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Premessa

Il motivo che mi ha spinto a trattare del concetto di “ricerca interiore” attraverso l’analisi di vari autori, opere e movimenti artistici nasce dalla lettura del libro “La Coscienza di Zeno”. L’aspetto che più mi ha affascinato di questo romanzo è stato come l’autore ha saputo indagare a fondo nell’animo del protagonista, descrivendo tutti gli aspetti, anche quelli più nascosti e contraddittori.

Svevo ha saputo portare alla luce problematiche esistenti anche nella nostra società moderna, infatti risulta semplice immedesimarsi in Zeno, nei suoi problemi e nella sua “guerra personale” contro l’inettitudine.

Da qui è nata la curiosità di conoscere ciò che influenza e regola le nostre decisioni, i nostri comportamenti, i nostri desideri, vale a dire l’inconscio.

Luogo più intimo e segreto della nostra psiche, in cui la dimensione spazio-temporale assume una configurazione del tutto diversa; sede delle emozioni, della memoria inconscia, responsabile del pensiero creativo e dei sogni; sede degli istinti, degli impulsi e dell’intuito.

È stato interessante vedere come gli artisti del primo ’900 abbiano sviluppato attraverso l’uso delle parole, della scrittura, dell’arte tecniche innovative per conoscere, rappresentare ed esprimere la realtà più profonda dell’uomo, il reale funzionamento della mente dove i pensieri sono privi di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione.

Introduzione

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento assistiamo a nuove acquisizioni scientifico-filosofiche come la psicoanalisi di Freud, la teoria della relatività di Einstein, la concezione del tempo interiore di Bergson che determineranno la perdita di ogni certezza nell’uomo. Tale crisi nasce dal rifiuto delle certezze del Positivismo, si diffondono infatti nuove proposte interpretative della realtà che non è più considerata compatta e conoscibile, ma complessa, contraddittoria e inafferrabile. Si introducono le dimensioni della soggettività e dello scavo interiore, per portare alla luce la condizione esistenziale dell’individuo utilizzando in letteratura tecniche innovative come il monologo interiore e “il flusso di coscienza”.

L’attenzione dello scrittore si sposta dall’esterno verso l’interno del personaggio, analizzandone la parte più interna, intima e nascosta come vediamo in Svevo con il romanzo “La coscienza di Zeno”, in Proust con il romanzo “A’ la recherche du temps perdu”, e in Joyce con “Eveline”. 1

Troviamo l’influenza di tali concezioni anche nell’arte. In un periodo caratterizzato da tensioni politico-sociali legate all’imminente scoppio della Grande Guerra gli artisti del primo Novecento si mossero a favore di un’arte che esprimesse il disagio umano, la dimensione interiore ed emotiva del pittore, stravolgendo i tradizionali canoni pittorici di forma e di colore. Tale movimento è l’Espressionismo, di cui analizzerò l’astrattismo con Kandinsky, il Fauvismo con Matisse, ed infine il Surrealismo con Dalí.

Henri Bergson (1859-1941)

Bergson nel suo Saggio sui dati immediati della coscienza (1889) si augurava “l’avvento di un nuovo romanziere, che riuscisse a lacerare la tela abilmente tessuta dal nostro “io” convenzionale”, per mostrarci in tutta la loro profondità le ragioni complesse, spesso ambigue e contraddittorie, dell’agire dell’uomo. Egli si riferiva alle precedenti convenzioni narrative, che coprivano e nascondevano la dimensione più intima della coscienza. Egli rifiutava la concezione positivistica della realtà sostenendo invece l’inesauribile e inafferrabile vitalità dell’esistenza.

Egli elaborò la tesi sul perenne fluire e mutare dell’esistenza, che influenzerà le poetiche dei maggiori narratori italiani e non.

Bergson discusse i presupposti e gli esiti della teoria della relatività nell’opera “Durata e simultaneità” (1922). La questione centrale dell’opera riguarda il tempo che, dopo la grande rivoluzione teorica formulata da Einstein, sembra dover rinunciare alla propria unità e indivisibilità. Egli, infatti, distingue il Tempo della Scienza e il Tempo della Vita o Coscienza. Il Tempo della Scienza ha come caratteristica fondamentale quella di essere costituito da momenti che si distinguono solo quantitativamente. Esso è misurabile, astratto ed esterno rispetto all’uomo, è statico. Ciò che esprime il flusso inarrestabile della vita è invece il Tempo della Coscienza, nel quale i momenti si distinguono sia quantitativamente che qualitativamente, perciò sono unici e irripetibili. Esso è creativo e mutevole, è interiore all’uomo e dinamico poiché ogni elemento va a compenetrarsi con quello precedente, costituendo così il risultato definitivo che non è mai uguale a se stesso ma sempre in via di sviluppo:

Per un essere cosciente, esistere significa mutare, mutare significa mutarsi, mutarsi significa creare indefinitamente se stesso. La realtà è tempo, ma non il tempo astratto di cui parla la fisica, ma durata, fluire continuo dell’esistenza, divenire senza sosta, pura irreversibilità. Per la coscienza un attimo può durare un’eternità, altri attimi invece sembrano talmente veloci da non potersi nemmeno ricordare.

