Esami di stato anno 2010-2011
Candidato: Alberto Todaro
Classe V C programmatori
Tesina pluridisciplinare
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Mappa concettuale…………………………………………………………….Pag 3
Il lavoro nella costituzione………………………………….............................Pag 4
La II Rivoluzione industriale in Europa: Taylorismo e Fordismo…….........Pag 5-6
Il lavoro in Italia dai primi del Novecento ai giorni nostri, lo Statuto dei lavoratori…………………………………………………………………...Pag-7-8
Legge n 30/2003 Legge “Biagi”………………………………………………Pag 9
Il lavoro nella letteratura Italiana: Verismo; Verga; Rosso Malpelo; Pirandello; I quaderni di Serafino Gubbio operatore………………...Pag 10-11-12
Charles Dickens; Hard Times……………………………………………….Pag 12
Ragioneria: Inail; Inps; TFR……………………………………………….Pag 13-14-15
Scienze delle finanze: Discriminazione qualitativa e quantitativa dei redditi……………………………………………………………………Pag 16
Tecnica Bancaria: Conto corrente di corrispondenza………………………..Pag 17
Matematica: Ricerca Operativa……………………………………………...Pag 18
Bibliografia; Sitografia; Filmografia………………………………………..Pag 19
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Mappa concettuale
Storia:
Dalla II
Rivoluzione
industriale al Boom
Diritto: Italiano:
economico in Italia
principi Verismo;Verga “Rosso
costituzionali sul malpelo”;Pirandello
lavoro;Statuto dei “quaderni di serafino
Gubbio operatore”
lavoratori
Inglese: IL Ragioneria:
Charles Inail; Inps;Tfr
Dickens; Hard lavoro
Times
S. delle finanze: Tecnica
Concetto di reddito Bancaria:
e le sue Conti correnti di
discriminazioni;
criteri del sistema corrispondenza
tributario Italiano Matematica:
La ricerca
operativa
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Il lavoro nella Costituzione italiana
Il termine lavoro deriva dal latino “labor”, parola che ha come significato “fatica”.
Infatti, come sappiamo, il lavoro comporta impegno e tanta fatica, poiché è il mezzo fondamentale per l’uomo per procurarsi da vivere.
Ma il lavoro non è solo fatica, esso infatti è lo strumento della realizzazione umana.
Il lavoro ha un valore oltre che materiale, profondo e spirituale, nel lavoro l’uomo esprime le sue capacità, il suo ingegno, la sua creatività, attraverso il lavoro l’uomo conosce se stesso, e riesce a rendersi utile alla collettività.
Ho scelto di trattare nella mia tesina questo tema, poiché lo ritengo un argomento attuale e d’importanza rilevante, dal momento in cui il nostro paese è fondato proprio sul principio lavorista.
Infatti l’articolo 1 comma 1 della costituzione italiana entrata in vigore il primo gennaio 1948 afferma “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.
Tale principio vuole evidenziare l’importanza del lavoro come fondamenta della Repubblica Italiana, inoltre “una repubblica fondata sul lavoro” introduce il concetto che a tutti debba essere assicurata la possibilità di lavorare, perché tutti devono essere in condizioni di contribuire in modo materiale e spirituale all’organizzazione della società e della vita politica.
Oltre all’articolo 1, la nostra costituzione tutela il lavoro e il lavoratore in diversi altri articoli, sintomo di quanto lo ritenga importante, ma soprattutto perché è una caratteristica principale della nostra costituzione “schierarsi” dalla parte del più debole, in quanto è il lavoratore che si trova nella situazione di dipendente del datore di lavoro.
