Martina Gianotti
Liceo Scientifico Tecnologico
5^I
Anno scolastico 2009/2010
Prefazione
Ho scelto di svolgere quest’argomento perché durante l’anno scolastico, con la Prof di Inglese, abbiamo parlato di Charles Dickens e in particolar modo del suo romanzo “Oliver Twist”, e abbiamo anche visto il film. Mi ha molto colpito il modo in cui venivano trattati i bambini nelle workhouses e ho voluto approfondire come è cambiata la figura del fanciullo nelle più importanti epoche storiche.
Periodo medievale e Settecento (Rousseau)
Prima Rivoluzione Industriale (Il ghetto dell’infanzia (Oliver Twist)
Shoah (Terezin)
Prima Guerra Mondiale (sfruttamento minorile)
Unità d’Italia (Cuore)
L’infanzia nella storia
L’infanzia è il periodo della vita che va dalla nascita all’adolescenza e spesso viene denominata “età dell’oro” o “paradiso perduto” per indicare la beatitudine, l’armonia e la pace che la caratterizzano. Nel corso della storia è molto cambiata la figura del bambino e in generale la concezione del mondo infantile.
Nel periodo medioevale, anche a causa dell’alta mortalità infantile e delle dure condizioni di vita, la perdita di un bambino fu sempre vissuta in modo molto più fatalistico rispetto a quanto non succeda oggi. Il bambino era considerato come un “piccolo uomo” da far entrare prima possibile nell’età adulta e quindi non era dotato di propri bisogni e propri linguaggi.
Con il fiorire della società borghese alla fine del Settecento, invece, si affermò un nuovo atteggiamento sociale nei confronti dei bambini, sempre più sentiti come un “bene” per il progresso stesso della società, da proteggere e da educare secondo quei modelli nuovi affermati per la prima volta dal filosofo illuminista Jean Jacques Rousseau nell’ “Emilio, o dell’educazione” (1762). In questo romanzo viene descritta l’educazione di un fanciullo attraverso metodi che gli permettono di svilupparsi senza anticipare i tempi e senza un piano prerealizzato di obiettivi didattici da raggiungere.
Emilio, o dell’educazione
I Libro
Si apre con l’enunciazione del gran principio della bontà originaria dell’uomo e della sua degenerazione nei rapporti sociali. Ma Rousseau sostiene che la crescita del bambino dipende dall’educazione. Tutto ciò che abbiamo quando nasciamo ci viene fornito dall’educazione, impartita da “tre maestri”: la natura, gli uomini e le cose.
La natura provvede allo sviluppo interno delle nostre facoltà e dei nostri organi; gli uomini all’uso che ne facciamo; le cose all’acquisizione dell’esperienza e degli oggetti. Se i contributi di queste tre educazioni si contraddicono, l’alunno sarà educato male.
Secondo Rousseau, poi, l’educazione naturale va condotta in mezzo alla natura, dove l’ambiente rinvigorisce il corpo e l’anima, e la società non può esercitare il suo effetto corruttore.
L’educatore, inoltre, deve provvedere affinché Emilio non contragga abitudini che lo rendano schiavo e lo devino dai suoi bisogni naturali.
Inoltre, nel I libro, Rousseau dà ampio spazio al tema dell’apprendimento del linguaggio e ci dice che gli adulti devono rispettare i tempi di questo sviluppo e devono cominciare col fornire gradualmente pochi termini, ben distinti, ben pronunciati e collegabili ad oggetti sensibili nell’esperienza del bambino.
II Libro
(3-12 anni) Nella seconda età evolutiva, Emilio imparerà innanzitutto a muoversi e a parlare, a conquistare coscienza di sé e autonomia. Poiché la sua esperienza è ancora incentrata sulle emozioni del piacere e del dolore, è a partire da esse che si dovrà organizzare la sua educazione.
Emilio sarà libero di muoversi e di agire: le piccole cadute lo aiuteranno a conoscere e dominare il dolore; la vita all’aria aperta e il libero esercizio del corpo nel gioco e in piccoli lavori manuali lo renderanno più sano e vigoroso.
La sua educazione passerà soprattutto attraverso i sensi e il corpo, spinta dall’interesse.
Inoltre, il precettore dovrà fare in modo che egli otterrà quello che chiede solo se ne ha effettivamente bisogno.
Rousseau sostiene che bisogna rispettare la legge di natura e permettere che Emilio assuma conoscenze, abitudini e norme dalla legge stessa delle cose in quanto la natura non insegna mai il male.
Il metodo del precettore sarà, dunque, inattivo, la sua educazione negativa: consisterà nel togliere le cattive influenze, non nel fornire precetti. Inoltre, l’attività educativa del precettore sarà indiretta, cioè il maestro farà tutto senza far nulla, dando ad Emilio l’impressione che le sue esperienze siano casuali.
III Libro
(12-15 anni) Rousseau chiama questo periodo l’ “età dell’utile” e a suo parere è il più prezioso dell’esistenza e, data la sua estrema brevità, deve essere attentamente amministrato dal punto di vista educativo. Se prima era opportuno “perdere tempo”, in questa fascia d’età, il tempo è così breve che l’attività educativa deve scegliere cosa fornire all’allievo senza la pretesa di poterlo rendere sapiente.
All’attività del corpo subentra quella dello spirito che cerca di istruirsi. Il passaggio dalle conoscenze sensibili a quelle intellettuali avverrà attraverso l’esperienza diretta incentrata sull’esplorazione dell’ambiente. Il suo maestro allenerà Emilio a cercare in sé stesso i mezzi di indagine e a non ricorrere ad altri se non dopo aver riconosciuto la propria insufficienza.
L’errore non verrà corretto dall’adulto, ma dalla scoperta di Emilio stesso: è fondamentale che egli non sappia nulla perché gli è stato detto, ma solo perché lo ha compreso da sé.
Nella terza età educativa, dunque, l’istruzione di Emilio continuerà per forma indiretta, sarà incentrata sull’utilità, sull’interesse e sullo sforzo.
La lettura non verrà particolarmente incoraggiata; una sola lettura viene consigliata: “Robinson Crusoe” che rispecchia l’autosufficienza del fanciullo.
IV Libro
(15-20 anni) In questa fase, Emilio impara a ragionare in modo astratto, dunque il suo percorso educativo dovrà avvenire secondo modalità differenti, ma ancora una volta dovrà fondarsi sulla natura.