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Garibaldi massone

Garibaldi incarnava il simbolo dell’idea repubblicana e della lotta contro il potere temporale dei papi e l’oscurantismo della Chiesa cattolica.
La massoneria fu assente dalla scena italiana dal 1820 al 1859: bandita da tutti gli Stati preunitari dopo il Congresso di Vienna perché identificata come l’ispiratrice delle forze rivoluzionarie e duramente avversata dalla Chiesa cattolica. In Italia ricomparve soltanto verso la fine del 1859, quando a Torino un gruppo di liberali di fede cavouriana fondò il Grande Oriente Italiano, più avanti diventato Grande Oriente d’Italia (GOI). A esso si affiancò il Supremo Consiglio del rito scozzese antico e accettato, costituito a Palermo.
È importante affermare che la massoneria fu estranea alla vicenda risorgimentale, perché non esistette come corpo organizzato su base nazionale, così come non furono attive le singole logge a livello locale. Si deve però dire che dopo l’Unità nelle logge massoniche confluì larga parte di coloro che avevano fatto il Risorgimento.

Garibaldi fu massone ed è stato l’esponente più celebre della massoneria italiana ottocentesca. Arrivò a coprire le massime cariche e pensò che la massoneria potesse essere l’organismo capace di realizzare il disegno politico di ricomporre in un fronte unitario tutte le forze sparse della sinistra democratica italiana.
Garibaldi venne iniziato alla massoneria nel 1844 nella loggia L’Asil de la Vertud di Montevideo, una loggia irregolare non riconosciuta dalle principali obbedienze internazionali. Successivamente però regolarizzò la sua posizione presso la loggia Les Amis de la Patrie di Montevideo. Garibaldi entro nella massoneria in età avanzata e durante l’esilio. Soltanto nel 1860, nella Palermo appena conquistata, Garibaldi venne elevato al grado di maestro massone. Nel 1862 divenne, invece, gran maestro del Supremo Consiglio del rito scozzese di Palermo. Nel 1864 Garibaldi divenne maestro anche del Grande Oriente d’Italia, ma presto si dimise. Lo scopo di Garibaldi, inoltre, era quello di completare l’unificazione nazionale per riunire le varie obbedienze massoniche.
Per Garibaldi, la massoneria doveva farsi promotrice del progetto di riunire in un fascio comune tutte le correnti della democrazia, tutte le forze impegnate nella diffusione della cultura laica, della libertà e del progresso.
Garibaldi morì a Caprera il 2 Giugno 1882 e il suo nome fu il più ricorrente nella denominazione delle logge. La massoneria partecipò con grande intensità emotiva al dolore unanime del Paese che seguì all’annuncio della morte di Garibaldi. Il gran maestro del GOI Giuseppe Petroni fece affiggere nelle principali città italiane un manifesto, nel quale la massoneria esprimeva il proprio omaggio all’eroe. Il funerale di Caprera non fu l’unico saluto a Garibaldi, infatti numerose logge parteciparono a questi riti pubblici e allestirono funerali massonici nei loro templi.
Negli elogi funebri dettati dai massoni veniva evidenziato che Garibaldi era la perfetta incarnazione degli ideali massonici: l’amore per la patria, la fede nel progresso, la libertà, la tolleranza, il ripudio di ogni oscurantismo e lo spirito laico. Garibaldi scelse di farsi cremare per esprimere la sua fede nella scienza, indicando anche un ritorno alla natura e alla vita. Il corpo di Garibaldi, però, non fu mai cremato, nonostante le continue proteste da parte delle logge massoniche.
Se inizialmente Garibaldi veniva presentato come quasi una semidivinità, successivamente si sottolineò il suo essere massone, democratico, repubblicano, laico e anticlericale. In seguito cambiarono anche le modalità del ricordo: dalle orazioni funebri si passò alla memoria iscritta su pietra, scolpita nei monumenti di marmo o di bronzo o incisa nelle lapidi.

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