
Come sarà lo scenario didattico che attenderà gli universitari italiani all’inizio del nuovo anno accademico in partenza a settembre? Le variabili sono molte poiché è ancora impossibile definire un quadro chiaro della situazione dei prossimi mesi ma, grazie alla campagna vaccinale che procede in modo spedito, è possibile finalmente ipotizzare un ritorno in presenza più concreto e stabile rispetto a quello degli scorsi mesi.
È stata la stessa Ministra dell’Università e della Ricerca Maria Cristina Messa a dichiarare a Rainews24, notizia citata anche da SiciliaNews24, che se entro settembre si raggiungerà l’immunità di gregge, gli studenti potranno tornare alla vita universitaria consueta, pur con le dovute cautele: “Se arriviamo all’immunità, da settembre si riprende in presenza. È importante per i giovani ritrovare la socialità”.
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Università, i fondi del PNRR assicureranno una ripartenza migliore a settembre
Accanto alla notizia del possibile ritorno in presenza a settembre negli Atenei, la Ministra Messa ha annunciato inoltre che per assicurare una maggiore sicurezza ed efficienza nel sistema universitario, saranno investiti fondi all’interno del Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza, destinati alla ricerca accademica: “Nel PNRR c’è molto dal punto di vista dei nuovi fondi. Ma anche nell’ultimo Sostegni Bis abbiamo varato una misura che istituisce un fondo per la scienza, per la ricerca individuale, per giovani e meno giovani. Accanto a questo, quello che chiedono i giovani, è non solo la possibilità di avere finanziamenti ma anche di lavorare con una certa tranquillità con un team che possa supportarli, e anche meglio retribuiti ma quella è una battaglia durissima. Si fa molta fatica a far capire che queste funzioni devono essere retribuite in maniera diversa”.
Insomma, tra investimenti destinati alla ricerca e finanziamenti di più difficile attuazione, quel che comunque assicura la Ministra è una continuità per quel che riguarda la Dad che a quanto pare non sparirà del tutto, anche quando il virus non sarà più una minaccia. La didattica a distanza sarà infatti considerata un mezzo “complementare” rispetto a quelli di didattica tradizionale, poiché sarà utilizzata per “raggiungere quegli studenti che non possono essere presenti” e anche per mantenere attivi e proficui “gli scambi con altre Università in tutte le parti del mondo”.
Guarda il video che spiega come è cambiata la vita degli studenti universitari a causa del Covid-19: