia: “cultura
scolastica” e “cultura musicale” finiscono per
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fondersi giungendo alla dimostrazione della tesi
finora esposta.
A questo punto entra in gioco “Viva la vida”,
canzone dei Coldplay, in cui meglio che in ogni
altra si evince come la musica, dal ruolo di
“sottofondo”, finisca per essere parte
imprescindibile: almeno secondo quanto
dichiara Chris Martin, che è il leader del gruppo,
in una nota rivista londinese, la forza dei violini,
l’incombenza dei tamburi, le chitarre
particolarmente attive lasciano convergere
l’attenzione dell’ascoltatore sull’effetto musicale
piuttosto che sul tema trattato. Saturo di
metafore, il testo ha creato non pochi grattacapi
alla critica musicale, giunta soltanto ad una
serie di ipotesi su chi potesse essere quel re,
protagonista dell’intero brano.
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VIVA LA VIDA
Copertina dell’album“Viva la vida or death and all his
friends”dei Coldplay
Da un opera di:
Eugène Delacroix, La libertà che guida il popolo;
1830; olio su tela; 2,60x3,25 m;
14 Louvre (Parigi).
Testo di “Viva La Vida” [Coldplay]
I used to rule the world
Seas would rise when I gave the word
Now in the morning I sleep alone
Sweep the streets I used to own
I used to roll the dice
Feel the fear in my enemy’s eyes
Listen as the crowd would sing:
“Now the old king is dead! Long live the king!”
One minute I held the key
Next the walls were closed on me
And I discovered that my castles stand
Upon pillars of salt, pillars of sand
I hear Jerusalem bells are ringing
Roman Cavalry choirs are singing
Be my mirror my sword and shield
My missionaries in a foreign field
For some reason I can not explain
Once you know there was never,
Never an honest word
That was when I ruled the world
It was the wicked and wild wind
Blew down the doors to let me in.
Shattered windows and the sound of drums
People could not believe what I’d become
Revolutionaries Wait
For my head on a silver plate
Just a puppet on a lonely string
Oh who would ever want to be king?
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I hear Jerusalem bells are ringing
Roman Cavalry choirs are singing
Be my mirror my sword and shield
My missionaries in a foreign field
For some reason I can not explain
I know Saint Peter won’t call my name,
Never an honest word
And that was when I ruled the world
I hear Jerusalem bells are ringing
Roman Cavalry choirs are singing
Be my mirror my sword and shield
My missionaries in a foreign field
For some reason I can not explain
I know Saint Peter will call my name
Never an honest word
But that was when I ruled the world
Traduzione
Ero solito governare il mondo,
i mari si alzavano quando io davo l'ordine.
Ora al mattino io dormo da solo,
spazzo le strade che ero solito possedere.
Ero solito tirare i dadi,
sentire la paura negli occhi dei miei nemici,
ascoltare come la folla cantava:
"Ora il vecchio re è morto, lunga vita al re!"
Un minuto ho stretto forte la chiave
e quello seguente ero intrappolato dai muri
e ho scoperto che i miei castelli
stavano sopra cumuli di sabbia e pilastri.
Ho sentito le campane di Gerusalemme risuonare,
i cori della cavalleria romana stanno cantando.
Siate il mio specchio, la mia spada, il mio scudo
i miei missionari in un campo straniero.
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Per qualche ragione che non riesco a spiegare
da quando tu sei andata via
mai una parola onesta …
Era così quando io governavo il mondo.
Era il vento forte e selvaggio,
soffiava giù le porte per lasciarmi entrare;
finestre frantumate e suoni di tamburi;
la gente non riuscirebbe a credere
quello che sono diventato.
I rivoluzionari aspettano
la mia testa su un piatto d argento!
Solamente un burattino su un solo filo:
chi vorrebbe mai diventare un re?
Ho sentito le campane di Gerusalemme risuonare,
i cori della cavalleria romana stanno cantando.
Siate il mio specchio, la mia spada, il mio scudo
i miei missionari in un campo straniero.
Per qualche ragione che non riesco a spiegare
So che San Pietro invocherà il mio nome
mai una parola onesta …
Ma era così quando io governavo il mondo.
Ho sentito le campane di Gerusalemme risuonare,
i cori della cavalleria romana stanno cantando .
Siate il mio specchio, la mia spada,il mio scudo
i miei missionari in un campo straniero.
Per qualche ragione che non riesco a spiegare
So che San Pietro invocherà il mio nome
mai una parola onesta …
Ma era così quando io governavo il mondo.
17
“Viva la vida” è una canzone scritta da Chris
Martin, leader di un gruppo musicale (i
Coldplay) emerso negli ultimi decenni, ed
estratta dall’album del 2005 “Viva la vida or
death and all his friends”. È questa una canzone
dal fascino particolare, dovuta all’alone di
mistero venutosi a creare intorno ad essa: i
numerosi critici musicali che l’hanno analizzata
non sono mai riusciti ad identificare la figura di
quel re, protagonista dell’intero brano, con
alcun personaggio storico.
