Indice tesina
Capitolo 1: Sport nell’Italia fascista
Opera Nazionale Balilla e Gioventù Italiana del Littorio
1.1. Propaganda: Costruire il volto nuovo della nazione
1.2. Il Fascismo ipnotizzò l’Italia con un pallone
1.3. Ciclismo: Learco Guerra
1.4. Boxe: Primo Carnera
1.5.
Capitolo 2: Sport nella Germania nazista
La leggenda di Owens
2.1. Germania - Stati Uniti
2.2.
2.3. L’Italia domina nel calcio e nella scherma
2.4. Medagliere prime 20 classificate
Capitolo 3: Sport nella Russia socialista
3.1. Doping: L’arma per vincere
3.2. Le conseguenze del doping
Capitolo 4: 1984: PLOT
4.1. Big Brother main features
4.2. Definition of Totalitarism
4.3. Comparison of the Big Brother and the totalitarian regimes of the 1900s
Capitolo 5: Arte fascista
5.1. Il ritorno all’ordine
5.2. L’arte del consenso
5.3. Le leggi razziali
5.4. Brigate nere
5.5. Chiamata alle armi
5.6. Banditi e ribelli ecco la vostra fine
Capitolo 6: Seneca: L’orribile spettacolo del circo
Bibliografia:
Sitografia: 0
1. Sport nel Fascismo
Le dittature ed i regimi totalitari hanno sempre sfruttato l’attività fisica e lo sport sia ai fini della preparazione paramilitare e militare sia a fini propagandistici ideologico-politici.
Negli anni del ventennio fascista il regime si appropria della ginnastica e dello sport facendone un formidabile strumento di propaganda politica, veicolo per quel "consenso autoritario di massa" sopra il quale fondare il suo potere.
Con la riforma del 1923 di Giovanni Gentile (Ministro della Pubblica Istruzione dal 1922 al 1924) la preparazione fisica dei giovani viene affidata prima all’Opera Nazionale Balilla e poi alla G.I.L. (Gioventù italiana del Littorio).
La ginnastica e lo sport godono in quegli anni di un’importanza ed un prestigio mai avuti prima, e gli italiani in molti sport, quali il calcio, la ginnastica, l’atletica, la scherma, il canottaggio e gli sport equestri, Figlio della Lupa primeggiano a livello mondiale. L’educazione fisica diviene una materia obbligatoria e fondamentale nella Scuola; ovunque si costruiscono palestre ed impianti sportivi.
L’educazione paramilitare costituiva una parte fondamentale della pedagogia fascista. I bambini venivano iscritti a 4 anni ai "Figli della Lupa", da 8 a 14 anni ai "Balilla", da 14 a 18 agli "Avanguardisti" e oltre i 18 anni alla "Gioventù Fascista". Parallelamente le formazioni femminili erano le “Piccole italiane” e le “Giovani italiane”. 1
Piccole italiane Giovani italiane
Le attività ginniche e sportive erano state quindi militarizzate e, lungi dall’essere formative, trasmettevano "valori" imposti dal regime e cioè spirito nazionalista, audacia, addestramento paramilitare, elevazione morale, fiducia in sé, alto senso della disciplina e del dovere. Ovunque si preparavano e si organizzavano manifestazioni, saggi ginnici e parate che venivano chiamate "adunate", nelle quali si esibivano i livelli di preparazione fisica raggiunti.
Divise, marce, esercitazioni, disciplina erano gli strumenti per la formazione dell’“italiano nuovo” voluto da Mussolini.
1.1. Opera Nazionale Balilla e Gioventù Italiana del Littorio
L’Opera Nazionale Balilla (ONB) aveva il compito di curare l’educazione fisica e morale della gioventù italiana, "formare la coscienza e il pensiero di coloro che saranno i fascisti di domani".
La stragrande maggioranza dei bambini italiani era iscritta volente o nolente all’O.N.B. che dal 1° ottobre 1938, già trasformata in Gioventù Italiana del Littorio (G.I.L.), passò alle dirette dipendenze del Partito e con essa tutte le scuole.
I giovani maschi italiani, in questo periodo, vengono preparati ad affrontare prove di coraggio, di resistenza alla fatica, per forgiare il carattere, e di lotta. Soprattutto viene inculcato loro il senso della disciplina e dell’obbedienza secondo il motto fascista "credere, obbedire, combattere". Anche i bambini imparano le manovre militari ed a marciare, e vengono addestrati ad imbracciare il fucile di legno.
Le giovani ragazze invece vengono preparate a diventare mogli e madri prolifiche. Il fine del matrimonio è la procreazione (dovevano far nascere il maggior numero di figli, possibilmente maschi, per incrementare numericamente le file dell’esercito italiano). Per questo per le ragazze vengono previste esercitazioni atte a migliorare l’armonia dei movimenti e la flessuosa. Dovevano insomma essere attraenti e desiderabili per potersi sposare presto e diventare così mogli sane, robuste e prolifiche.
