Storia
La Belle Époque
Generalità
La Belle Époque è un periodo storico, culturale e artistico che va dalla fine dell'Ottocento e si conclude una trentina d'anni dopo con lo scoppio della Prima guerra mondiale. L'espressione Belle Époque (L'epoca bella, i bei tempi) nacque in Francia subito dopo lo scoppio del primo conflitto mondiale per definire il periodo immediatamente anteriore ad essa (1871-1914). Essa nasce in parte da una realtà e in parte da un sentimento di nostalgia. Il trauma della guerra aveva infatti portato a idealizzare la realtà.
Dalla fine dell'Ottocento in poi le invenzioni e i progressi della tecnica furono all'ordine del giorno. I benefici che queste scoperte avevano portato nella vita delle persone erano diventati sempre più visibili: l'energia elettrica, i servizi igienici, la minore paura di affrontare le malattie e l'ignoto. Tutto questo aveva determinato un profondo ottimismo sulle possibilità dell'uomo, a cui niente sembrava precluso.
In questa descrizione c'è un fondo di verità (l'espansione, economica e non solo, l'assenza di preoccupazioni o comunque una certa forma di noncuranza, il periodo di pace in Europa, la fede nel progresso...) e una parte di nostalgia. Questo periodo è ricordato come un passato dorato che fu ridotto in frantumi dallo scoppio della guerra. Si affermò un nuovo tipo di società di massa che avrebbe caratterizzato tutto il Novecento.
Mentre la prima rivoluzione industriale è stata sotto il predominio dell'industria tessile e della tecnologia del carbone con l'affermazione del libero mercato e libera concorrenza tra le imprese, la seconda si svolse sotto il segno dell'acciaio, dell'elettricità e della chimica e coincise con l'affermarsi delle grandi concentrazioni industriali e finanziarie.
Gli anni della seconda rivoluzione industriale sono gli anni delle grandi invenzioni e innovazioni tecniche. Inventori come Edison, Dunlop, Bayer, Siemens legarono i loro nomi ai vari marchi industriali che si andavano formando. La crescita della produzione industriale rappresentò una gigantesca fase di ristrutturazione del sistema capitalistico, che determinò il collasso delle piccole e medie imprese, soppiantate da realtà produttive di proporzioni sempre più ampie.
All'alba del ventesimo secolo, il mondo occidentale guardava con fiducia e ottimismo al futuro, sicuro che progresso, benessere e pace avrebbero continuato a guidare i suoi passi verso conquiste sempre nuove. Queste aspettative sembrarono realizzarsi per tutto il primo quindicennio del nuovo secolo, un periodo di grandi speranze che da molti fu poi ricordato con nostalgia come la Belle Époque.
All'inizio del Novecento gli abitanti del pianeta toccavano ormai il miliardo e mezzo. Alla crescita demografica fece riscontro un impressionante aumento della produzione industriale e del commercio mondiale.
La sterlina era il solidissimo riferimento economico. Nello stesso 1913 la rete ferroviaria del globo aveva raggiunto un milione di chilometri e le automobili cominciavano ad affollare le strade delle metropoli americane ed europee.
Parlando di trasporti, la corsa alla costruzione dei nuovi enormi e sfarzosi transatlantici costituiva il lato più grandioso di quest'epoca tecnologicamente avanzata ma ancora legata a certi sentimenti romantici e utopistici. Non a caso, l'affondamento della nave più potente del mondo, il Titanic, avvenuto il 15 aprile 1912, è stato considerato come il più bel sogno infranto della Belle Époque.
La borghesia celebrava i risultati raggiunti in pochi decenni di egemonia con Esposizioni universali, in cui si esibivano le ultime strabilianti meraviglie della tecnica; con conferenze di esploratori, missionari, ufficiali, che raccontavano le grandezze e le miserie di mondi lontani, il cui contrasto con l'Occidente inorgogliva gli ascoltatori e li confermava nella loro certezza di appartenere a un mondo superiore, che nulla mai avrebbe potuto incrinare. Tra le potenze europee ogni accordo sembrava possibile, pur di conservare un benessere tanto evidente.
Affrontare la vita con questo spirito significava caratterizzarlo in modo spensierato e positivo. Gli abitanti delle città avevano scoperto il piacere di uscire, anche e soprattutto dopo cena, di recarsi a chiacchierare nei caffè e assistere a spettacoli teatrali. Le vie e le strade cittadine erano piene di colori: manifesti pubblicitari, vetrine con merci di ogni tipo, eleganti magazzini.
