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Nel Seicento si ebbe l'affermarsi dello Stato. Si definì quindi una forma di struttura politica che vede una popolazione residente su un territorio circoscritto da confini precisi, governata da un'autorità centrale unitaria, capace di emanare e fare rispettare le leggi attraverso l'esercito, la burocrazia e la finanza. Lo Stato controlla tutti gli ambiti della vita sociale.
Nel Seicento cominciarono a essere organizzati gli eserciti statali permanenti, dipendenti dal sovrano, il quale riuscì a indebolire il ruolo militare della nobiltà (smantellando forze armate e roccaforti). Le armi da fuoco determinarono la crescita di importanza dell'artiglieria e della fanteria. Si formarono inoltre le flotte, destinate a proteggere i crescenti traffici marittimi e a sorreggere i piani di conquista coloniale. La burocrazia (potere degli uffici) era formata da funzionari statali stipendiati, nominati e licenziati dal re. La burocrazia aveva inoltre il compito di far rispettare le leggi dello Stato e di garantire la convivenza. Gli impiegati pubblici (magistrati, funzionari, doganali, ispettori di polizia) assumendo un potere crescente, formarono la cosiddetta ''nobiltà di toga''. Lo Stato, avendo bisogno di un flusso costante di denaro, prelevò in modo sistematico le tasse per finanziare l'apparato amministrativo, repressivo e bellico.

L'accentramento di queste diverse funzioni, rappresentò la novità istituzionale del Seicento.

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