Liceo ginnasio statale “M. Gioia”
10 motivi per cui vale la pena vivere
Studente: Quatrale Francesco
Classe 5^ Ling. C
Anno scolastico 2010-2011 1
10 motivi per cui vale la pena vivere
“L’elenco delle cose per cui vale la pena vivere è un esercizio fondamentale per ricordarsi ciò di cui siamo fatti. Una carta costituente di noi stessi.”
È quanto scrive Roberto Saviano nella prefazione al suo libro Vieni via con me. Ispirandosi alla scena del film “Manhattan” di Woody Allen, scrive i suoi dieci motivi. Sceglie di affidarsi alle cose semplici e confida nella capacità del lettore di andare al di là, di cogliere l’immensità e la bellezza che sta dietro questi “piccoli” dieci motivi.
Dice che “gli piacerebbe passare il tempo ad ascoltare cosa scrivono le persone, le dieci cose che danno senso alla loro vita”.
Così, sulle pagine di Repubblica e sul web, invita tutti ad inviare al quotidiano i dieci motivi, “… quelli pensati in un attimo o quelli ragionati in molte ore, elenchi drammatici o piuttosto leggeri…”.
Afferma che “… i dieci motivi sintetizzano i valori universali, morali, i piaceri più piccoli, i dettagli più privati … sono un emblema dell’Italia di oggi, di noi tutti.”
Accettando questo invito, ho provato a stilare una mia lista, dapprima per gioco e per curiosità, ma poi tutto ciò mi ha fatto riflettere. In un mondo in cui ci si affanna a cercare la felicità pensando che la si trovi nella ricchezza e nel benessere, mi sono reso conto che forse sono i motivi più piccoli, i più semplici che danno un senso alla vita e che ci aiutano a superare le difficoltà.
Con questa tesina vorrei dimostrare come, da sempre, l’uomo ha cercato negli affetti più cari, nella bellezza della natura, nella semplicità della vita quotidiana un “rifugio” ai momenti più bui, un motivo per cui la vita vale la pena di essere vissuta. 2
E così la gioia della vittoria dell’Italia, nei mondiali di calcio del 1934 e del 1938, ha aiutato le persone ad evadere dai crescenti problemi sociali, politici, economici. Così il ricordo di un momento felice, come “svegliarsi una mattina con l’odore della pizza fritta” ti aiuta a comprendere che anche le cose più semplici sono quelle per cui vale la pena vivere.
Ecco il mio elenco.
Ecco le dieci cose per cui, per me, vale la pena vivere:
- 1. Urlare ancora una volta “Campioni del mondo!”
Storia – Calcio e Fascismo
- 2. Camminare lungo le scogliere delle isole Aran
Inglese - John Millinton Synge “The Aran islands”
- 3. Viaggiare per conoscere il mondo che mi circonda
Spagnolo - Federico García Lorca “Impresiones y Paisajes”
- 4. Svegliarsi una mattina d’estate con l’odore della pizza fritta
Francese - Proust “A’ la recherche du temps perdu”
- 5. L’affetto degli amici più cari, sapere di essere importante per loro, come loro lo sono per me
Francese - Antoine de Saint-Exupéry “Le petit prince”
- 6. Fare l’amore sotto una pioggia di stelle
Italiano - D’Annunzio “La pioggia nel pineto” 3
- 7. Giocare a tombola con tutta la famiglia
Italiano - Pascoli “Nebbia”
- 8. L’infinita bellezza e pazienza dell’Irpinia riprodotta nei quadri di mio nonno
Inglese e arte - Gombrich cap.25 Constable
- 9. Perché di morire non vale la pena
Filosofia – Nietzsche
- 10. Vedere che ci sono 1000 motivi per cui vale la pena vivere, altro che dieci
Urlare ancora una volta “Campioni del mondo!”
“Campioni del mondo!”
Una frase che a scriverla fa sudare la mano.
È proprio vero, le gioie più grandi sono quelle che non ti aspetti: il quarto mondiale della storia del calcio italiano ha unito il nostro paese da Nord a Sud facendoci sentire, come poche volte accade, fieri di essere italiani.
Italiani popolo di tifosi, 4
Il calcio, sport nazionale per antonomasia
Il rapporto privilegiato dell’Italia con il pallone si consolida nel corso del Ventennio fascista, avendo il regime compreso la forza che poteva esercitare sulle masse uno sport come il calcio.
Calcio e Fascismo
Nel saggio “Calcio e Fascismo”, Simon Martin indaga le strategie attraverso cui gradualmente il calcio si trasforma da passatempo quale era in un semplice strumento privilegiato per la costruzione di un’identità nazionale fiera e orgogliosa. La sua natura, secondo il Duce, lo rendeva capace di esaltare il popolo, di coinvolgere ampi e diversificati gruppi sociali, educando ai valori predicati dal regime.
Il calcio, insieme a tutte le altre attività sportive, avrebbe riempito il tempo libero e tenuto lontano i giovani dai crescenti problemi sociali, politici, economici.
A partire dal 1926, infatti, il calcio venne sfruttato in patria per distogliere l’attenzione dai contrasti politici e sviluppare il senso dell’identità italiana, mentre all’estero divenne uno strumento diplomatico per migliorare la posizione del regime a livello internazionale.
“Lo sport abitua gli uomini alla lotta in campo aperto”: così Mussolini concepiva il senso della pratica sportiva e il calcio rappresentò per il regime un’ottima occasione per esprimere la propria idea di società, in cui i singoli bisogni degli individui sono sottomessi a quelli della massa collettiva, guidata dalla figura del capo.
I calciatori azzurri fascisti erano coloro che davano prova di eroismo, sacrificio e dedizione alla causa della squadra nazionale.
Così “La Gazzetta dello Sport” alla vigilia dei Mondiali di Francia del 1938:
“Le maglie azzurre sono diventate, in tutti i campi, simbolo di capacità di destrezza, di ardore, di affermazione. Il numero dei successi singoli si fonde nella luminosa vastità del successo d’insieme e all’estero la nostra superiorità è riconosciuta, ammirata e invidiata”.
Il calcio era comunque diventato un elemento costante della vita di ogni italiano, animava le sue domeniche a tal punto che non si è in grado di stabilire quanto la gente avesse aderito al fascismo per convinzione o tramite il calcio, visto che la partecipazione non può essere considerata da sola elemento di consenso o meno.
Il culmine di questa politica del consenso furono i campionati e soprattutto i Mondiali e le Olimpiadi. 5
La Nazionale vinse i Mondiali nel 1934 da nazione ospitante e fu non solo l’occasione per mostrare al mondo i progressi e la potenza del calcio italiano, ma anche per esibire la gamma intera delle capacità del regime, organizzando alla perfezione la manifestazione.
L’apice di questa macchina organizzativa fu la festa per la vittoria finale, giocata allo stadio Olimpico di Roma davanti a cinquantamila spettatori, preparati a cantare inni fascisti, sventolando fazzoletti sui quali era stampato il nome del duce.
L’Italia conquistò anche la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Berlino del 1936 e confermò il titolo di campione del mondo nel 1938 in Francia.
Walking along the cliffs of the Aran Islands 6
The Aran islands are a group of three islands located on the west coast of Ireland. I went there last summer on holiday with my family and I remained fascinated, not only by the fantastic landscape, that is visible from the high cliffs, but in particular by the roughness and primitive life of the islands.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.