Tali articoli evidenziano concetti di vitale importanza per l’uomo in quanto lavoratore, infatti, affermano che:
- Ogni persona è libera di scegliere il proprio lavoro affinché concorra al progresso della società.(Art.4):
- La Repubblica si occupa di curare la formazione professionale del lavoratore e che favorisce qualsiasi organizzazione che regoli i suoi diritti.(Art.35);
- Il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.(Art.36);
- Alla donna lavoratrice spetta pari retribuzione del lavoratore, tutelandone le proprie condizioni di lavoro, assicurandone che essa possa svolgere le proprie funzioni familiari, inoltre tutela i minori stabilendone il limite di età per svolgere un lavoro salariato e assicurandone, a pari lavoro, la stessa retribuzione del lavoratore.(Art.37);
- Tutela l’assistenza sociale e le forme di previdenza, assicurando inoltre agli inabili e minorati il diritto all’educazione e all’avviamento professionale.(Art.38);
- L’organizzazione sindacale è libera, ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, i sindacati registrati hanno personalità giuridica.(Art.39);Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano.(Art.40);
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Se al giorno d’oggi tutti questi diritti sul lavoro e a tutela del lavoratore possono sembrarci alquanto banali e scontati, nel passato per i lavoratori erano vere e proprie utopie, infatti, l’inserimento nella costituzione italiana di diritti sul lavoro e addirittura in seguito la nascita di uno Statuto specifico con norme che lo regolano (Statuto dei lavoratori), deriva dalla lunga strada centenaria percorsa dai lavoratori di tutto il mondo, fatta da mille rivendicazioni e da milioni di battaglie (talvolta anche sanguinose), una strada resa ancora più difficile dagli stessi lavoratori, perché difficile è stata la presa di coscienza da parte di essi delle condizioni disumane in cui lavoravano.
La II Rivoluzione industriale in Europa: Taylorismo e Fordismo
Infatti a partire dal 1870 con la II rivoluzione industriale che sia pure in tempi diversi a seconda dei paesi, si diffuse in tutta Europa, l’intero sistema economico, produttivo e sociale cambiò, con la nascita della fabbrica, con l’utilizzo di nuove fonti energetiche come ad esempio: il petrolio e l’elettricità, e con le nuove invenzioni tecnologiche che portarono a nuove macchine da lavoro, si modificarono i rapporti fra gli attori produttivi. Nacque così la figura del capitalista industriale, ovvero l’imprenditore proprietario della fabbrica e dei mezzi di produzione, che mirava ad incrementare il profitto della propria attività. Ma sorse anche la figura della “classe operaia” che riceveva in cambio del proprio lavoro e del tempo messo a disposizione per il lavoro in fabbrica, un salario.
Una delle grandi conseguenze della rivoluzione industriale fu il processo di “urbanizzazione”, processo che vedeva tutte le persone che vivevano e lavoravano nelle campagne trasferirsi nelle “città industriali” per lavorare presso le fabbriche-industrie. Ma all’interno delle fabbriche la classe operaia si trovava ad operare in condizioni di lavoro terribili in ambienti rumorosi e malsani, con turni giornalieri fra le 13 e le 14 ore e con salari da fame.
Spesso, non essendo necessario possedere particolari abilità per compiere il lavoro prefissato all’interno della fabbrica, i proprietari delle industrie predilessero l’uso di donne e bambini, i quali potevano essere pagati di meno ed erano più facilmente sfruttabili. Gli industriali ricorsero dunque a un massiccio sfruttamento del lavoro minorile.
L’Urbanizzazione inoltre portò come conseguenza l’aumento della domanda dei beni, in quanto le città avevano aumentato in dismisura la loro popolazione, fu così che le fabbriche e le industrie si ritrovarono di fronte alla necessità di produrre maggior quantità di beni, cercando di diminuire i costi del lavoro e i tempi di produzione in modo di ottimizzare al meglio il processo produttivo.
A tal proposito nei primi anni del XX secolo, ai fini di rendere una produzione più imponente, l’ingegnere statunitense Frederick Taylor (nella foto a fianco) pubblicò nel 1911 la sua opera The Principles of Scientific Management. In quest’opera Taylor si pose l’obiettivo di aumentare il rendimento del lavoro mediante la divisione del lavoro in operazioni semplici e facilmente acquisibili da qualsiasi lavoratore. Tale scienza, che prese il nome di taylorismo, introdotta in USA a cavallo del secolo e poi diffusasi in tutto il mondo industrializzato, indusse ad applicare nuovi principi operativi nel processo di produzione, quali: la suddivisione del processo di produzione in numerosissime azioni semplici, il cronometraggio dei tempi standard (trasformati in obiettivi per il lavoratore), l’addestramento degli addetti al lavoro (con conseguente sviluppo di specifiche abilità manuali) e la proposta del cottimo differenziale come incentivo economico, un sistema retributivo calcolato e diversificato sulla base della quantità del lavoro svolto.
