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La bicicletta

Tra storia, cultura e tecnica

Tesina esame di Maturità anno scolastico 2012/2013

Di Federico Pulega classe 5AST Istituto Italo Calvino

Genova Sestri Ponente

Indice dei capitoli

  • Prefazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 3
  • Introduzione : . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 4
  • Breve storia della bicicletta
  • Materia scolastica : Storia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 8
  • Biciclette in guerra
  • Materia scolastica : Lettere . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 13
  • La bicicletta nella letteratura
  • Materia scolastica : Biologia e Scienze della Terra . . . . . . . pag. 21
  • Ecologia e bicicletta
  • Materia scolastica : Fisica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 26
  • Perché la bicicletta rimane in equilibrio ? 2

Prefazione

Sogni e spavalderie di chi si inerpica nella vita pedalando col vento in faccia, paura e senso del dovere della staffetta partigiana che pedala per la libertà d'Italia, un mezzo di locomozione che ha rivoluzionato i costumi del paese. Bicicletta sovversiva, giudicata inadatta a donne e sacerdoti in quanto "macchina infernale", pericolosa incarnazione della modernità.

Bicicletta dapprima aristocratica, mezzo costoso e inadatto alle disponibilità economiche dei più. Poi, col Novecento, bicicletta democratica, mezzo di trasporto di impiegati e di operai, uomini della strada che non faticano a identificarsi negli eroi di quel Giro d'Italia che inizia a entusiasmare gli animi.

Parlare della bicicletta non significa rievocare soltanto i ricordi personali della mia infanzia, ma ripercorrere una storia condivisa da milioni di altre persone.

Tratto da : In bicicletta memoria sull’Italia a due ruote,

S. Pivato L. Veri N. Cangi (2003) Bologna

Il Mulino

Breve storia della bicicletta

Albori

Si sono scoperti schizzi attribuiti a Leonardo da Vinci, del XV secolo, che illustrano un veicolo fornito di due ruote, che somiglia ad una bicicletta. Questa macchina, frutto dell'immaginazione del grande uomo, non ha mai superato la fase della tavola da disegno. Inoltre, l'autenticità dei documenti in questione non sarebbe stata mai provata. (Il primo prototipo, da alcuni attribuito a Leonardo Da Vinci)

Più tardi, in Francia, in piena rivoluzione di fine del 18° secolo, si attribuì l'invenzione del primo veicolo a due ruote, al conte di Sivrac: il "célé­rifère". Secondo la leggenda, il céléri­fère sarebbe consistito in un cavallo di legno, al quale si sarebbero fissate due ruote. Si montava in sella, e correndo si metteva il céléri­fère in marcia; questo solo in linea retta, poiché era privo di sistema di direzione.

Per molto tempo si è creduto che il céléri­fère fosse l'antenato primitivo della bicicletta, tuttavia ricerche intraprese negli anni 70 hanno dimostrato che il céléri­fère, così come era stato sempre descritto, non era probabilmente mai esistito. (Il barone Von Drais di Sauerbrun)

L'inventore dell'antenato della bicicletta moderna è il barone Von Drais di Sauerbrun. Originario dalla Germania, avrebbe sviluppato la sua macchina tra 1816 e 1818, presentandola a Parigi nella primavera del 1818. Venne subito denominata "Draisienne" in onore del suo ideatore.

La prima bicicletta "a pedali"

La prima "vera" bicicletta è stata inventata verso il 1839 da un maniscalco scozzese: Kirkpatrick MacMillan.

Consisteva in "draisienne migliorata", alla quale MacMillan aveva installato un primitivo sistema di pedali. Contrariamente alla draisienne, diventava possibile avanzare senza che i piedi toccassero il suolo.

Qui, il concetto di pedali utilizzato era molto diverso da quello che conosciamo oggi. Si ponevano i piedi sui pedali e si esercitava un movimento di va e vieni delle gambe (piuttosto che un movimento rotatorio), si attivavano così una coppia di assi rigidi fissati a manovelle fissate alla ruota posteriore. Questo “sgambettamento” permetteva la rotazione della ruota e di conseguenza l’avanzamento.

(La prima bicicletta “a pedali”) 4

Il velocipede

Nel 1861, i fratelli Pierre ed Ernest Michaux, a Parigi, idearono un sistema di pedalata "rotatorio" all'origine del concetto attuale; l’idea fu quella di fissare due manovelle e due pedali ai lati del mozzo della ruota anteriore. Ruotando i pedali si metteva la bicicletta in movimento; il "Velocipede" era nato.

Il velocipede dei fratelli Michaux costituisce il primo successo commerciale della bicicletta.

