I.I.S.S. Oscar Romero
Inglese
The Wall Street Crash............................................................PAG. 6
Storia
L’attacco a Pearl Harbor............................................................PAG. 9
Diritto
La tutela del lavoro femminile....................................................PAG. 12
Italiano
Pier Paolo Pasolini.................................................................PAG. 16
Bibliografia e sitografia
Bibliografia e sitografia..........................................................PAG. 19
La storia dei jeans
Quando ci si infila in un paio di blue jeans non si può neppure immaginare quanto lunga sia la storia che essi si tirano dietro.
I blue jeans che conosciamo sono fatti soprattutto di cotone. Il cotone è una pianta antichissima.
Nella valle dell’Indo veniva coltivato addirittura 5 mila anni prima di Cristo, lo si usava ampiamente in Cina e in Egitto e nello stesso tempo una pianta assolutamente simile era coltivata in America Centrale, non lontano da Città del Messico. In Europa il cotone arrivò intorno all’anno 800, portato da mercanti saraceni, anzitutto in Spagna e in Sicilia: da noi sarebbe stato ampiamente coltivato anche in Calabria e in Puglia. Il cotone si impose sui mercati grazie alla crisi della produzione laniera nell’ XI secolo, infatti i tessuti di lana diventarono costosi e inaccessibili per la maggior parte delle popolazioni, così si cercò di creare dei tessuti misti, contenenti la minor quantità possibile di lana. E questa soluzione rappresentò la fortuna degli importatori di cotone, che erano anzitutto gli armatori e i mercanti di Genova e Venezia. Fra i tessuti misti il più fortunato, il più robusto e il più economico era il fustagno, che oggi è considerato il “nonno” del jeans.
A partire dal XII secolo la produzione e il commercio del fustagno ebbero un grandissimo sviluppo in Francia (principalmente a Marsiglia), e in Italia in primo luogo a Genova e a Venezia, ma anche a Milano, Cremona, Piacenza, Pavia, Mantova e Bologna. Si trattava di un tessuto pesante ma molto versatile, visto che, una volta lavorato, poteva assumere aspetti e funzioni diverse.
Nel fustagno la trama (cioè il filo orizzontale) era di cotone, mentre l’ordito (filo verticale) poteva essere di lino, di canapa, e talvolta di entrambi. Nella prima metà del Trecento la domanda di fustagno in Europa veniva soddisfatta dai fabbricanti italiani. Nella seconda metà del Trecento dei mercanti tedeschi incominciarono ad acquistare ingenti quantità di cotone grezzo. Nel giro di qualche anno l’Europa sarà inondata da una flanella di cotone tessuta in Svevia favorita da prezzi molto più bassi di quelli italiani. Non è un caso che nel Cinquecento l’industria del fustagno in Italia vada in crisi. Resistono solo Milano, Genova e Cremona per l’alta qualità dei tessuti e delle tinture.
I mercanti genovesi, di fronte alla crisi generale, si erano rapidamente ripresi organizzando un efficace traffico internazionale del “fustagno rurale”, non si trattava di un prodotto d’élite, tuttavia il rapporto tra la qualità e il prezzo era uno dei migliori in Europa. Fu in questi anni che comparve sui moli del porto di Londra e negli empori inglesi, un nuovo termine: JEANS. L’Inghilterra era ormai diventata un importatore di fustagno: quello tedesco e quello genovese. Le balle di fustagno che si ammucchiavano sulle banchine venivano segnate con scritte grossolane che ne definivano la provenienza; e il tessuto che arrivava da Genova veniva definito “Jeans” coniando il termine francese “Gênes”, ovvero Genova.
Fra le innumerevoli rivoluzioni che avrebbero avuto luogo nella prima metà dell’Ottocento, ad aver ottenuto i risultati più duraturi è stata probabilmente quella dei pantaloni.
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Fino alla fine del Settecento infatti non se ne parlava neppure, e con il termine “pantaloons” si indicava semmai la calzamaglia indossata dalla maschera veneziana di Pantalone, che in tutta Europa era conosciuta.
Dal mondo della marineria vennero invece i pantaloni veri e propri. Erano realizzati in fustagno, dunque in jeans o in denim. Furono proprio i navigatori a far conoscere in giro per il mondo quel taglio di pantaloni, che per la loro praticità sarebbero stati adottati ovunque, a partire dai primi decenni dell’Ottocento.
In America si stava sviluppando una tradizione che portava a realizzare calzoni dalla linea tubolare, e a fare conoscere le nuove tendenze erano i sarti, infatti, da New York a Washington, da Filadelfia a Boston, non c’era luogo ove la professione più esercitata non fosse quella sartoriale. E a dar loro una mano, già alla fine del Settecento, comparì un apparecchio formidabile: la macchina da cucire, che sconvolse il mercato, infatti se una volta un paio di pantaloni fatti a mano richiedevano 2 ore e 50 minuti di lavoro, ora bastavano appena 38 minuti, inoltre con la produzione di massa si riuscì a creare un vero e proprio sistema di taglie, in modo da moltiplicare i campioni e accontentare un numero più vasto di clienti. 2
La data di nascita del jeans è molto precisa: 20 maggio 1873. In quel giorno infatti, l’ufficio americano dei brevetti rilasciò la licenza numero 139.121. Era l’autorizzazione a produrre in esclusiva pantaloni di cotone robusto tenuto insieme, oltre che dai punti di cucito tradizionale, anche da rivetti metallici. Titolari del brevetto erano il commerciante Levi Strauss di San Francisco, California, e il sarto Jacob Davis, di Reno, Nevada. Praticamente si trattava di ampi e pesanti calzoni, che si chiudevano in vita. Grazie a quel brevetto Levi Strauss e Jacob Davis sono diventati i padri ufficiali del capo d’abbigliamento più famoso nel mondo.
Levi Strauss allora aveva 44 anni. Era nato a Buttenheim, in Baviera, il 26 febbraio 1829: suo padre si chiamava Hirsch e aveva sposato in seconde nozze la moglie Rebecca Haas. Il vero nome di Levi era Loeb, e prima di lui era nata un’altra figlia, Fanny. Dal primo matrimonio del padre provenivano altri cinque figli. Erano una prole numerosa, che sarebbe poi rimasta orfana nel 1845 quando Hirsch morì di tubercolosi. Gli Strauss erano ebrei, ed i primi ad emigrare in America furono i fratelli Jonas e Louis, che si trasferirono a New York dove aprirono un negozio di tessuti e due anni più tardi sarebbero stati raggiunti dal resto della parentela. Loeb si diede subito da fare nell’emporio di famiglia, dove tutti preferivano chiamarlo Levi, come diminutivo. Nel gennaio 1853, a ventiquattro anni, ottenne la cittadinanza americana ed ebbe anche un nuovo nome: abbandonò Loeb e decise di chiamarsi ufficialmente Levi. Un mese più tardi partì per la California, per raggiungere San Francisco. Levi Strauss aprì il suo primo emporio al 90 di Sacramento Street, la ditta importava e rivendeva tessuti, stoffe, abbigliamento, tovaglie, tende, filo, cordami ecc. oltre a fungere da filiale sulla west coast dell’azienda di famiglia.