Questa mentalità e questo modo di affrontare la vita aveva condizionato anche i settori produttivi. In tutta Europa si erano sviluppate una serie di correnti artistiche giunte a teorizzare che ogni produzione umana poteva divenire un'espressione artistica. Ogni oggetto e ogni luogo diveniva un'elegante decorazione, un motivo floreale, una linea curva e arabesca.
In campo medico e in campo tecnologico l'umanità aveva fatto passi da gigante, si videro le prime automobili, aerei, treni, che poi nella Prima guerra mondiale divennero armi belliche.
Le innovazioni tecnologiche
Quando iniziò il nuovo secolo, Parigi volle celebrarlo con un'incredibile mostra nella quale venivano esposte tutte le innovazioni più recenti: l'esposizione universale del 1889, o “Exposition Universelle”, che consisteva di rappresentare lo sviluppo tecnologico mondiale.
Un ingegnere di nome Gustave Eiffel fu incaricato di costruire un edificio che rappresentasse lo sviluppo scientifico e tecnico dell'Europa. Egli costruì una torre metallica alta circa 320 metri; essa piacque così tanto che non fu smontata, e oggi è diventata il simbolo francese.
Per assistere a questa gigantesca fiera, nel 1900 persone da tutto il mondo sbarcavano in Francia per prendervi parte. La gente ne visitava ogni parte e ne ammirava tutti gli aspetti: scale mobili dette “Tapis roulant”, tram elettrici, si assaggiavano le cento varietà di tè importato dall'India.
Tra il XIX e il XX secolo si scoprirono due fonti di energia: il petrolio e l'elettricità e il loro impiego diede vita alla seconda rivoluzione industriale. Alcuni imprenditori statunitensi furono i primi a scoprire l'utilità del petrolio, così iniziò la corsa all'oro nero.
Circa venti anni dopo fu inventato il motore a scoppio, da allora nacquero le prime industrie automobilistiche (Fiat, 1899). Anche l'uso dell'elettricità cambiò lo stile di vita di molte persone, soprattutto operai che da quel momento potevano lavorare anche di notte costretti a fare pesanti turni di lavoro. Londra fu la prima città ad essere illuminata.
Sinteticamente, si parla di elettricità quando nei conduttori gli elettroni possono muoversi liberamente: si verificano dei fenomeni legati alla corrente elettrica. La corrente elettrica è costituita dal movimento di elettroni che passano in modo ordinato attraverso un conduttore.
La pila, uno dei dispositivi che permette agli elettroni di superare la differenza di potenziale, inventata da Alessandro Volta (1745-1827), alle due estremità aveva situati dei poli (polo positivo + e polo negativo -); il contatto fra i due poli era stabilito mediante un filo di rame. La pila di Volta è stato il primo generatore di tensione.
All'interno della pila ci sono delle sostanze chimiche che reagiscono tra loro e danno parte all'energia che viene trasferita agli elettroni, così si ha la trasformazione in energia cinetica e si manifesta come corrente elettrica.
Nella seconda metà dell'800 venne perfezionato il processo di produzione dell'acciaio, e grazie a questo in Europa e negli Stati Uniti comparvero i primi fabbricati di cemento armato che portarono a costruire grattacieli. Inoltre, vennero ampliate le reti urbane con le ferrovie sotterranee e la rete ferroviaria extraurbana.
In America e in Europa ottenne un grande successo il sistema di comunicazione a distanza come il telefono brevettato dall'americano Bell nel 1876, ad invenzione dell'italiano Meucci, che scarseggiava di denaro. Nel 1901 Guglielmo Marconi fece la prima trasmissione radiotelegrafica attraverso l'Oceano Atlantico.
Pochi anni dopo dall'invenzione dell'automobile ci furono gare di automobilismo, e nel 1906 in Francia ci fu il primo Gran Premio. Alla fine dell'800 nacque l'industria aeronautica, e i fratelli Wright progettarono il primo aeroplano a motore che fu utilizzato anche nella guerra di Libia.
Le condizioni di vita presero a migliorare molto, e si crearono nuovi problemi: il tempo libero. In questo periodo si diffusero molto gare sportive. Nel 1910 negli Stati Uniti sorse Hollywood, la capitale del cinema.
L'Europa era in pace da trent'anni (dal 1870 circa), cioè da quando la Germania aveva inaugurato un'industrializzazione e sviluppo che venivano garantite da una nuova politica di equilibrio. Nessuno pensava più, quindi, che la guerra potesse devastare ancora il mondo; perciò nel 1896 ebbero luogo le prime Olimpiadi, che da allora si svolsero ogni quattro anni.