Da questo esordio è sorta l'industria della bicicletta. Il primo "salone commerciale della bicicletta", come pure la prima "pubblicazione ciclistica", ebbero i natali in Francia nel 1869. In questo stesso anno ebbe luogo, tra Parigi e Rouen una corsa, di 130 km, alla quale partecipavano ben 203 “ciclisti”.

La grande ruota anteriore

Nel corso del 1870 un inglese, di nome James Starley, migliorò ulteriormente il concetto di velocipede.

L’idea fu quella di adottare una grande ruota anteriore in modo da incrementare notevolmente la velocità del veicolo. (Il prototipo di James Starley)

James Starley fu, inoltre, il primo ad utilizzare ruote dotate di raggi costituiti da fili metallici sotto tensione al posto dei tradizionali raggi di legno. Il posizionamento di questi era "tangenziale" piuttosto che “radiale”, accorgimento che permetteva un migliore assorbimento delle vibrazioni causate dalla strada, una maggiore resistenza agli urti ed una più efficiente forza di spinta generata dalla pedalata. Il tutto su una ruota relativamente più leggera, questo concetto è valido tutt'oggi e domina sulle attuali biciclette.

La trasmissione "a catena"

La prima bicicletta, fornita di un sistema di trasmissione a catena della forza propulsiva della pedalata dal mozzo-pedali verso la ruota posteriore, fu ideata, da H.J Lawson, nel 1879.

(La trasmissione a catena) 5

È nel 1884, poi, che John Kemp Starley iniziò la produzione della "Rover Safety Bicycle", o bicicletta di "sicurezza". Fu denominata così poiché risultava decisamente più sicura del modello con la grande ruota anteriore, se non altro per aver evitato l’effetto delle rovinose cadute da oltre due metri di altezza!

Gli anni dal secondo dopoguerra sono stati molto prolifici per quanto riguarda l'evoluzione tecnologica della bicicletta. Questo è dovuto, da un lato, al crescente sviluppo della Mountain Bike (bicicletta da montagna), dall’altro al continuo perfezionamento dei singoli componenti come, ad esempio, i sistemi di cambio di velocità "indicizzati", le sospensioni e, non ultimo, l'utilizzo di nuovi materiali come il titanio e le fibre di carbonio, oggi largamente impiegati anche per le biciclette amatoriali.

Altre tappe storiche significative

1888:

John Boyd Dunlop fa brevettare il suo sistema di camera ad aria che rende la marcia più sicura e confortevole.

1891:

Édouard ed André Michelin inventano lo pneumatico smontabile, fornito di una camera ad aria.

1898:

La "New Departure Company" installa sui modelli di propria produzione i mozzi posteriori forniti di freni "retro-pedale".

1906:

J.J.H. Sturmey e J. Archer sviluppano i prototipi ed iniziano la commercializzazione dei famosi mozzi "Sturmey/Archer", a meccanismo interno per il cambio di velocità.

1903:

Prima edizione del "Giro della Francia"

1909:

Il Giro d'Italia 1909, prima edizione della "Corsa Rosa", si svolge in otto tappe dal 13 a 30 maggio 1909, per un percorso totale di 2447,9 km. È vinto dall'italiano Luigi Ganna che si aggiudica il premio di 25.000 lire messo in palio dalla Gazzetta dello Sport. Vi prendono parte 127, corridori di sei squadre, e solo in 49 riescono a concludere la competizione.

1920:

Una novità, che si afferma nel secondo decennio del ‘900, è l’adozione di un mozzo posteriore che comprende due pignoni, uno a destra e uno a sinistra: per cambiare rapporto il ciclista deve fermarsi, scendere dalla bici, smontare la ruota posteriore e rimontarla dall’altro lato (quello dove ha collocato l’altro pignone).

1937:

Benchè, fin da 1869, un prototipo di trasmissione per deragliatore fosse stato presentato al salone della bicicletta di Parigi, è soltanto nel 1937 che l'impiego del deragliatore sarà reso ufficiale nel corso del Tour de France. Questo concetto si è incessantemente evoluto ed ha migliorato notevolmente le prestazioni in termini di adattabilità alle mutevoli condizioni di marcia. 6

1964:

Da un progetto creativo di Rinaldo Donzelli nasce la bicicletta pieghevole “Graziella”. Il profumo di libertà e l’aria sbarazzina degli anni ’60 si rispecchiano in questa bici destinata ad entrare nella storia. Inizia l’era del ciclismo da diporto, dei fine-settimana in bicicletta accessibili a tutti.

