Gli ebrei e il nazismo: storia della persecuzione
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Il nazismo e la Shoah
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Primo Levi
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La cultura ebraica e lo Stato di Israele
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Domanda e offerta di un bene
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La produzione dei servizi locali
Introduzione
Dagli Stati Uniti la crisi del 1929 si diffuse rapidamente negli altri paesi, soprattutto in quelli europei, legati all’economia americana dai debiti di guerra, dai prestiti e dagli investimenti. Le prime a fallire furono alcune grandi banche di Vienna e di Berlino.
La crisi del 1929, come quella dell’immediato dopoguerra, rappresentò un altro campanello di allarme per il capitalismo internazionale e tutti gli stati furono costretti a trovare soluzioni adeguate per riuscire dal marasma economico e ad assumere sempre più decise funzioni di intervento economico.
In tali direzioni si mossero tutte le grandi potenze: la Gran Bretagna e la Francia, dove sopravvissero le istituzioni democratico-parlamentari, la Germania, dove per garantire l’ordine interno e prevenire le agitazioni sociali si impose il nazismo.
Dal 1923 al 1928, i partiti conservatori (Centro cattolico, Partito popolare, Partito nazional-popolare, Partito democratico) rimasero ininterrottamente al governo, mentre i socialdemocratici (SPD) videro diminuire la loro influenza nel paese.
I partiti di sinistra non erano in grado di mobilitare le masse lavoratrici per una trasformazione sociale che appariva sempre meno convincente e i comunisti accentuavano la polemica con la SPD, accusandola di complicità con la borghesia reazionaria.
Così crescevano lo scontento e il disorientamento dei ceti popolari, mentre l’inflazione toccava livelli altissimi e si facevano strada le macchinazioni dei militari per imporre un regime forte, raccogliendo il risentimento dei tedeschi contro le richieste anglo-francesi per il pagamento dei danni di guerra.
Puntando sulla capacità produttiva tedesca e certi delle garanzie di ordine sociale che offrivano i governi conservatori, gli uomini d’affari americani decisero di dirottare in Germania ingenti investimenti.
Così si ebbe una momentanea ripresa economica, favorita anche dall’abile ministro degli esteri Gustav Stresemann. Quest’ultimo ottenne dai vincitori la possibilità di rateizzare il pagamento dei danni di guerra e far ammettere la Germania nella Società delle nazioni (trattato di Locarno, 1925), il che implicava il ritiro delle truppe francesi dalla Ruhr.
Adesso però l’economia tedesca dipendeva pericolosamente dai capitali americani, tanto che la stessa banca centrale (la Reichbank) era stata posta sotto il loro controllo.
Così nel 1929, quando il crollo della borsa di New York arrestò il flusso degli investimenti americani, anche in Germania si aprì una crisi a catena delle banche, seguita dal fallimento delle imprese più deboli.
Esplosero nuovamente le manifestazioni delle sinistre e dei sindacati. Tuttavia le preferenze di larghi settori sociali si spostarono verso l’estrema destra rappresentata dal Partito nazionalsocialista (Nsdap) fondato a Monaco di Baviera nel 1920 e guidato da Adolf Hitler.
Storia
Adolf Hitler e il nazismo
Adolf Hitler è nato a Braunau (Austria meridionale) nel 1889, figlio di un doganiere, rimasto orfano a 16 anni.
Molto povero, da autodidatta si imbevve di letture antisemite e razziste, studiando a suo modo Chamberlain, Schopenhauer, Darwin, Nietzsche, da cui disordinatamente trasse le idee della lotta per l’esistenza, del pangermanesimo, della volontà di potenza.
Nel 1919 si iscrisse al Partito operaio tedesco, un piccolo gruppo d’estrema destra di Monaco, e l’anno successivo (7 agosto 1920) fondò il Partito nazionalsocialista (Nsdap) di cui divenne il leader indiscusso, il Führer (duce).
Sostenendo da diversi industriali, politici e militari nel 1923 tentò di rovesciare il governo di Monaco con l’appoggio delle SA.
In prigione dettò nel 1924 al segretario Hess il Mein Kampf, testo del (la mia battaglia), testo sacro dei nazisti, dove si enunciava la teoria dello spazio vitale e si affermava la superiorità della razza tedesca.