Società, lavoro e consumi
Il periodo che va dal 1895 al 1914 fu caratterizzato da un periodo di euforia e frivolezza: la Belle Époque era nel massimo del suo splendore. Resta inteso che la Belle Époque era tale solo per chi se la poteva permettere.
Il progresso aveva infatti un prezzo: il benessere di alcuni si basava sul disagio di moltissimi altri; innanzitutto dei popoli colonizzati, secondariamente del proletariato operaio e contadino. Quest'ultimo tuttavia, soprattutto quello operaio, durante la Belle Époque cominciò a godere di qualche vantaggio, non solo grazie alle proprie durissime lotte, ma grazie anche alla logica stessa dell'economia del mercato.
Inoltre un imprenditore statunitense, Frederick Taylor, elaborò un sistema di produzione, noto come Taylorismo, volto a sfruttare al meglio il lavoro operaio; esso poneva le sue basi su una rigida divisione del lavoro, a seconda delle diverse fasi di fabbricazione di un prodotto.
Con ciò, ciascuna fase era affidata ad un determinato gruppo di lavoratori, assegnati ad un'unica e determinata mansione. Il complesso di differenti e molteplici azioni singole, svolte in un'ordinata frequenza infinite volte, avrebbe permesso di giungere più velocemente ad un risultato ottimale: nasceva così la catena di montaggio.
L'idea di Taylor era sulla divisione del lavoro, cioè ogni operaio doveva svolgere un particolare lavoro. Nei primi anni del Novecento la teoria di Taylor fu messa in atto da Henry Ford che nel 1903 fondò la Ford Motor Company.
In base a questa logica infatti se si vuole guadagnare di più bisogna produrre e vendere di più. Ma per aumentare le vendite è necessario che masse sempre più estese abbiano sempre più denaro per comprare.
Gli imprenditori, quindi, man mano che la produzione scendeva, accettarono di concedere aumenti dei salari, facendo salire il reddito pro capite nei paesi sviluppati.
Dopo aver creato nuovi mercati nelle colonie, costringendole ad acquistare dall'Occidente i prodotti lavorati, quindi, misero anche in moto una crescita esponenziale dei loro mercati interni, ponendo le basi per una vera e propria società di consumatori.
Per realizzare compiutamente questo allargamento del mercato si provvide anche rapidamente alla crescita della distribuzione; beni di consumo che prima erano prodotti artigianalmente e venduti da piccoli commercianti al dettaglio cominciarono a essere offerti da una rete commerciale sempre più ampia.
Si moltiplicarono i grandi magazzini, furono incrementate la vendita a domicilio e per corrispondenza, furono trovate nuove forme per il pagamento rateale, che indebitava le famiglie, ma nel contempo rendeva accessibili ai meno abbienti una quantità prima impensabile di prodotti costosi.
In appoggio a questa massiccia strategia di vendita nasceva la pubblicità, che cominciava ormai a riempire i muri delle città e le pagine dei giornali.
Comunque, molti lavoratori persero il lavoro proprio a causa delle lotte e degli scioperi per ottenere piccoli vantaggi, mentre altri venivano ancora sfruttati, insieme a donne e bambini.
Non sarebbe corretto però parlare della Belle Époque solo in termini entusiastici: come abbiamo sopra accennato, non tutti i paesi godevano della prosperità generale né tutte le classi sociali ovunque potevano permettersi un buon tenore di vita.
In Italia, dove l'industrializzazione stentava a decollare per mancanza di capitali e di materie prime, molti cittadini dovettero scegliere la via dell'emigrazione.
Ma in altri stati europei, dove l'industria aveva esercitato un influsso positivo sull'economia, la popolazione giovanile aumentò sino a triplicarsi.
Si diffondevano intanto il marxismo e il socialismo, che avrebbero provocato la rivoluzione russa e molti altri cambiamenti nel mondo, mentre oltreoceano gli Stati Uniti d'America consolidavano la loro potenza economica.
Il Titanic e la fine della Belle Époque
Erano tempi di grandi mutamenti, ma qualche battuta d'arresto suonava campanelli d'allarme. I grandi capitalisti erano presi da un delirio di onnipotenza, l'uomo, fiducioso nelle sue capacità inventive che riteneva illimitate, osava l'inosabile.