(La “mitica” Graziella in una pubblicità dell’epoca)

1970:

Rinnovata popolarità dello sport ciclistico; sono gli anni di Eddy Merckx, Felice Gimondi, Michele Dancelli, Franco Bitossi, Gianni Motta, solo per citare alcuni tra i nomi più conosciuti.

1973:

In Italia c'è già chi scrive libri di addio alla bicicletta quando poi, quasi all'improvviso, arrivano le famose domeniche di “austerity”, dell’inverno del 1973, a rilanciare la due ruote. E quelle domeniche senza auto lasciano il segno facendo riflettere tanti italiani.

1980:

Con l'arrivo della bicicletta da montagna, si assiste ad una seconda giovinezza per la bicicletta.

Il nuovo concetto di bicicletta “fuoristrada”, unitamente ad una sensibilità ecologista che rigetta l’utilizzo dei veicoli a motore per gli spostamenti negli ambienti naturali; in breve coinvolge milioni di appassionati in tutto il mondo.

All'inizio degli anni 80, l'industria registra la crescita più significativa delle vendite, anche per i modelli da strada, dal secondo dopoguerra.

2012:

In Italia il numero di biciclette vendute supera quello delle auto di nuova immatricolazione.

Materia scolastica: storia

Biciclette in guerra

La bicicletta ha svolto un ruolo, non marginale, anche nella storia degli eserciti e delle guerre di tutto il mondo fin dal tempo dei velocipedi.

Il primo esempio dell'uso delle due ruote a fini militari risale al 1851 quando, in Nuova Zelanda, le truppe inglesi andarono all'assalto del nemico in sella a velocipedi! Ufficialmente, però, il primato nell'adozione delle due ruote spetta all'esercito italiano che fornì, nel 1875, ad ogni reggimento di fanteria, quattro velocipedi a ruote basse, destinati ai portaordini ed agli esploratori. Rispetto alle draisine usate dagli inglesi,

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si trattava di mezzi più simili a quelli moderni, ulteriore conferma del fatto che i soldati italiani furono, effettivamente, i primi a servirsi di un regolare veicolo a due ruote.

La data di nascita dei Bersaglieri ciclisti è il 15 Marzo 1898. I Bersaglieri che avevano contribuito in modo determinante all'eroica epopea risorgimentale, erano, da tempo, un Corpo perfettamente organizzato che, per preparazione, spirito d'iniziativa e capacità si era posto all'attenzione di tutti come la formazione più avanzata e moderna dell'esercito Italiano. Era logico che gli uomini dal fez cremisi guardassero con interesse la profonda trasformazione tecnologica e industriale che stava cambiando il volto dell'Italia. Un giovane ufficiale dei Bersaglieri, il tenente Luigi Camillo Natali, si era, in particolare, appassionato a quel nuovo mezzo di locomozione a due ruote che l'industria aveva appena messo a punto, perfezionando, via via, i primi rudimentali bicicli. Era nata la bicicletta e un giovane meccanico milanese, Edoardo Bianchi, era stato fra i primi ad intuirne le enormi possibilità di mercato; aveva attrezzato la propria officina per produrre un certo numero di esemplari. Il mezzo aveva incontrato il favore del pubblico ed aumentava il numero di spericolati che si azzardavano a sgattaiolare tra le carrozze. La bicicletta, per quanto moderna e utile, era considerata, da taluni, un mezzo di trasporto poco dignitoso. In quegli anni, se un ufficiale dell'esercito veniva sorpreso a cavalcioni di una bicicletta, rischiava di finire agli arresti. Se il Corpo dei Bersaglieri, era stato voluto da La Marmora come una fanteria agile, facile e veloce a spostarsi e a colpire, equipaggiare i fanti piumati di bicicletta significava decuplicare la loro funzione tattica. Natali non si limitava a discorrere di queste cose, ma aveva anche inviato allo stato maggiore, una dettagliata relazione, che per lungo tempo, non aveva avuto risposta. Le insistenze del tenente Natali trovarono nel Gen. Carlo Ferraris, comandante della scuola tiro di Parma, un ascoltatore comprensivo ed entusiasta. Natali, nel frattempo promosso capitano, venne incaricato di formare una prima compagnia sperimentale di Bersaglieri ciclisti; era il 15 Marzo 1898. Per l'esperimento vennero scelti elementi già pratici di bicicletta, fra i migliori dei dodici reggimenti del Corpo. Sin dall'inizio apparve evidente l'estrema funzionalità del reparto. Alle grandi manovre di cavalleria del 1899, la compagnia dei Bersaglieri ciclisti di Natali entusiasmò tutti.