Negli ultimi anni del regime si diventava figli della lupa e cioè fascisti al momento stesso della nascita con l’iscrizione all’anagrafe. Ognuno aveva una divisa, partecipava alle adunate; il sabato pomeriggio sottratto al lavoro e chiamato perciò «sabato fascista» rappresentava lo
Manifesto Gioventù Italiana del Littorio spazio per le manifestazioni di partito. Lo sport con i saggi ginnici era uno dei campi di maggior impegno per tutta l’organizzazione di partito. Nei reparti maschili già i balilla disponevano di un moschetto, riproduzione in scala ridotta del famoso fucile modello ’91 dei fanti italiani nella prima guerra mondiale, per l’addestramento militare.
1.2. Propaganda: costruire il volto nuovo della nazione
La stampa fu sottoposta via via ad un crescente controllo e subì un processo di progressiva fascistizzazione. Tuttavia per Galeazzo Ciano, Ministro per la Propaganda, il controllo della stampa non era sufficiente al regime in un paese come l’Italia in cui i giornali sono poco diffusi e non raggiungono le grandi masse popolari. Nel maggio 1937 il ministero della Propaganda assunse la nuova denominazione di Ministero per la Cultura Popolare: con il termine "popolare" si vuole sottolineare appunto un’attenzione e un impegno non riservato agli intellettuali, ma rivolto alle masse per una vera rivoluzione culturale. Radio, cinema e arte diventano gli strumenti di questa rivoluzione. Le opere del
Esempio di propaganda regime sono esaltate e propagandate con ossessiva insistenza dai notiziari dell’Istituto Luce: nuove strade, interventi urbanistici, bonifica di terre malsane, ecc. Mussolini attirò a sé specifici settori della cultura e dell’intrattenimento quali strumenti per costruire il volto nuovo della nazione e dell’identità del Paese
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1.3. Il Fascismo ipnotizzò l’Italia con un pallone
Il rapporto privilegiato dell’Italia con il pallone si consolida nel corso del Ventennio fascista. È noto che a partire da quel periodo, e via via in modo più sistematico, il fascismo attirò a sé specifici settori della cultura e dell’intrattenimento quali strumenti per costruire il volto nuovo della nazione e dell’identità italiane. Anche il calcio non si sottrasse a questa strategia e, come la scienza, la letteratura, la musica, l’architettura, opportunamente manipolato, Frammento partita di calcio entrò a far parte di quel meccanismo attraverso cui il regime tentò di assicurarsi il consenso delle masse.
Il calcio, oltre che essere un’attività ricreativa e sana, rappresentava per il fascismo un’occasione per mobilitare milioni di persone, per veicolare e convogliare le passioni di generazioni, organizzandole ed educandole ai valori predicati dalla gerarchia. Così i calciatori erano scelti e selezionati proprio perché rappresentavano nel migliore dei modi l’ideale di "uomo nuovo" che il fascismo andava predicando in quegli anni: l’atleta sul campo era metafora del soldato in battaglia, che si sacrifica per l’onore e la gloria dell’intera squadra.
Allo stesso modo compito dell’atleta era di portare il nome dell’Italia nel mondo attraverso l’unica arma che fosse in suo potere: la vittoria. I calciatori diventavano dunque esemplari per due ordini di motivi: la prestanza del loro aspetto fisico e, in secondo luogo perché funzionali a un gruppo, alla squadra. I meriti del calcio per i fascisti non si fermavano qui: esso contribuiva a rafforzare il senso di identità e di Patria
Il culmine di questa politica del consenso furono i campionati e, soprattutto, i Mondiali e le Olimpiadi. Nel 1928 le Olimpiadi vengono organizzate ad Amsterdam. Agli atleti italiani viene imposto dal regime l’utilizzo del “saluto romano” e la propaganda fascista mostra le immagini degli atleti italiani sul podio con il braccio alzato. Queste Olimpiadi furono un primo banco di prova dei progressi che il calcio italiano aveva raggiunto in pochi anni anche se non vennero raggiunti risultati soddisfacenti.
Nel 1932 i Giochi Olimpici si svolgono negli Stati Uniti d’America, a Los Angeles. L’eco dei mass media è clamorosa. È l’Olimpiade delle immagini trasmesse come non mai attraverso i giornali e i cinema. 4
Le Olimpiadi di Los Angeles del ’32 furono per l’Italia anni di grande preparazione, durante i quali gli atleti furono considerati patrimonio della nazione, ambasciatori d’Italia nel mondo. Le Olimpiadi si conclusero con un palmares per l’Italia di tutto rispetto, posizionandola al secondo posto nel medagliere internazionale.
I Mondiali del 1934, svoltisi in Italia, furono poi l’ulteriore occasione non solo per mostrare al mondo i progressi e la potenza del calcio italiano, ma anche per esibire la gamma intera delle capacità del regime, organizzando alla perfezione la competizione.