Il 31 maggio 1911 usciva dai cantieri navali di Belfast la più grande nave realizzata – un transatlantico – destinata a varcare l'Oceano per recarsi in America.
Tutto il bel mondo e la gente che contava, i ricchi che potevano permetterselo, avevano prenotato un posto su quel mitico piroscafo che avrebbe attraversato l'Atlantico come un albergo galleggiante di categoria superiore. Nulla mancava per la felicità e la comodità dei passeggeri.
Il piroscafo poteva ospitarne 3.320. Per il viaggio d'inaugurazione, però, ne aveva imbarcato solo 2.201.
Il Titanic lasciò l'Inghilterra accompagnato da mille sirene di navi e battelli che gli facevano corona, mentre migliaia di persone si affollavano sul molo per salutare e vederlo partire.
Sulla nave, un tripudio di eleganza, di belle donne e di gentiluomini, feste da ballo e cene organizzate da cuochi famosi.
Ma nella notte il Titanic si scontra, nell'oscurità, con un enorme iceberg che ne squarcia la chiglia e che lascia poco tempo per salvarsi: ci si accorge troppo tardi che quella meraviglia della tecnica del tempo non ha un numero sufficiente di scialuppe di salvataggio.
Infatti la nave ne possedeva solo 20, sufficienti per 1.178 persone.
Alcuni, ma non tutti, si salvarono. Sugli altri si chiusero le nere acque dell'Oceano.
Non è esagerato dire che la Belle Époque cominciò a finire allora.
Dopo alcuni anni scoppiava la Prima guerra mondiale, ma lo spirito di un'epoca felice era già svanito, duramente colpito dalla constatazione che la felicità è caduca, e che la natura umana ha dei limiti invalicabili.
Quel che restava della nobiltà e l'alta borghesia continuarono a frequentare le località alla moda, a spendere denaro per creare l'illusione di una felicità basata sul lusso e sulla ricerca del piacere. Ma oramai il secolo XX volgeva altrove il suo sguardo e gli anni straordinari della grande illusione erano finiti.
La Belle Époque era stata come l'infanzia felice ed ignara che gode del bello e del nuovo senza chiedersi troppi perché: ma la dura realtà della guerra travolse l'innocenza e inasprì gli animi.
L'umanità era diventata suo malgrado adulta e lo spettacolo della realtà era mutato, costringendo gli uomini a rimpiangere un'epoca felice passata per sempre.
La questione femminile
L'origine del movimento femminista risale all'epoca della Rivoluzione francese, alle petizioni inviate da Marie-Olympe de Gouges (1748-1793) all'Assemblea costituente e alla spietata repressione dei primi club femminili ordinata da Robespierre (1793); il tema del suffragio femminile acquistò rilievo nel dibattito intellettuale solo verso la metà dell'Ottocento, in coincidenza con l'emergere del principio di indipendenza economica della donna.
Il movimento delle Suffragette sorse in Gran Bretagna alla fine dell'Ottocento per ottenere il suffragio elettorale femminile. Pronunciamenti in favore del voto femminile si erano avuti in Francia e in Inghilterra alla fine del secolo XVIII (1700), ma un movimento di donne nacque in Inghilterra solo nel secolo successivo.
Ottenuto il voto municipale (1869) e di contea (1880), esso si pose l'obiettivo del voto per il parlamento. Antesignane della battaglia per l'emancipazione furono le statunitensi che nella Convenzione di Seneca Falls (1848) avanzarono per prime la richiesta del diritto di voto alle donne.
Al termine di una dura campagna di sensibilizzazione dell'opinione pubblica orientata, a partire dal 1889, dall'International Council of Women, il suffragio delle donne statunitensi fu riconosciuto solo nel 1920.
In Gran Bretagna, il processo fu più rapido. Ammesse al voto per i consigli municipali (1869) e per i consigli di contea (1880), le inglesi, che fin dal 1867 avevano rivendicato la completa parità di diritti politici, furono protagoniste di una battaglia assai violenta, guidata dalla Women's Social and Political Union (1903), la cui leader fu Emmeline Pankhurst.
Il movimento delle suffragette si dimostrò ben presto un'associazione assai attiva e radicale: furono organizzati cortei, conferenze, petizioni, che talvolta sfociarono in disordini, causando arresti e condanne, cui le imputate reagirono con un celebre “sciopero della fame”.
Nel 1907 le donne furono dichiarate eleggibili alla carica di sindaco, ma solo nel 1918 ottennero il voto politico, che tuttavia fu esercitato in condizione di piena parità con gli uomini.
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