L’albero dell’universo (Nelón Tébel)
I f s
L connubio di ede e ciencia
La visione religiosa della Creazione nella Genesi
L’assoluto Shellingiano. L’universo secondo Plinio il Vecchio
L’impulso creatore e il secondo principio della termodinamica alla base della visione cosmologica di Bergson. Il sistema termodinamico
Fioritura scientifica durante la Repubblica di Weimar
La teoria del Big Bang
Il Cosmos Dantesco
L’anti-Cosmos Magrittiano. Eliot e Dante
Zichichi e Guitton: coloro che unirono in matrimonio fede e scienza. Maurizio Coira cl. 3^ B
Dossier testuale iconografico
B d c
Rani tratti dalla ivina ommedia
Pd. Canto I°, vv. 100–141 (l’ordine del cosmo)
¾
100 Ond’ella, appresso un pio sospiro,
100-141.
Ed ella, dopo avere sospirato con paziente pietà rivolse verso di me lo sguardo
li occhi drizzò ver’ me con quel sembiante
con l’atteggiamento di una madre verso il figlio
102 che madre fa sovra figlio deliro,
che delira (deliro), e disse: «Tutte le creature
e cominciò: «Le cose tutte quante
sono in un rapporto ordinato fra di loro, e
hanno ordine tra loro, e questo è forma
questa è l’essenza che rende l’universo simile a
105 che l’universo Dio fa simigliante.
Dio. In questo ordine (Qui) le creature superiori
Qui veggion l’alte creature l’orma
possono vedere il segno evidente (orma) della
de l’etterno valore, il quale è fine virtù divina, la quale è il fine per cui l’ordine qui
108 al quale è fatta la toccata norma.
dichiarato (toccato) è stato creato.
Nell’ordine ch’io dico sono accline
A questa ordinata struttura del mondo tendono
tutte le cose, ognuna nella propria particolare
tutte nature, per diverse sorti
condizione (per diverse sorti), più o meno vicine
111 più al principio loro e men vicine;
alla loro origine; e da qui si dirigono alle loro
onde si muovono a diversi porti
singole mete attraverso il grande mare
per lo gran mar de l’essere, e ciascuna
dell’esistenza, e ogni essere ha in sé un istinto
114 con istinto a lei dato che la porti.
a lui segnato affinché lo guidi. Tale istinto
Questi ne porta il foco inver’ la luna;
questi ne cor mortali è permotore;
questi ne la terra in sé stringe e aduna;
(questi) è quello che dirige il fuoco verso il cielo
della Luna, è lo stimolo vitale (permotore) negli
117 esseri mortali, è il principio che tiene compatta
e unita la terra; e questo istinto dirige non solo
nè pur le creature che son fore
le creature irrazionali, ma anche quelle che
d’intelligenza quest’arco saetta,
possiedono ragione e volontà. La Provvidenza
120 ma quelle c’hanno intelletto e amore.
divina, che presiede e preordina tanta
La provedenza, che cotanto assetta,
perfezione (cotanto assetta), appaga
del suo lume fa ’l ciel sempre quïeto
costantemente (fa … sempre quïeto) con la sua
123 nel quale si volge quel cha maggior fretta;
luce il cielo Empireo, dentro al quale gira il cielo
e ora lì, come a sito decreto,
più veloce; e adesso è lì, luogo a noi stabilito,
cen porta la virtù di quella corda
che ci sta portando la forza di quell’arco (corda)
126 che ciò che scocca drizza in segno lieto.
che dirige sempre ad un fine felice tutto ciò che
Vero è che, come forma non s’accorda
lancia. È però vero che, come molte volte (fiate)
l’opera (forma) non rispecchia l’ispirazione
molte fiate a l’intenzion de l’arte,
dell’artista (arte), perché la materia grezza non
perch’a risponder la materia è sorda,
sa (è sorda) corrispondere ad essa, così talvolta
129
si è allontanata dalla strada datale dalla
così da questo corso si diparte
talor la creatura, c’ha podere
natura (da questo corso) la creatura, che,
132 di piegar, così pinta, in altra parte,
dotata di questo istinto (così pinta), ha la
e sì come veder si può cadere
capacità di deviare in altre direzioni; come e
foco di nube, si l’impeto primo
possibile vedere scendere da una nuvola il
135 l’atterra torto da falso piacere.
fulmine, così la primitiva inclinazione (impeto
Non dei più ammirar, se bene stimo,
primo) porta verso terra l’uomo deviato (torto)
da piaceri effimeri. Se dunque giudico
lo tuo salir, se non come d’un rivo
rettamente, non dovresti più stupirti del tuo
138 se d’alto monte scende giuso ad imo.
salire, se non come di un fiume che dalle
Maraviglia sarebbe in te se, privo
altezze di un monte scende in giù verso il basso
d’impedimento, giù ti fossi assiso
(ad imo). Dovresti invece stupirti se, libero da
com’a terra quïete in foco vivo».
ogni ostacolo, tu fossi rimasto giù, come in un
fuoco vivace il rimanere fermo in terra (la terra
quiete)».