La teoria dello spazio vitale prevedeva l’unione di tutti i tedeschi in un unico grande Reich. Lo scopo finale della Germania e la missione del popolo tedesco si identificavano nel dar vita a uno stato che assumesse come “suo compito supremo la conservazione e lo sviluppo degli elementi più nobili e più integri dell’intera umanità”.
Alla razza superiore ariano-tedesca era naturalmente delegato il compito di eliminare i sottouomini, o razza inferiore, secondo una precisa graduatoria: prima i popoli dell’Europa non tedesca, poi gli slavi, i neri e infine gli ebrei (“la razza maledetta”) insieme agli zingari.
Tutti avrebbero dovuto essere posti in condizione di subalternità, “schiavizzati dalla razza dominante” per il bene della futura umanità.
La decadenza politica e morale del paese era attribuita al parlamentarismo, alla democrazia, al socialismo.
Nel 1925 costituì le SS. Nelle elezioni del 1932 la Nsdap divenne il primo partito con 230 seggi.
Hitler fu chiamato da Hindenburg alla cancelleria Reichstag nel 1933 e in seguito all’incendio della sede del Reichstag (organizzato dai nazisti ma attribuito ai comunisti) ottenne i pieni poteri dal parlamento.
Decretando, di fatto, la fine della repubblica di Weimar veniva riconosciuto come unico partito quello nazista, mentre si scatenava il terrore delle camicie brune, e aveva inizio il Terzo Reich.
Il nazismo recuperava il vecchio Reich prussiano, militarista e aggressivo. Dunque una combinazione sapiente di irrazionalismo e di mitologia razziale, una prospettiva di benessere e di grandezza nazionale e infine un impiego abilissimo di tutti i mezzi di comunicazione di massa crearono un vasto consenso popolare al regime.
Il controllo dello Stato
Questa complessa sintesi di fattori psicologici, sociologici e storici permise al nazismo di monopolizzare lo stato.
Dal 1933 al 1934 ogni aspetto della vita civile, politica e culturale della Germania passò sotto il controllo terroristico dei nazisti.
Fu creato un tribunale speciale, la Corte popolare composta da nazisti e militari, mentre la Gestapo, la famigerata polizia segreta, e altri servizi di sicurezza si occupavano dell’eliminazione fisica degli avversari politici.
In pochi anni circa un milione di tedeschi andarono a riempire le prigioni e i campi di concentramento appositamente creati, il primo dei quali fu quello di Dachau, in Baviera.
Sul versante religioso, Hitler stipulò un concordato con la Chiesa cattolica (luglio 1933), alla quale riconosceva una certa autonomia in cambio del giuramento di fedeltà dei vescovi allo stato e dell’autoscioglimento del partito cattolico.
Il nazismo mirava alla costituzione di una Chiesa nazionale cristiana, ripulita dagli elementi giudaici e integrata dalle teorie di un paganesimo nazista fondato sul mito della razza, sul culto del Führer, sulla sacralità del Mein Kampf.
Quando si accentuarono nel partito le tensioni interne, Hitler e i suoi collaboratori, tra cui Goering, Goebbels, Heydrich, Hess e Himmler (capo delle SS), decisero la liquidazione della dissidenza.
Perciò nella notte dei lunghi coltelli (30 giugno 1934) le SS trucidarono decine di esponenti del partito, capi dell’esercito e tutto lo stato maggiore delle SA.
Infine Hitler, unendo nel 1934 alla carica di governo con quella di presidente della repubblica, procedette a “nazificare” l’esercito, che giurò fedeltà al Führer, e l’amministrazione dello stato, sottoponendo i governatori delle varie regioni e i dirigenti di tutte le strutture statali a un rigido centralismo.
I giovani furono inquadrati nelle organizzazioni del regime, la scuola, l’università e la magistratura asservite ai principi del nazismo.
Tutta la cultura doveva essere strumento di propaganda per le teorie razziste e nazionaliste.
I libri o i prodotti dell’“arte degenerata” furono bruciati in roghi davanti alle scuole e alle università.
La persecuzione degli ebrei
Con gli ebrei il nazismo fu particolarmente duro.
Nel 1933 si cominciò ad espellere gli ebrei dalla vita pubblica. Nel 1938 i Tribunali per la salute ereditaria promossero un programma di sterilizzazione forzata di massa.
Nel 1935, con le leggi di Norimberga, furono adottate normative giuridiche che riducevano gli ebrei al rango di sudditi e proibivano i matrimoni “misti”.
