Promossi o bocciati? UE vuole pagelle per i prof

Lorena Loiacono
Di Lorena Loiacono

la commissione europea chiede le pagelle per i prof italiani, insieme ad altri consigli per uscire dalla crisi

Si ritroveranno al di là della cattedra, i docenti italiani, alle prese con una valutazione che val bene una carriera. A dettare le regole, questa volta, è direttamente l'Europa e il Governo Renzi difficilmente si tirerà indietro. La questione della valutazione degli insegnanti infatti, tanto contestata dai sindacati, va avanti da tempo e, in realtà, fa già parte dell'agenda politica del Premier. Ma ora la richiesta arriva direttamente dall'Ue.

LA COMMISSIONE EUROPEA VALUTA I PROF - La doccia gelata ai prof italiani, che ora si ritroveranno al di là della cattedra, arriva dal testo della Commissione europea contenente “Le raccomandazioni del Consiglio sul programma nazionale di riforma 2014 dell’Italia”: una serie di suggerimenti da mettere in pratica per uscire quanto prima dalla crisi. E, nel capitolo 14 dedicato all'istruzione, si legge:

“È necessario compiere sforzi per migliorare la qualità dell'insegnamento e la dotazione di capitale umano a tutti i livelli di istruzione: primario, secondario e terziario. L'insegnamento è una professione caratterizzata da un percorso di carriera unico e attualmente da prospettive limitate di sviluppo professionale. La diversificazione della carriera dei docenti, la cui progressione deve essere meglio
correlata al merito e alle competenze, associata ad una valutazione generalizzata del sistema educativo, potrebbero tradursi in migliori risultati della scuola. Per assicurare una transizione agevole dalla scuola al mercato del lavoro, sembrano cruciali, nel ciclo di istruzione secondaria superiore e terziaria, il rafforzamento e l'ampliamento della formazione pratica, aumentando l'apprendimento basato sul lavoro e l'istruzione e la formazione professionale. A seguito del decreto legislativo del 2013 in materia, è
essenziale istituire un registro nazionale delle qualifiche per garantire un riconoscimento delle competenze a livello nazionale. In aggiunta ai primi interventi in questa direzione, assegnare i finanziamenti pubblici destinati alle università in funzione dei risultati conseguiti nella ricerca e nell'insegnamento avrebbe il merito di contribuire a migliorare la qualità delle università e, potenzialmente, di accrescere la
capacità di ricerca e innovazione che, in Italia, accusa ancora un ritardo”
.

STIPENDI MERITOCRATICI - Il problema della scuola italiana, dunque, sarebbe nel percorso di carriera unico riservato ai docenti e nella limitata possibilità per loro di crescere professionalmente. Nel programma politico di Renzi è già presente l'intenzione di sdoganare la carriera dei docenti dalla sola anzianità, mettendo in moto un meccanismo di crescita legato al merito e quindi anche allo stipendio. Ma in che modo? Questo è tutto da vedere, sarà compito del ministro Stefania Giannini provvedere alle direttive, anche tramite un confronto con i sindacati già pronti a dare battaglia. A beneficiarne di più, sempre in base ai risultati ottenuti, saranno i presidi. E non solo. Buone notizie anche per gli studenti: l'Europa, infatti, chiede all'Italia di potenziare i finanziamenti pubblici alle università, per ricerca e insegnamento, e di valorizzare i rapporti tra la scuola e il mondo del lavoro.

Lorena Loiacono

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