Il negozio si affacciava sul porto, e qui approdavano le navi con le merci che il fratello Jonas aveva stivato a New York. Dall’emporio poi sarebbero state spedite a centinaia di piccoli stores che fornivano minatori, contadini, mandriani e cercatori d’oro. Gli affari andarono bene tanto che la bottega prese ad allargarsi. Nel 1872 ricevette una lettera da uno dei suoi clienti, il sarto Jacob Davis, lituano di origine. 3
Jacob Davis aveva 39 anni quando emigrò negli Stati Uniti, e nel Nevada si guadagnava da vivere facendo il sarto; nel 1868 si era fermato a Reno dove aveva aperto un negozio in Virginia Street in cui produceva soprattutto i tendoni che ricoprivano i carri dei pionieri e tende da campo con rotoli di denim che si faceva mandare da Levi Strauss. Davis tuttavia cuciva anche giacche e calzoni, e aveva un problema soprattutto con questi ultimi: le loro cuciture cedevano, soprattutto quelli delle tasche e del cavallo, visto che si trattava di indumenti indossati da gente rude (minatori, mandriani..). In particolare un suo cliente, notevolmente obeso, non riusciva a star proprio dentro ai pantaloni e ci sarebbe voluta un’idea davvero originale per rinforzarli. L’idea di Davis fu proprio quella di usare dei rivetti di rame e irrobustire così i punti deboli dei calzoni. Fu un successo immediato. C’era un problema però: altri sarti avevano cominciato ad imitare la sua tecnica, così scrisse al proprio fornitore di tessuti e gli propose di mettersi in società. Levi Strauss colse al volo l’occasione e non solo anticipò la somma necessaria ad ottenere il famoso brevetto, ma volle anche che Jacob Davis si trasferisse immediatamente a San Francisco per occuparsi della produzione. La “Levi Strauss & Co” continuò a fabbricare in esclusiva i pantaloni con rivetti fino al 1890: in quell’anno il brevetto scadde e così altri produttori poterono fabbricare calzoni simili.
Levi Strauss non si sposò mai, né ebbe figli, ma chiamò accanto a sé i quattro nipoti figli della sorella Fanny, inserendoli progressivamente nell’azienda. Alla sua morte avrebbero assunto loro la conduzione di un business che continuava a gonfiarsi, trainato proprio dagli “overalls”, il più famoso dei quali, il modello 501 avrebbe accompagnato per decenni la storia dell’azienda. Non si sa da dove sia saltato fuori quel numero perché il terremoto e l’incendio che hanno distrutto San Francisco, nel 1906, si sono portati via anche buona parte della documentazione aziendale.
Nel 1886 Strauss inventò e usò per la prima volta la famosa “Two horse brand”, l’etichetta posta sul retro dei pantaloni che raffigura due cavalli che cercano invano di strappare, tirandoli in direzioni opposte, un paio dei suoi jeans.
Levi Strauss morì il 26 settembre del 1902, poiché da qualche tempo non stava bene.
Eppure anche se Levi Strauss ha inventato il jeans che conosciamo, la loro diffusione e la loro popolarità non sarebbero quelle di oggi, se a interessarsi non fossero stati anche altri personaggi altrettanto celebri come Mister Lee e Mister Wrangler.
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Henry David Lee era nato in Vermont nel 1849, a 13 anni già faceva il commesso in un hotel riuscendo a mettere da parte in tre anni di lavoro ben 1200 dollari. Con quel denaro aprì una piccola compagnia, la Central Oil Company che distribuiva olio di kerosene per lampade. Non aveva però una buona salute, infatti si ammalò di tubercolosi, e dopo qualche anno i dottori gli consigliarono di faticare di meno, e di trasferirsi all’Ovest dove il clima era migliore. Obbedì; vendette metà della compagnia petrolifera alla Standard Oil di John Rockefeller e si trasferì nel Kansas dove fondò la H.D. Lee Mercantile Company, per il commercio all’ingrosso di generi alimentari.
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Introduzione jeans, tesina
Questa tesina parla della storia universale del jeans, di come si è sviluppato e dei continui mutamenti che l'hanno trasformato nel capo d'abbigliamento più amato e più venduto di sempre.
Collegamenti
- Inglese - Wall Street Crash
- Storia - Pearl Harbor
- Diritto - La tutela del lavoro femminile
- Italiano - Pier Paolo Pasolini (il folle slogan dei Jeans Jesus)