
L’immaginario collettivo vorrebbe lo studente ideale come un corridore centometrista: iscrizione a 19 anni, tre anni di esami sostenuti con regolarità e corona d’alloro a 22 anni.
In un tempo in cui questa pressione universitaria è molto forte, tantissimi sono gli studenti che vivono con ansia un possibile ritardo negli studi. Alcuni di loro, come si può osservare in forum online come Reddit, arrivano a sviluppare malessere psicologico per questo motivo, altri iniziano a mentire alle famiglie sui loro risultati.
Eppure, la realtà fotografata da AlmaLaurea sulle caratteristiche anagrafiche dei laureati triennali 2024, racconta una realtà molto diversa. In Italia, laurearsi "in tempo" è un traguardo che meno della metà degli studenti riesce a tagliare.
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L’età media: quel 24,5 che rompe il tabù
Il dato nazionale è inequivocabile: l’età media alla laurea è di 24,5 anni. Considerando che un percorso triennale dovrebbe concludersi tra i 21 e i 22 anni, appare evidente che la maggior parte dei laureati italiani impiega almeno uno o due anni in più rispetto alla tabella di marcia teorica.
Solo il 46,3% dei laureati riesce a ottenere il titolo prima dei 23 anni. Il resto della popolazione studentesca si divide tra chi termina a 23-24 anni (31,5%) e una fetta consistente (oltre il 22%) che supera la soglia dei 25 anni.
Questo scostamento non deve però essere letto necessariamente come un segnale di pigrizia: il percorso universitario è spesso influenzato da fattori esterni, necessità lavorative e complessità burocratiche che rendono il "fuoricorso" un’eventualità più che concreta.
La geografia del voto: il divario Nord-Sud
Analizzando i dati per regione della sede dell’Ateneo, emerge una polarizzazione netta. Le università che vantano gli studenti più giovani al momento della laurea si trovano prevalentemente nel Nord Italia.
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I più veloci: Il primato della "giovinezza" spetta al Trentino Alto Adige, dove l’età media scende a 23,8 anni e ben il 59,9% dei laureati finisce prima dei 23 anni. Seguono a ruota l’Emilia Romagna (24,0 anni) e il Veneto e la Lombardia (entrambe a 24,2 anni).
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Le sfide del Sud e delle Isole: Al capo opposto della classifica troviamo il Molise, con un’età media di 26,5 anni (solo il 29,2% si laurea prima dei 23), e la Sardegna, dove l’età media si attesta sui 26,1 anni.
Interessante notare come nelle regioni del Nord ci sia una percentuale più alta di studenti provenienti da fuori regione (il 53,9% in Trentino, il 41% in Emilia Romagna). Questo "movimento" di studenti fuorisede spesso si accompagna a una maggiore pressione a terminare gli studi velocemente per ridurre i costi di mantenimento fuori casa.
Perché perdere un anno non è una tragedia
I dati confermano: perdere un anno non significa perdere il treno. Il "ritardo" nel laurearsi sembra essere un tratto strutturale dell'università italiana, influenzato da contesti regionali e socio-economici differenti.
Se la media è 24 anni e mezzo, chi finisce a 25 non è un fallito, ma è perfettamente in linea con la realtà del proprio Paese. L'importante non è solo la velocità, ma la qualità del percorso e la capacità di arrivare al traguardo con un bagaglio di conoscenze pronto per essere speso nel mondo del lavoro. Il treno, insomma, passa ancora.