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“I genitori occidentali si preoccupano molto dell’autostima dei loro figli. Ma come genitore, una delle cose peggiori che si possono fare per l’autostima del proprio figlio è di farlo arrendere davanti a un ostacolo [...]. Non c’è niente di meglio per acquistare fiducia che scoprire di poter fare qualcosa che non si pensava di saper fare.”
Tratto da Amy Chua, in Corriere delle Sera, 13/01/2011

Al giorno d’oggi, nel mondo occidentale, si nota la presenza di molti genitori che mostrano un’eccessiva protezione e attenzione nei confronti dei propri discendenti.
Da un lato ciò è sinonimo di cura, ma dall’altro diviene un ostacolo alla formazione dell’immagine che il bambino ha di sé e, di conseguenza, alla crescita.
I genitori troppi apprensivi, solitamente, reputano che i figli non debbano affrontare alcuna difficoltà poiché pensano che un insuccesso potrebbe provocare un abbassamento dell’autostima del ragazzo. Infatti, tendono a soddisfare sempre in anticipo le esigenze dei figli, aiutandoli in ogni occasione e risolvendo loro qualsiasi problema.

Questi ultimi, però, non potendo mettere in gioco le proprie capacità, si credono deboli e incapaci di essere autonomi. Invece, i figli ai quali viene data la possibilità di affrontare situazioni problematiche e, di conseguenza, avere dei successi e degli insuccessi sono maggiormente consapevoli delle proprie abilità o dei propri limiti.

L’autostima è un’ autovalutazione fatta dal ragazzo in base a ciò che pensa di essere e di saper fare; infatti i ragazzi appartenenti alla prima “categoria” hanno una bassa autostima poiché, non avendo avuto la possibilità di sperimentare le proprie competenze, non possiedono elementi per poter giudicare realisticamente loro stessi.
Coloro che fanno parte della seconda categoria, al contrario, possono utilizzare i propri successi e insuccessi per valutarsi correttamente, senza ritenersi migliori o peggiori di ciò che sono in realtà.
Riassumendo, un ragazzo può sapere di possedere un’abilità se e solo se quest’ultima è stata verificata con la pratica. Di conseguenza, si crea un circolo vizioso in cui i genitori, che non permettono al ragazzo di mettersi in gioco di fronte ad un ostacolo, portano il bambino a crearsi un’immagine di sé totalmente differente dalla realtà e rendono insuperabili tutte le difficoltà che incontreranno nel corso della vita; anche questo impedisce la crescita dell’autostima.

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