paolo mendico
Fonte foto: Corriere della Sera


Ventotto pagine. Sette giorni di sopralluoghi nella provincia di Latina, tra i comuni di Fondi e Santi Cosma e Damiano. Decine di colloqui. Eppure, alla fine, la relazione degli ispettori ministeriali sul caso di Paolo Mendico - il ragazzo di 14 anni morto suicida - non condanna nessuno. E non assolve nessuno.

Come spiegano gli stessi ispettori nelle conclusioni, "non è stato possibile acquisire audizioni o materiale probatorio (chat, foto) che avrebbero concorso a determinare gli esiti di questo accertamento".

Il perché è semplice: l'indagine della Procura di Cassino è ancora aperta, e quei materiali sono sotto sequestro. Le risposte più importanti arriveranno da lì. Ma intanto, nella relazione che Il Messaggero ha potuto leggere integralmente, ci sono elementi che è importante conoscere.

Indice

  1. Cosa dice (e non dice) la relazione
  2. La contraddizione che fa più rumore
  3. Le sospensioni
  4. La voce del padre
  5. Cosa ha detto la Garante dell'Infanzia

Cosa dice (e non dice) la relazione

Gli ispettori non hanno trovato prove oggettive di bullismo sistematico e continuativo ai danni di Paolo. Gli episodi segnalati vengono infatti classificati come "conflitti reciproci" tra studenti, non come comportamenti mirati e ripetuti contro di lui.

Si parla di "casi isolati", una definizione che però non li rende meno gravi. Sul piano formale, la scuola risultava in regola: progetti anti-bullismo attivi, sportelli di ascolto psicologico, figure di riferimento previste dalla normativa. Tutto a posto sulla carta.

Nella realtà, però, qualcosa non ha funzionato. Gli ispettori lo riconoscono. Paolo aveva segnali visibili di disagio - ritardi frequenti, difficoltà relazionali - ma non è mai stato attivato un percorso di supporto strutturato e continuativo.

Così, le annotazioni sul registro restavano annotazioni. I richiami restavano richiami. Niente di più.

Anche l'inserimento di Paolo in una nuova classe viene letto come un fattore che avrebbe "destabilizzato l'equilibrio generale dei ragazzi", senza che la scuola mettesse in campo strategie concrete per accompagnare quella transizione.

La contraddizione che fa più rumore

C'è un passaggio della relazione che è difficile da ignorare. La famiglia Mendico ha dichiarato di aver segnalato più volte gli episodi di bullismo a un'insegnante. Quell'insegnante, davanti agli ispettori, ha negato. Ma una sua collega l'ha smentita, confermando la versione dei genitori.

Una bugia, o un ricordo diverso? Non lo sappiamo ancora. Ma è un elemento da prendere in considerazione e su cui andrà fatta luce.

Le sospensioni

A seguito della relazione, il Ministero ha disposto la sospensione della dirigente scolastica Gina Antonetti e delle docenti Floriana Forte e Teresa Di Viccaro. Gli ispettori parlano esplicitamente di omissioni e "profili di responsabilità di rilevanza disciplinare".

Sulla preside, in particolare, il giudizio è netto: secondo la relazione, "avrebbe dovuto promuovere l'individuazione di interventi più incisivi (...), anziché abdicare al proprio ruolo e spogliare le proprie prerogative limitandosi a esortare i docenti a punire determinati comportamenti".

La voce del padre

Giuseppe Mendico, padre di Paolo, ha letto la relazione. E ha ancora tante domande senza risposta.

"Il fatto che gli episodi non siano definiti come "bullismo" vorrei capirlo meglio, perché si parla di casi isolati, ma quei fatti sono avvenuti e sono fatti gravi. Noi l'abbiamo detto e ripetuto, siamo andati lì, abbiamo parlato con la vicepreside, abbiamo raccontato cosa succedeva a Paolo, le parole che usavano per prenderlo in giro, Nino D'Angelo, Paoletta... 

Ma anche le aggressioni fisiche che subiva. Se questo non è bullismo cosa significa la parola bullismo? Con Paolo parlavamo sempre di tutto, sapevamo del suo disagio e lo abbiamo segnalato più volte alla scuola. Ma non è bastato."

Cosa ha detto la Garante dell'Infanzia

Sul caso è intervenuta anche Monica Sansoni, Garante dell'Infanzia della Regione Lazio, con parole che invitano alla cautela ma non alla rassegnazione:

"Garantire ascolto, tutela e sostegno è alla base del mio ruolo istituzionale. Ci troviamo di fronte ad un percorso doloroso quanto tortuoso e sarà fondamentale analizzare, approfonditamente, tutte le parti del verbale ispettivo.

Da una prima disamina emergono elementi inquietanti e contraddittori, ma attendo il parere della Procura in merito. Una cosa è certa: al netto di alcuni leciti dubbi emersi nella lettura del documento, si evidenziano nitide le responsabilità che gli stessi ispettori hanno posto all'attenzione e che non saranno sicuramente sottovalutate.

Dovranno inoltre essere specificati i così definiti "casi isolati" citati nella relazione, in quanto verosimilmente possono riguardare altri tipi di reati. Non bisogna dimenticare che il bullismo è un insieme di reati, e a tal proposito devono essere distintamente valutati."

 

Se tu o qualcuno che conosci sta attraversando un momento difficile, puoi contattare il Telefono Amico al 02 2327 2327 o il Telefono Azzurro al 19696, attivo 24 ore su 24. In alternativa, c'è l'helpline del servizio Emergenza infanzia al numero 114.

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