Bergson paragona il fluire dell’esistenza all’arrotolarsi di un filo su un gomitolo: il nostro passato ci segue, ci costruisce e la memoria del passato costruisce noi stessi. Attendiamo il futuro e ricordiamo il passato: il presente non esiste.

In realtà il passato [..] ci segue, tutt’intero, in ogni momento: ciò che abbiamo sentito, pensato, volto sin dalla prima infanzia è là, chino sul presente che esso sta per assorbire in sé, incalzante alla porta della coscienza, che vorrebbe lasciarlo fuori [..] Talvolta qualche ricordo non necessario riesce a passar di contrabbando per la porta socchiusa; a questi messaggeri dell’inconscio ci avvertono del carico che trasciniamo dietro a noi senza averne consapevolezza

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H. Bergson, L’evoluzione creatrice

La Memoria Pura, secondo Bergson, coincide con la coscienza che registra automaticamente tutto ciò che accade, anche ciò di cui non abbiamo consapevolezza.

Il Ricordo o Immagine è la materializzazione, ad opera del cervello, di un evento del passato. Tuttavia questa materializzazione non avviene sempre e ciò spiega il fatto che la coscienza, pur essendo memoria, non sia necessariamente ricordo. Anzi quella che noi generalmente chiamiamo memoria (cioè il Ricordo/Immagine) è solo una piccola parte della memoria complessiva (cioè la memoria pura, che corrisponde all’inconscio di Freud). Il cervello trasforma in immagini-ricordo solo ciò che serve all’azione, mantenendo nell’inconscio la massima parte del passato. Per questo Bergson evidenzia paradossalmente che la memoria è più oblio che ricordo. Ciò che invece seleziona i dati da trasformare in Ricordo è la Percezione.

Sigmund Freud (1856-1939)

La psicoanalisi sarebbe stato lo strumento con il quale si sarebbe compiuto il compito di “lacerare la tela abilmente tessuta dal nostro io convenzionale”, per scoprire una più autentica dimensione della natura umana. Indagando in questa regione oscura dell’apparato psichico umano può essere acquisita l’interpretazione e spiegazione razionale dell’intera personalità umana.

Secondo Freud, il rapportarsi dell’uomo con il tempo ha una successione cronologica soltanto a livello dei processi coscienti. In altre parole, il flusso cronologico del tempo si realizza unicamente nell’attività cosciente dove conserva i suoi momenti distinti l’uno dall’altro. Nel mondo dell’inconscio viene meno qualsiasi successione temporale ordinata ed i diversi momenti temporali emergono mescolati insieme.

Freud dimostra che una larghissima parte della nostra psiche resta irraggiungibile dalla “volontà”, o, comunque, dalla mente consapevole; questa parte, l’inconscio appunto, agisce attraverso impulsi, desideri, angosce, ansie, avversioni, che sono caratterizzati da un certo grado di tensione, più o meno alto, ma costantemente presente.

Nell’analisi dei suoi pazienti, Freud notò subito come le nevrosi non avessero origine fisica, individuabile in una “lesione” organica, ma in un “contrasto”, per così dire, “mentale”. Freud formulò, in estrema sintesi, una teoria “stratificata” della personalità, in cui coesistono e si compensano (con più o meno equilibrio) livelli diversi: un Io (ego) cosciente, che ci dà la percezione di noi stessi e dei nostri motivi razionali.

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Sintesi

Introduzione ricerca interiore, tesina

La seguente tesina di maturità tratta il tema della ricerca interiore.

Il motivo che mi ha spinto a trattare del concetto di “ricerca interiore” attraverso l’analisi di vari autori, opere e movimenti artistici nasce dalla lettura del libro “La Coscienza di Zeno”. L’aspetto che più mi ha affascinato di questo romanzo è stato come l’autore ha saputo indagare a fondo nell’animo del protagonista, descrivendo tutti gli aspetti, anche quelli più nascosti e contraddittori.

Svevo ha saputo portare alla luce problematiche esistenti anche nella nostra società moderna, infatti risulta semplice immedesimarsi in Zeno, nei suoi problemi e nella sua “guerra personale” contro l’inettitudine.

Collegamenti

Ricerca interiore, tesina

  • Filosofia - Bergson, Freud, Einstein
  • Italiano - Italo Svevo, La coscienza di Zeno
  • Inglese - James Joyce, Eveline
  • Francese - Marcel Proust, A la recherche du temps perdu
  • Tedesco - Expressionismus, Kandinsky
  • Francese - Fauvisme, Matisse
  • Arte - Surrealismo, Dali
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