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E così il testo tratta di un re che ha perso il suo
scettro, consapevole di questa sua nuova
condizione, ma allo stesso tempo memore del
“I used to rule
glorioso e gratificante passato (
the world”). Passato e presente si intrecciano
abilmente nelle varie strofe, giungendo ad una
dettagliata analisi del mutamento di condizione:
il re era prima capace di “alzare i mari quando
dava l’ordine”, era solito “tirare i dadi”, “vedere
la paura negli occhi del nemico”, sentire “la folla
cantare”; ora invece quello stesso re “spazza da
solo strade che un tempo possedeva”,
avvertendo il sottofondo musicale costituito
dalle “campane di Gerusalemme” che risuonano
o dai “cori della cavalleria romana” che
cantano. Aspetti del tutto strani, ma non sembra
essere tutto qui. Lo scenario si arricchisce di un
“vento malvagio e selvaggio”, presentato come
il fautore del potere regale, e di una “folla di
rivoluzionari” che chiedono la testa del re su di
un piatto d’argento(costituendo così quella forza
opposta al vento): ne risulta che il vento, non
più capace di scardinare alcunché, diventa un
labile baluardo dinanzi ad un destino ormai già
scritto.
Ma …
… Chi è quel re?
Prima ipotesi
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Il primo indizio sul quale fondare una prima
ipotesi potrebbe arrivare dalla copertina del
brano ed anche dal video della canzone che
ritrae il gruppo imprigionato all’interno del
dipinto di Eugène Delacroix “La libertà che
guida il popolo”. L’opera è frutto di
un’esperienza romantica intensamente vissuta
da parte del pittore nonché l’espressione di quel
desiderio di uguaglianza tra le diverse classi
sociali che imperversava in quel periodo storico.
In quel periodo in Francia si ultimava il regno di
Luigi XVIII, con la salita al trono di Carlo X, suo
successore. Sin da subito il re si mostrò
favorevole ad invertire le tendenze seguite dopo
il Congresso di Vienna del 1814-15: giunse
comunque al 26 luglio 1830, quando con le
Ordinanze sciolse la Camera, tornando ad
assumere difatti l’atteggiamento del monarca
assoluto. Il 27 luglio Parigi si ribellò e in sole tre
giornate destituì il re, offrendo la corona a Luigi
Filippo d’Orléans. Delacroix dipinge proprio
quanto avvenuto in quelle giornate, ma
idealizzando l’evento piuttosto che prenderne in
considerazione un particolare episodio. Infatti,
seguendo la struttura di un’opera di Gericault,
La zattera della medusa, e organizzando su
struttura piramidale i personaggi (tra cui si
distinguono “in primis” Delacroix stesso, ovvero
l’uomo con il berretto e il fucile impugnato; un
fanciullo che si pensa abbia ispirato la figura di
Gavronche, il monello parigino che nei Miserabili
di Victor Hugo muore combattendo eroicamente
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sulle barricate) va ad esprimere in pieno la
propria ideologia liberale.
Potrebbe essere proprio Carlo X il re a cui fa
riferimento “Viva la vida”, in primo luogo
dominatore del “mondo” ed infine spodestato
dai rivoluzionari.
Seconda ipotesi
Siamo in Francia e lo testimonia la bandiera del
quadro di Delacroix. Si parla di figura reale
quasi onnipotente, ma che saggia il
ridimensionamento dei propri poteri e il
capovolgimento del proprio ruolo: potrebbe
trattarsi di Napoleone Bonaparte?
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Generale dell’esercito francese, vide avvenire la
sua ascesa in particolare con la Campagna
d’Italia cominciata nel marzo 1796 e ultimata
nell’ottobre del 1797 con il trattato di
Campoformio: la campagna che avrebbe dovuto
portare l’Italia alla riunificazione per mano di un
uomo in cui gli Italiani riponevano le proprie
speranze (in primis Ugo Foscolo), si risolse con
l’indipendenza delle nuove repubbliche
formatesi e con la cessione di quella veneziana
agli Austriaci, andando a sottolineare la politica
imperialistica seguita dal condottiero francese.
Si fece dunque nominare imperatore dei
francesi con il nome di “Napoleone I”. Seguirono
a quest’ evento numerose campagne militari,
tra cui quelle in Egitto e Siria, in Prussia ecc.
Tutto andava per il verso giusto quando l’abilità
strategica dei russi, nell’ambito della campagna
di Russia, segnò il crollo del primo tassello in
quello che ne risultò essere un effetto domino:
neanche l’ultimo, “I cento giorni” riuscirono a
rinvigorire un re che ormai non aveva più nulla
da offrire alla storia. Proprio quel re di “Viva la
vida”? Terza ipotesi
Ho sentito le campane di Gerusalemme risuonare,
i cori della cavalleria romana stanno cantando.
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Napoleone o Carlo X hanno ben poco a che fare
con Gerusalemme. Entrambi infatti si
preoccuparono di espandere il loro dominio
all’interno dell’ Europa, arrivando fino in Prussia
(che Napoleone sconfisse il 14 ottobre 1806
durante la battaglia di Jena).
A questo punto c’è da cercare un nuovo re e
ovviamente bisogna iniziare a risalire al tempo
dell’impero romano.
Per qualche ragione che non riesco a spiegare
so che San Pietro invocherà il mio nome.
San Pietro. Il primo Papa, il fondatore della
Chiesa, tra i dodici apostoli di Gesù.
« Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo
Ecclesiam meam et tibi dabo claves regni
Caelorum. »
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