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L’uomo che mise in pratica nel modo più completo e rigoroso le dottrine di Taylor fu Henry Ford, l’industriale americano della nota casa di automobili. A lui si deve realizzazione della “catena di montaggio” e il lancio di un programma industriale e commerciale volto a fare degli americani un popolo di consumatori. Egli era convinto che il progresso sociale e civile era il frutto del progresso tecnologico.
La fabbrica tayloristica sembrava la risposta più adeguata a questa ideologia che fu significativamente detta “fordismo”.
A tale scopo bisognava, in primo luogo, standardizzare i prodotti e semplificarne la composizione, eliminando tutto ciò che è superfluo per abbassarne i costi di produzione e di manutenzione. L’idea base della “rivoluzione fordiana “era quella di far muovere i pezzi da lavorare e di tener fermi i lavoratori, onde eseguissero le loro mansioni senza spreco di tempo e al ritmo imposto dalla velocità della “catena”. Con il Taylorismo e il Fordismo però la creatività personale cessò di avere ogni significato, il lavoratore fu ridotto a esecutore di gesti facili, ripetitivi e rapidi, tipici della produzione in serie, inoltre il lavoratore in questo processo a catena divenne in un certo senso servitore piuttosto che utilizzatore della macchina, provocando all’uomo una sorta di alienazione, difatti il lavoro a “catena” aveva eliminato tutti i tempi morti del processo produttivo,gli operai si ritrovarono a lavorare senza sosta, non avendo pause che gli potessero permettere di staccarsi da quel processo produttivo del quale l’uomo era diventata parte intrinseca.
Su questo punto ho deciso di vedere il film “Tempi Moderni”girato da Charlie Chaplin nel 1936, che ritengo la migliore lezione di storia sul “fordismo” che, con l’artificio della parodia, ne svela la natura.
Infatti il fordismo fu l’ideologia che creò la più grande divisione tra lavoro e lavoratore.
Fu così che pian piano fordismo e taylorismo furono abbandonati soprattutto perché non erano di fatto riusciti a realizzare il più importante obiettivo: l’armonia e la pacificazione tra capitale e lavoro in fabbrica e nella società.
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Il lavoro in Italia dai primi del ‘900 al boom economico
Anche in Italia, specialmente al Nord, gli effetti della Rivoluzione Industriale si diffusero (sebbene con molto ritardo rispetto agli altri paesi europei) tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento quando nascono le prime fabbriche come le famosissime Pirelli, Fiat e tantissime altre.
Anche nelle fabbriche italiane però le condizioni dei lavoratori erano identiche a quelle di tutta Europa, orari dalle 13 alle 14 ore e condizioni insostenibili e nella maggior parte dei casi anche rischiose.
Per questi motivi nacquero le prime associazioni (Società di Mutuo Soccorso) che costituite da operai e contadini si impegnavano ad assistere gli iscritti in caso di malattia, infortunio, vecchiaia e licenziamento. Nel 1891 nacque la prima Camera del Lavoro a Milano. Tra il 1900 e il 1905 si ebbe uno sviluppo delle Camere del Lavoro a cui corrispose il rafforzamento dell’associazionismo di categoria, la Federazione delle Società di mutuo Soccorso, la Federazione delle Camere del Lavoro e la Lega delle Cooperative crearono l’Alleanza del Lavoro con il solo scopo di coordinarne l’azione. Nel 1906 nacque la Confederazione Generale del Lavoro (CGL che diventerà CGIL) il cui scopo era raccogliere tutte le forze operaie.
Tali associazioni (che nel tempo prenderanno il nome di Sindacati)
- Italiano: il Verismo (Giovanni Verga, Luigi Pirandello)
- Storia: l'evoluzione del lavoro (dalla rivoluzione industriale fino all' "Autunno caldo")
- Diritto: il lavoro nella Costituzione Italiana; Statuto dei lavoratori; (Legge "Biagi")
- Ragioneria: INAIL; INPS; TFR
- Scienze delle Finanze: il reddito e le sue discriminazioni; i criteri del sistema tributario italiano
- Tecnica bancaria: C/c di corrispondenza
- Matematica: la ricerca operativa
- Inglese: Charles Dickens