Pd. Canto II°, vv. 112–148 (moto delle sfere celesti)
¾
112 Dentro dal ciel de la divina pace
112-148.
Nel cielo della pace di Dio
si gira un corpo ne la cui virtute
(l’Empireo) ruota una sfera (Primo Mobile)
nella cui attiva potenza (virtute) risiede la
114 L’essere di tutto suo contento giace.
vita di tutto ciò che è contenuto (contento) dal
Lo ciel seguente, cha tante vedute,
suo giro (l’universo). Il cielo successivo (Stelle
quell’esser parte per diverse essenze,
Fisse), nel quale vi sono stante stelle visibili
117 da lui distratte e da lui contenute.
(tante vedute), divide quell’unico primcipio nei
Li altri giron per varie differenze
diversi corpi da lui distinti (distratte) e in esso
le distinzion che dentro da sé hanno
contenuti. Gli altri cieli in diversa maniera
120 dispongono a lor fini e lor semenze.
organizzano differenziate virtù (distinzioni)
Questi organi del mondo così vanno,
che hanno in sé, perché conseguano i loro
come tu vedi ormai, di grado in grado,
effetti (fini) ed attuino i loro influssi
(semenze). Queste parti vitali dell’universo in
123 che di su prendono e di sotto fanno.
tal modo procedono, come già di persona puoi
Riguarda bene ormai sì com’io vado
comprendere, di gradino in gradino, così che
per questo loco al vero che che disiri,
ciascuno riceve dal cielo superiore e agisce su
126 sì che poi sappi solo tener lo guado.
quello inferiore. Segui attentamente, infine, in
Lo moto e la virtù d’i santi giri,
che modo io giungo attraverso a questo
come dal fabbro l’arte del martello,
ragionamento (loco) alla verità che desideri,
129 da’ beati motor convien che spiri;
cosicché poi tu possa da solo trovare la giusta
e ’l ciel cui tanti lumi fanno bello,
strada. Il movimento e la potenza delle sfere
de la mente profonda che lui volve
procedono di necessità (convien) dalle
intelligenze motrici angeliche (beati motor),
132 prende l’image e fassene suggello.
come l’opera del martello del fabbro; e il cielo
E come l’alma dentro a vostra polve
che si adorna di tante stelle assume
per differenti membra e confermate
l’impronta dell’alta intelligenza che gli
135 a diverse potenze si risolve,
imprime il movimento (volve) e se ne fa a sua
così l’intelligenza sua bontade
volta sigillo. E come l’anima del corpo umano
multiplicata per le stelle spiega,
(polve) si diffonde nei vari organi adattati alle
138 girando sé sovra sua unitate.
varie facoltà, così l’intelligenza angelica
Virtù diversa fa diversa lega
esplica la sua virtù differenziata
col prezioso corpo ch’ella avviva,
(multiplicata) attraverso le stelle, ruotando
nella sua unicità. Virtù diversa produce
141 nel qual, sì come vita in voi, si lega.
diverso effetto (lega) in unione con la preziosa
Per la natura lieta onde deriva,
materia (del corpo celeste) cui dà vita, nel
la virtù mista per lo corpo luce
quale si unisce come lo spirito vitale in voi. A
144 come letizia per pupilla viva.
causa della letizia generale di cui si origina,
Da essa vien ciò che da luce a luce
la potenza risplende attraverso il corpo al
par differente, non da denso e raro;
quale si è congiunta (mista), come la gioia
essa è formal principio che produce,
nell’occhio umano. Da questo deriva la
148 conforme a sua bontà, lo turbo e ’l chiaro».
differenza tra le varie luci celesti, non dalla
densità o rarità; e questo è il principio
essenziale (formal) che determina il colore
scuro e quello luminoso, a seconda della sua
intensità (bontà)».
Pd. Canto XIII°, vv. 52–78 (l’ordine della creazione)
¾ 52 Ciò che non more e ciò che può morire
52-78. Tutte le cosse corruttibili e
incorruttibili non sono altro che il riflesso di
Non è se non splendor di quella idea
quella forma esemplare che il nostro Signore
54 che partorisce, amando, il nostro Sire;
genera con un atto d’amore; poiché quell’attiva
ch’è quella viva luce che sì mea
forza (il Figlio, il Verbo) che emana dalla sua
dal suo lucente, che non si disuna
sorgente (il Padre) in modo (sì) che non
57 da lui né da l’amor ch’a lor s’intrea,
distacca da essa né dallo spirito di carità (lo
per sua bontate il suo raggiare adauna,
Spirito Santo) che si fa tra loro terza persona,
quasi specchiato, in nove sussistenze,
concentra in nove essenze, come in uno
60 eternalmente rimanendosi una.
specchio, tutto
Quindi discende a l’ultime potenze
il suo raggio, solo per amore, rimanendo unica
in eterno. Da qui si scende di cielo in cielo