Da Roma arrivò l'ordine di dar vita ad altre due compagnie. Nasceva così, nell'ambito dei fanti piumati, la specialità dei ciclisti il cui comando veniva affidato al maggiore Giuseppe Cantù. Alla scuola di tiro di Parma l'addestramento dei Bersaglieri ciclisti era particolarmente duro e accurato. L'inserimento della specialità nei ranghi rendeva indispensabile preparare uomini in modo particolare. Dovevano sottoporsi, ogni giorno, ad esercitazioni che avrebbero demoralizzato chiunque non fosse già passato attraverso il normale addestramento del corpo. Era essenziale sapersi spostare celermente con la bicicletta e, giunti in postazione, sparare con efficacia e precisione. Dopo le prime dimostrazioni di una fanteria altamente specializzata e capace di rapidi spostamenti, si intuì quale futuro potesse avere la bicicletta nell'esercito di allora.

La rivoluzione industriale aveva mutato tattica e strategia: cannoni, armi automatiche, gli ampi volumi di fuoco avevano un'importanza preponderante sulle schermaglie dei reparti ottocenteschi. Adesso, la fanteria era la vera "regina delle battaglie". 8

(Bersaglieri ciclisti del primo ‘900)

Ma doveva essere una fanteria addestrata a muoversi rapidamente con i propri mezzi. I grossi calibri potevano devastare ferocemente truppe, mezzi e località nemiche, ma il possesso di una posizione era determinata solo con la posa del piede sull'obbiettivo prescelto.

Alla luce di queste considerazioni si suggerì di dotare ogni reggimento di un analogo battaglione. Fu Natali a gettare le basi dei regolamenti, dei programmi di istruzione e di addestramento, e a mettere a disposizione dell'industria la sua esperienza per il perfezionamento della bicicletta da bersagliere che era del tutto particolare. Si trattava di un telaio pieghevole: allentando pochi morsetti il mezzo veniva agevolmente piegato in due e, con appositi "spallacci", collocato sulle spalle in pochi secondi. Era previsto lo spazio per il moschetto al centro del velocipede, in uno zainetto apposito, trovavano sistemazione tutto l'equipaggiamento previsto.

Dietro il sellino era stato ricavato spazio per il porta-mantellina. Nella creazione di questa bicicletta si era semplificata al massimo la meccanica per consentire riparazioni e sostituzioni di pezzi anche in condizioni di emergenza o a chi fosse completamente privo di cognizioni tecniche.

I programmi di addestramento erano tali che chi entrava nel Corpo dei Bersaglieri non poteva non diventare un ciclista di prim'ordine. 110-120 chilometri al giorno alla media di 15 chilometri l'ora, su una bicicletta che pesava, da sola, 26 chili e che, per i mitraglieri, arrivava a oltre 40 chili.

La mitragliatrice, una Fiat 14, era divisa su tre mezzi, il treppiede su una bicicletta, l'arma con canna e manicotto di raffreddamento su un'altra, il bidone a pompa per l'acqua sulle spalle di un terzo Bersagliere. 9

(Biciclette pieghevoli in uso ai Bersaglieri)

Ma la realtà che portò la due ruote alla ribalta dell’attenzione nazionale fu la guerra ’15-’18 durante la quale furono impiegate non solo biciclette ma anche tricicli adibiti al trasporto di armi leggere come mitragliette e cannoncini.

Unità ciclotrasportate furono utilizzate come supporto alla cavalleria: i soldati in bicicletta ricoprivano le mansioni di trasmettere gli ordini, di compiere perlustrazioni, di installare le reti di collegamento telefonico, di effettuare manovre tattiche e operazioni di sabotaggio e di occuparsi del pronto soccorso ai feriti.

Nel corso della Seconda Guerra Mondiale, nello scenario bellico europeo le biciclette furono usate in ambito militare soprattutto nelle seconde linee, e specialmente da tedeschi e finlandesi. Durante l'invasione tedesca della Polonia nel 1939, una parte consistente delle truppe tedesche era costituita da ciclisti, che venivano "trainati" da veicoli a motore. Sempre i tedeschi utilizzarono ampiamente le biciclette per la conquista della Norvegia. Per quanto concerne il Regio Esercito Italiano l'impostazione era quella di creare reparti celeri da spostare velocemente dove vi era bisogno, in appoggio ad altre unità.

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Sintesi

Introduzione: breve storia della bicicletta

Materia scolastica: storia: biciclette in guerra

Materia scolastica: lettere: la bicicletta nella letteratura

Materia scolastica: biologia e scienze della Terra: ecologia e bicicletta

Materia scolastica: fisica: perché la bicicletta rimane in equilibrio?

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