L’apice di questa macchina organizzativa fu la vittoria della finale contro la Cecoslovacchia, giocata allo Stadio Olimpico davanti a cinquantamila spettatori, preparati a cantare inni fascisti, sventolando fazzoletti sui quali era stampato il nome del Duce. F ra
ncobollo commemorativo dei Mondiali di calcio del 1934
La finale di Roma del 10 giugno 1934 ITALIA – CECOSLOVACCHIA 2 - 1 Italia: Combi - Monzeglio - Allemandi - Ferraris IV - Monti - Bertolini - Guaita - Meazza - Schiavio - Ferrari - Orsi
Cecoslovacchia: Planicka - Zenisek - Ctyroky - Kostalek - Cambal - Krcil - Junek - Svoboda - Nejedly - Puc
Arbiro: Eklind, Svedese Marcatori: Pcu 71’, Orsi 81’, Schiavio 95’
1.4. Ciclismo: Learco Guerra
Soprannominato “la locomotiva umana" per le sue formidabili doti di passista fu, suo malgrado, portato a simbolo del super uomo nel ventennio fascista e dovette donare molti dei suoi trofei "alla patria". Vinse 5 Campionati Italiani su strada consecutivamente dal 1930 al 1934, il Campionato del mondo di ciclismo nel 1931, la Milano - Sanremo nel 1933 e il Giro d’Italia nel 1934. Giunse due volte secondo al Tour de France ed anche in altri due Campionati del Mondo. Learco Guerra
1.5. Boxe: Primo Carnera
Era un colosso alto più di due metri che pesava 120 chili e come tale capace di sprigionare una forza che nessuno dei suoi avversari poté mai eguagliare.
Il 26 giugno 1933 Primo Carnera batte per K.O. Jack Sharkey in sei riprese e diventa campione del mondo dei pesi massimi di pugilato. La sua prima dichiarazione ad un giornalista del "Corriere della Sera" è: "Offro questa vittoria al mondo sportivo italiano, giubilante e orgoglioso di aver mantenuto la promessa fatta al duce". È un momento d’oro per il discusso pugile italiano come è un momento d’oro per la propaganda fascista attraverso lo sport.
Primo Carnera
2. Sport nella Germania nazista
Anche gli ideologi del Terzo Reich compresero che la ginnastica e lo sport potevano diventare un formidabile mezzo di propaganda atto a dimostrare la superiorità della razza Ariana rispetto alle altre.
Le Olimpiadi di Berlino del 1936 diventarono così un palcoscenico ideale per mostrare la superiorità degli atleti tedeschi agli occhi del mondo. 6
Per ottenere l’assegnazione dei Giochi del ’36 si presentano ben 11 città, tra cui Roma, segno della grandissima considerazione che ormai le Olimpiadi raccolgono. La scelta cade su Berlino, scelta contrastata, visto che la Germania sta entrando in pieno periodo hitleriano. Proprio Hitler, però, che nel ’33 accentra nelle proprie
Bandiera Germania mani tutti i poteri, non è per niente soddisfatto di vedere in casa propria quella che definisce come una rassegna di ebrei. L’influente ministro della propaganda Joseph Gobbels, però interviene a fargli cambiare idea: i Giochi possono essere l’occasione per mostrare al mondo intero la potenza germanica e la superiorità degli atleti di razza ariana. Hitler cambia rotta di 180° e ordina la costruzione di un Villaggio Olimpico splendido, e di una squadra tedesca che si prepara scrupolosamente per mesi nella Foresta Nera, da dove esce in grande spolvero dopo allenamenti durissimi.
Tuttavia, le proteste ai Giochi Hitleriani di certo non mancano: alcuni critici della nuova Germania affermarono che l’ideologia del nazionalsocialismo non era in sintonia col pacifico altruismo della mai precisamente enunciata “idea olimpica”, e che pertanto i giochi olimpici del 1936, così come quelli del ’16, del ’20 e del ’24, dovevano avvenire senza la partecipazione della Germania. Negli Stati Uniti nacque un movimento di boicottaggio contro i giochi olimpici del 1936 per voce del presidente Roosevelt, ma tutto poi rientra.
Succede che Roosevelt manda un inviato in Germania per verificare quale sia effettivamente la situazione, ma la scelta della persona è clamorosamente sbagliata. Ad attraversare l’oceano infatti è Avery Brundage, Maratona futuro presidente del C.I.O e soprattutto di tendenze ultraconservatrici e razziste. Così il suo rapporto è positivo e gli Stati Uniti partecipano; altrove vi furono solo poche proteste.
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Storia
Lo sport in Italia, Germania e nei Paesi dell'Est durante le dittature
Inglese
George Orwell (1984)
Arte
L'arte fascista
Latino
La critica di Seneca a Ludi Circenses