Follia, normalità e amore
Siamo tutti costretti, per rendere sopportabile la realtà, a coltivare in noi qualche piccola pazzia.”
(Marcel Proust)
Chi è il matto, il folle, il pazzo, il deviante?
Cosa è la normalità?
E perché l’amore è spesso causa di follia?
Sono domande che ognuno di noi si pone, sia per curiosità, sia per capire i limiti del “concesso”, ma in fondo ce le domandiamo perché il tema della follia, del disagio psichico è sempre stato un mondo isolato, stigmatizzato, messo da parte forse per paura di affrontare l’incerto, l’imprevisto; forse paura di capirsi e uscire dalle “righe della normalità” e ritrovarsi così immersi in una realtà tutta nuova che non vogliamo accettare, in quanto ci crea “confusione”, ma vogliamo solo affacciarci per poter spiare cosa possa significare essere “matti”.
In latino “folle” significa “sacco, palla”, cioè contenitore, e quindi per deduzione “testa vuota”. 1
Ma è proprio vuota la testa di una persona “folle”?
È proprio assente la mente?
Il fatto stesso che un sacco/palla sia pieno di sola aria già racchiude qualcosa, un qualcosa che comunque ha a che fare con la “psiche”.
A ben vedere, la mente del “matto” non è un semplice sacco vuoto: ma un segno di vita e di psiche esiste sempre.
La testa del folle è “piena”, come qualunque altra testa che noi chiamiamo “normale”, piena di significati che possono essere necessari per la propria sopravvivenza.
Il concetto di normalità
La società ha definito “follia” qualsiasi cosa irrazionale, inconcepibile, per cui il folle è stigmatizzato come una persona bizzarra, senza ragione; non solo: anche irrequieto, capace di far danno e di essere pericoloso, per cui il folle per la collettività è riconducibile ad uno stato di “confusione”, visto come un essere/persona “non-normale”.
Ma chi decide i limiti della normalità?
In ogni società, il “normale” è chi segue le regole sociali, chi adotta un atteggiamento conformista nei confronti dei codici di comportamento che il sistema sociale offre e impone, dunque si conforma alle regole dominanti.
Ogni individuo si costruisce un ruolo e un’immagine di sé che non devono uscire da certi limiti, e devono essere funzionali ai valori sociali dominanti.
Siamo continuamente spinti ad essere normali, in quanto la normalità, secondo il modello proposto da questo contesto sociale, è un modello a cui è “giusto conformarsi”. 2
Ciò che è considerato “da pazzi”, deviante, varia nel tempo, nelle culture, nella categoria sociale.
Come le norme sono accettate, anche un comportamento è ritenuto deviante sulla base della volontà e del potere della classe dominante, che tende ad imporre all’intera società i modelli di comportamento che sono accettabili e quelli che invece non lo sono.
In una società come la nostra, esistono talmente tante norme che chiunque ne ha violata almeno una, ad esempio: è da “pazzi” passare con il semaforo rosso.
Ma non tutti vengono puniti per i loro sporadici comportamenti “devianti”.
Solo alcuni diventano i devianti “ufficiali”, e riconosciuti dalla società come modelli da non imitare.
Una delle citazioni più celebri di Pirandello è: “La pazzia è una forma di normalità”, in quanto tutti in un modo o nell’altro siamo folli, chi più e chi meno.
Ogni individuo nella società porta una maschera che lo obbliga a recitare sempre la stessa parte imposta dall’esterno sulla base delle convenzioni sociali.
È l’unico modo per evitare l’isolamento: il mantenimento della maschera, altrimenti si viene allontanati, rifiutati, perché gli altri pensano che la diversità di comportamento sia dovuta ad una forma di follia della persona.
Il concetto di normalità non dovrebbe intendersi più come “seguire le norme”, ma bisognerebbe sostenere che “normale” è ciò che da ciascuno viene fatto seguendo i propri intimi bisogni.
Amore e follia
Ma la curiosità che più mi ha spinto a trattare questo argomento è: “Perché l’amore è spesso causa di follia?”
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Amore, questo folle sentimento, l’amore ha in sé un po’ di follia, l’esaltazione dell’irrazionale, delle emozioni, e le emozioni non hanno leggi, se non le leggi che si danno le emozioni.
L’amore, una specie di rapimento dell’estasi, una esaltazione, che fa vedere le cose che non sono reali, è la più dolce delle follie e la più dolce delle magie.
L’amore è cieco, è vero, cieco nella sua follia.
Esso è tale da far gioire in modo folle così come da far soffrire in modo altrettanto folle.
A volte è doloroso perché apre la strada all'estasi, perché trasforma: “l'amore è cambiamento”.
Qualsiasi trasformazione è dolorosa perché occorre lasciare il vecchio per il nuovo.
Il vecchio è familiare, sicuro; il nuovo è assolutamente sconosciuto.
È come muoversi in un oceano mai esplorato.
Non si può usare la mente con il nuovo come si fa con il vecchio; la mente è molto abile, ma può funzionare con il vecchio, non con il nuovo.
Per questa ragione nasce la paura; quando lasci il vecchio mondo confortevole e sicuro nasce il dolore.
È lo stesso dolore che prova il bambino quando esce dal ventre della madre, è lo stesso dolore che prova il pulcino quando esce dall'uovo.
La paura dell'ignoto, l'insicurezza dell'ignoto, la sua imprevedibilità, ti spaventano moltissimo fino al punto di suscitare e tirar fuori l’estrema follia che ognuno di noi ha.