Nel 1937 gli ebrei vennero espulsi anche dalla vita economica e i loro patrimoni furono espropriati mediante l’auto-denuncia per coloro che possedevano beni superiori a 5.000 marchi.
Il 9 e 10 novembre del 1938 venne scatenato sotto la direzione di Goebbels un gigantesco pogrom (violenza popolare) antiebraico, passato alla storia come Kristallnacht (notte dei cristalli) perché fu distrutto un numero enorme di negozi e di case di ebrei tedeschi, dei quali più di 30.000 furono rinchiusi nel Lager.
Nell’estate del 1939, Hitler dava il via anche alla cosiddetta “Operazione T4”, cioè un sanguinario programma di eliminazione dei malati mentali, degli anziani infermi, degli “asociali”.
L’“Operazione eutanasia”, in cui verranno sperimentate per la prima volta le camere a gas e i forni crematori, facevano parte del programma nazista di “miglioramento della razza”, ma fu interrotta nel 1941 a seguito delle reazioni della Chiesa cattolica e protestante.
La Shoah
Allo scoppio della guerra, dopo l’occupazione della Polonia e la sua spartizione con l’URSS, il programma di persecuzione compì un salto di qualità.
Il territorio venne diviso in due grandi zone. Furono subito imposte misure per impedire agli ebrei di muoversi, obbligandoli a portare un bracciale o la stella identica.
La popolazione ebraica venne rinchiusa in immensi ghetti circondati col filo spinato, dove fu imposto il lavoro coatto senza adeguati rifornimenti alimentari e senza assistenza medica.
Il 22 giugno 1941 quando le truppe naziste invasero l’URSS, fu immediatamente avviato lo sterminio degli ebrei e dei comunisti, soprattutto mediante fucilazione e non prima di aver fatto scavare alle vittime fosse gigantesche.
Le operazioni erano così efferate e sanguinarie che perfino i carnefici soffrivano di turbe psichiche e fisiologiche: lo stesso Himmler nel 1941, dopo aver assistito ad una esecuzione di massa, chiese di trovare modi “non sanguinari” di uccidere.
Proprio per venire incontro a queste esigenze vennero istituiti i campi di sterminio, la cui funzione prevalente era quella di uccidere in modo “pulito”.
A partire dal dicembre 1941 se ne costruirono 5 in aggiunta ad Auschwitz.
In una riunione tenuta nel gennaio 1942 a Wansee (vicino a Berlino) fu poi messa a punto la Endlosung (la “soluzione finale” del problema ebraico).
Secondo le stime presentate da Heydrich, la questione doveva interessare tutti gli ebrei d’Europa, per un totale stimato in 11 milioni.
Ogni paese occupato o alleato doveva essere rastrellato e gli ebrei dovevano essere trasferiti ad est per il “trattamento finale”, finché l’Europa non fosse diventata Judenfrei (libera dagli ebrei).
Dall’inizio del ’42 fino alla conclusione del conflitto il sistema dei campi di sterminio funzionò a pieno regime e fu smantellato solo quando giunsero gli eserciti alleati che scoprirono le atrocità perpetuate.
Fu cura dei nazisti in fuga distruggere quante più prove possibili, per nascondere ogni traccia dei loro delitti.
La sistematica opera di demolizione di ogni prova coinvolse anche l’Italia: il 29 e 30 aprile 1945 gli ultimi nazisti in fuga facevano saltare in aria il forno crematorio del Lager organizzato a Trieste all’interno della Risiera di San Saba, l’unico campo di sterminio in Italia.
Shoah in ebraico vuol dire disastro, ma il termine è usato dagli storici per indicare quell’evento orrendo caratterizzato dalla distruzione degli ebrei in Europa: parte integrante del piano per l’instaurazione di un “Nuovo Ordine” europeo che prevedeva anche l’eliminazione di coloro che venivano considerati dai nazisti sotto-uomini (gli “asociali”, gli omosessuali, gli zingari, gli slavi, i neri, ecc…) oppure degli oppositori politici (in primo luogo socialisti e comunisti).
Quest’opera di sterminio pianificata si fece strada piano piano nel corso della guerra all’interno del gruppo di potere nazista.
La sua premessa è da ricercarsi nell’ideologia nazista, razzista e antisemita tedesca del primo dopoguerra.
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