Tesina finale Salvatore Celentano III B
L’articolo 1 della Costituzione afferma che: “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”, quindi il lavoro è sempre stato considerato un elemento fondamentale nella società civile. Ufficialmente i datori di lavoro rispettano le leggi in materia di lavoro ma la realtà è ben diversa, soprattutto nel meridione, dove c’è tanto lavoro nero, mancanza di sicurezza e tante paghe di molto inferiori a quello che dovrebbero essere.
Certo le condizioni dell’operaio non sono più quelle drammatiche che c’erano quando si è sviluppata la rivoluzione industriale, quando l’orario di lavoro poteva prolungarsi fino alle 18 ore in ambienti malsani, con temperature tra i 26 e i 30 gradi che sviluppavano febbri contagiose, con molti infortuni gravi e con lo sfruttamento di donne e bambini perché potevano essere pagati con salari ridotti; ovviamente moltissimi bambini assunti ad 8 anni arrivati ai 15 morivano.
Eppure nonostante queste condizioni disumane erano tanti i contadini che verso la metà del XVIII° sec. abbandonavano le campagne inglesi per cercare lavoro nelle fabbriche che erano sorte nelle vicinanze delle città; in effetti è proprio tra la metà del XVIII° sec. e l’inizio del XIX° che nasce e si sviluppa in Inghilterra la Rivoluzione Industriale, considerata un “evento epocale” senza precedenti per la svolta storica della civiltà e dell’economia occidentale.
Questo grande fenomeno avviene in Inghilterra per diversi motivi:
- 1. Fino agli inizi del XVIII° sec. vigeva il sistema degli openfield, cioè campi aperti nei quali i contadini potevano andare a lavorare liberamente, in seguito vennero applicate le enclosures, cioè la chiusura di questi appezzamenti di terreno, sicché molti contadini si trovarono senza lavoro e decisero di migrare nelle città dove stavano sorgendo le fabbriche;
- 2. La pace di Utrecht del 1713 aveva messo fino a due anni di guerre per le successioni in tutta Europa e quindi la situazione di equilibrio consente all’Inghilterra di utilizzare i propri capitali non più nell’industria bellica ma in quella industriale; inoltre firmando questa pace l’Inghilterra aveva ottenuto anche il monopolio della tratta degli schiavi per l’America per cui divenne la nazione più ricca d’Europa;
- 3. La flotta inglese era la prima al mondo, non soltanto in campo militare ma anche mercantile;
- 4. La colonizzazione di zone dell’America settentrionale aveva permesso di importare tabacco e cotone, quest’ultimo utilizzato nell’industria tessile;
- 5. Non si pagavano dazi all’interno dell’Inghilterra a differenza di quanto avveniva ad esempio in Italia, quindi il mercato era omogeneo perché i prezzi dei prodotti non si “gonfiavano”;
- 6. Il territorio inglese essendo per la maggior parte pianeggiante, facilitava la costruzione di fabbriche e anche i trasporti erano agevolati;
- 7. L’Inghilterra aveva un atteggiamento molto aperto nei confronti delle nuove “invenzioni tecniche”, infatti a differenza di quello che avveniva nel resto dell’Europa, gli inventori ottenevano facilmente i finanziamenti per realizzare i loro progetti.
Queste innovazioni tecnologiche furono subito applicate nel nuovo sistema industriale che prevedeva l’utilizzo di operai nelle fabbriche e la sostituzione delle fonti di energia tradizionale (animali, vento e acqua) con fonti combustibili (carbone); queste permisero l'introduzione della macchina a vapore, l'invenzione più importante, quella che rivoluzionò a fondo la vita economica e sociale dell'Inghilterra prima, dell'Europa e del resto del mondo poi, in quanto produceva energia costante in ogni luogo, indipendentemente dalla presenza di forze naturali.
Numerosi scienziati avevano già cercato di sfruttare l'energia derivata dall'ebollizione dell'acqua. Alla fine del 1600 il lavoro nelle miniere inglesi stava diventando impossibile a causa dell'acqua che invadeva le gallerie, sempre più profonde. Thomas Savery fu il primo a tentare di risolvere questo problema usando il vapore: nel 1698 a Savery venne concesso il brevetto per la sua macchina chiamata "L'Amico del minatore" capace di "tirare su l'acqua col fuoco".
"L'amico del minatore” di Savery” (1699)
Con vapore a bassa pressione la macchina di Savery non era efficiente e questo fu il suo limite.
Le caldaie, i tubi e i cilindri dell'epoca, essendo saldati a stagno, non erano quindi in grado di resistere alle forti pressioni richieste per spingere l'acqua alle altezze utili per le miniere. Nonostante molti sforzi per migliorarla, la macchina di Savery fu poco impiegata e ben presto abbandonata.
Nel 1681 il francese Denis Papin aveva inventato la pentola a pressione, che sfruttava la forza generata dal vapore per ottenere un movimento. Trent'anni dopo un fabbro inglese, Thomas Newcomen, sviluppò l'idea di Papin per costruire una pompa idraulica in grado di eliminare l'acqua dalle miniere. Newcomen aveva concepito l'idea di far muovere un pistone in un cilindro per mezzo della pressione atmosferica, grazie al vuoto creato sotto di esso dalla condensazione del vapore. La macchina di Newcomen fu la prima ad avere successo e trovò largo impiego anche fuori dell'Inghilterra.
(Modellino della macchina di Newcomen)
Fu però l'ingegnere scozzese James Watt, nel tentativo di perfezionare la macchina di Newcomen, a costruire la prima vera macchina a vapore. Nel 1763 infatti era stato incaricato di riparare un modellino della macchina a vapore di Newcomen che non voleva funzionare. Dopo un attento studio Watt capì che il modellino consumava più vapore di quello che la caldaia produceva.
Watt si rese anche conto che l'enorme consumo era dovuto al continuo raffreddamento del cilindro. A Watt venne in mente che, se si apriva una comunicazione tra il cilindro contenente vapore e un recipiente vuoto, essendo il vapore un fluido elastico, sarebbe penetrato immediatamente nel recipiente vuoto fino a quando non si fosse raggiunto l'equilibrio. Se il recipiente fosse stato tenuto molto freddo il vapore si sarebbe condensato.
Nel 1769 Watt chiese e ottenne il brevetto per "un nuovo metodo per diminuire il consumo di vapore e combustibile nelle macchine a vapore" e negli anni seguenti perfezionò di più il suo lavoro fino a quando realizzò una macchina a vapore interamente in ferro che utilizzava come combustibile il carbone, perciò rese possibile la sostituzione dei materiali di base che da sempre venivano usati (il legno e l'acqua).
La macchina a vapore di J. Watt
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