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La follia lucida
Oggigiorno i folli sono alle volte ammirati per la loro capacità di essere se stessi, infatti al termine “follia” è stato attribuito un significato più comune, e indica semplicemente chi si ribella all’ordine della vita sociale per dar sfogo alle passioni, ai sentimenti, all’istinto e alla pura irrazionalità.
Chi lo fa razionalmente, per propria volontà non può essere considerato folle, ma a mio parere occorre parlare della pericolosa “lucida follia”.
A tal proposito, ho fatto delle ricerche sull’adolescenza di Adolf Hitler e sull’educazione impartitagli dalla madre.
Mi ha incuriosito l’assurdità delle sue gesta e il suo essere folle nelle sue azioni e teorie.
Ho inoltre approfondito la struttura del “Mein Kampf”, testo nel quale Hitler esprime i suoi ideali, i suoi progetti e le sue teorie riguardanti lo stato tedesco.
A lui infatti va data una notevole forza di volontà e perseveranza nell’imporre a un’intera nazione la follia del nazismo e dell’olocausto.
Si aggiunge a lui un famoso scrittore italiano, Luigi Pirandello, che a causa dei problemi mentali della moglie, che si ripercuoteranno poi su se stesso, considera la “follia” come un rimedio, come una scappatoia alle sofferenze della vita; caratteristica che si rispecchia nella sua grande opera “Uno, nessuno e centomila”. 5
Sigmund Freud, uno dei più grandi rappresentanti dell’evoluzione della psichiatria nel XIX e XX sec., che fondò la psicoanalisi, prestando attenzione al funzionamento della psiche del paziente.
Virginia Woolf, scrittrice inglese che sin da piccola ebbe frequenti esaurimenti nervosi, crisi depressive e forti sbalzi di umore, che la porteranno dopo diversi tentativi, al suicidio.
Alcuni suoi tratti psicologici possono essere compresi attraverso lo studio di “Mrs Dalloway”, sua opera del 1925.
André Breton, che nella sua opera “Nadja” parla dell’amore folle, paradossalmente immediato tra se stesso e una donna misteriosa, che gli farà conoscere un mondo diverso, misterioso e nuovo.
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Adolf Hitler e il Mein Kampf
Figlio di un padre autoritario e repressivo, Adolf Hitler nasce nella piccola cittadina austriaca di Braunau nel 1889.
La precoce morte della madre, a cui era estremamente legato, lascia profonde ferite nel suo animo.
Iscrittosi alla scuola Reale di Linz, è un allievo problematico e dal rendimento non certo brillante.
Fatica ad integrarsi, a studiare e ad avere un rapporto armonico con studenti e professori.
Il risultato di questo disastroso “iter” scolastico è che di lì a qualche anno abbandona l'istituto.
Si trasferisce allora a Vienna cercando di entrare all'Accademia di Belle Arti, spinto da alcune tendenze artistiche.
L'Accademia però lo respinge per ben due anni consecutivi, generando in lui notevole frustrazione, alimentata anche dal fatto che, non possedendo una licenza superiore, è impossibilitato a iscriversi alla facoltà di Architettura, possibile nobile ripiego alle bocciature in Accademia.
Nel 1919 inizia la sua attività politica vera e propria, costituendo l'anno seguente il Partito Nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi (NSDAP).
Gli esordi sono burrascosi, tanto che in seguito alle sue attività di agitatore viene arrestato.
Durante la prigionia scrive il “Mein Kampf”, orrendo manifesto della sua ideologia, infarcita di nazionalismo, razzismo, convinzioni circa la superiorità di una presunta “razza ariana”, odio contro ebrei, marxisti e liberali.
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Il Mein Kampf venne considerato come il catechismo della gioventù Hitleriana o semplicemente la bibbia del popolo tedesco.
Essendo stato scritto di getto da una persona di modesta cultura e contenendo espressioni troppo forti, le edizioni degli anni ’30 sono state modificate, soprattutto togliendo errori di grammatica, parole scientifiche o comunque straniere che usate in modo errato rendevano alcune delle espressioni volgari ed imbarazzanti.
Scarcerato dopo soli 9 mesi, torna alla guida del NSDAP.
La grande crisi economica del 1929 permette a Hitler e al suo movimento di far leva sul malcontento di alcune frange della popolazione esasperate da disoccupazione e tensioni sociali.
Alle elezioni del 1930 il suo partito cresce di molto guadagnando oltre un centinaio di seggi in parlamento, l’anno successivo al potere della Germania e salendo poi, restandoci fino al 1945.
Hitler riteneva che il popolo tedesco di razza ariana fosse una razza superiore, mentre gli ebrei dovevano essere eliminati e gli slavi dovevano essere resi schiavi al servizio dei tedeschi.
Razzismo e antisemitismo divennero la politica ufficiale dello stato.
Gli ebrei vennero cacciati da tutte le cariche importanti, i loro negozi vennero boicottati e distrutti e nel 1935 con le “leggi di Norimberga” si stabilì che gli ebrei non erano più cittadini tedeschi e non potevano più sposare uomini e donne non ebree.
La vita per gli ebrei diventò più che difficile.
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Il problema della disoccupazione fu affrontato grazie a un massiccio programma di lavori pubblici e molti cittadini furono mandati a lavorare nella costruzione di case e edifici.
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Materie e argomenti
- Storia - La follia di Hitler e il Mein Kampf
- Italiano - Pirandello
- Filosofia - Sigmund Freud, la psicoanalisi
- Francese - André Breton, vita e opera, Nadja
- Inglese - Virginia Woolf, vita e opera, Mrs Dalloway
- Spagnolo - Amor y locura en la literatura del siglo XIX
- Arte - Edvard Munch, L'Urlo
- Scienze - Le follie della natura: i terremoti