
Una studentessa universitaria pugliese ha condiviso con la redazione di Skuola.net la sua frustrazione per un tragitto quotidiano diventato ormai insostenibile. Per coprire la distanza tra Gallipoli e il polo universitario di Ecotekne, che in auto richiederebbe circa trenta minuti, il pullman impiega un'ora e mezza.
E oltre ai ritardi cronici, c’è il discorso della scomodità, con i passeggeri costretti a viaggiare stipati in piedi. A fronte dei ripetuti reclami, la risposta dell'azienda di trasporti è stata una sola: l'aumento del costo del biglietto.
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Un percorso a ostacoli tra deviazioni e sovraffollamento
La dinamica del disservizio si ripete ogni giorno a danno di decine di universitari. La corsa parte da Gallipoli per poi attraversare in sequenza i comuni limitrofi di Alezio e Tuglie e Sannicola. Fin qui la logistica del trasporto regge, ma è proprio a Sannicola che il mezzo esaurisce sistematicamente i posti a sedere.
L'anomalia organizzativa si concretizza con la tappa successiva: la deviazione verso Nardò. Questa fermata impone al pullman un percorso contorto e un notevole allungamento dei tempi di percorrenza. Inoltre, caricando ulteriori passeggeri su un veicolo già al completo, costringe gli studenti a viaggiare in piedi per buona parte della tratta.
Come sottolinea la studentessa, che ha scelto di restare anonima, trasformare 30 minuti di macchina in un viaggio di un'ora e mezza, in condizioni di totale disagio, complica enormemente la vita accademica.
Segnalazioni ignorate e il paradosso dei rincari
Oltre al danno logistico, poi, c'è la frustrazione di confrontarsi con la totale inazione dell'azienda competente. La studentessa evidenzia come, pur avendo scritto alla ditta per segnalare la problematica strutturale della tratta, non ci sia stata alcuna riorganizzazione del servizio. Anzi, l'unica novità registrata dall'utenza è stata il rincaro del prezzo del biglietto.
La segnalazione tocca anche un nervo scoperto più ampio, definendo "insostenibile" la situazione generale dei trasporti al Sud. Gli studenti si ritrovano a pagare tariffe maggiorate per un servizio che non garantisce efficienza, costretti a subire scelte organizzative penalizzanti senza ricevere risposte da chi gestisce la mobilità pubblica.