Da collaboratore scolastico a docente di latino e greco nello stesso liceo, nello stesso edificio, negli stessi corridoi.
Al liceo classico Minghetti di Bologna, Francesco Morleo passa dall’essere il punto di riferimento per fotocopie e corridoi a insegnare Cicerone a tre classi che fino a ieri lo incrociavano fuori dall’aula.
Una storia che è il compimento di un percorso iniziato anni fa, tra studio universitario, graduatorie, corsi abilitanti e attese. “Tra poco farò la mia prima lezione”, racconta con emozione a ‘La Repubblica’. E l’argomento è già una dichiarazione di intenti: Cicerone e la sua Humanitas.
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Dal Salento a Bologna, con la cultura classica come bussola
Originario di un paese in provincia di Brindisi, Morleo arriva a Bologna nel 2014 per studiare lettere classiche all’Alma Mater. Cinque anni tra triennale e magistrale, una tesi in Storia della lingua greca e l’altra in Sociologia della letteratura.
Nel 2022 è pronto per insegnare. “È sempre stato il mio sogno trasmettere alle nuove generazioni il valore della cultura classica”.
Comincia la trafila delle graduatorie, frequenta i corsi per ottenere i 60 crediti necessari. Ma la chiamata non arriva. O meglio, non quella che porta in cattedra. Nel frattempo c’è bisogno di collaboratori scolastici. Decide di accettare. “Dal 2022 ho sempre fatto il collaboratore scolastico, sperando che prima o poi le cose sarebbero cambiate”.
Nei corridoi prima che in cattedra
In questi anni ha lavorato in diverse scuole. Quest’anno chiede proprio il Minghetti, il liceo classico che aveva già nel mirino dell’insegnamento: “Perché è quello dove avrei voluto stare: al classico”.
Quattro anni da collaboratore, interrotti solo da una breve supplenza alle elementari di Borgonuovo. “E comunque mi era piaciuto molto”.
Nel frattempo dà lezioni private e diventa un riferimento per molti studenti. Non solo per traduzioni e declinazioni. “I ragazzi si confidano molto con i collaboratori scolastici. Nei corridoi ci siamo noi. Raccontano le difficoltà a scuola, i problemi a casa, i genitori in fase di separazione, l’ansia da prestazione”.
Capitava anche che chiedessero un aiuto su un aoristo o una versione. “Nei momenti di pausa a volte si confrontavano su autori, regole grammaticali”.
Non parla di frustrazione per il lavoro svolto finora. Il punto critico, semmai, è altrove. “È frustrante il sistema di chiamata di noi insegnanti. Dipendere da un algoritmo”.
L’occasione giusta e il cambio di cartellino
Qualche mese fa era arrivata una prima proposta di supplenza al Minghetti, ma per sole due settimane. Accettare avrebbe significato perdere il contratto da collaboratore. “Non posso permettermelo. Sono stato costretto a rinunciare”.
Poi arriva l’occasione: tre mesi fino alla fine dell’anno scolastico, tre classi, una candidatura spontanea – la cosiddetta Mad – che va a buon fine. Cambia contratto, cambia ruolo. “Sono molto felice”.
Tra i primi a congratularsi, gli studenti. “Si sono complimentati tutti, gli ex colleghi e tutti i docenti. Anche se qualcuno di loro era all’oscuro del mio percorso, si sono stupiti”.
La prima lezione è già pronta. “Tra poco farò la mia prima lezione. L’argomento sarà Cicerone e la sua Humanitas. Tutto questo è capitato in medias res”, scherza.
La supplenza finirà a giugno. E dopo? “Spero di continuare a insegnare, in caso contrario tornerò a fare il collaboratore in attesa di una nuova opportunità. Il mio posto comunque è a scuola”.