
Il momento della laurea rappresenta per molti la fine di un lungo percorso di sacrifici, ma per una studentessa di Medicina prossima alla conclusione, la stesura dell'ultima pagina è diventata un caso di coscienza.
Al centro della questione non c'è il contenuto scientifico del lavoro, bensì la pagina dei ringraziamenti, spesso considerata un passaggio dato per scontato.
La giovane ha espresso apertamente il desiderio di rompere questa tradizione, sentendosi "al capolinea della finzione" e rifiutando di sottostare a una formalità che percepisce come vuota o, peggio, ipocrita.
Il suo sfogo su Reddit ha aperto un piccolo dibattito sul valore istituzionale della tesi contro quello affettivo e privato.
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“Mi sento al capolinea”: le ragioni del no tra traumi e verità
Nel suo lungo post, la studentessa spiega perché non sente il bisogno di scrivere dediche formali.
Nonostante il bene che vuole ai parenti, non vede un "motivo concreto per dover chiedere a Chat GPT di inventare delle frasi per ringraziarli formalmente".
Il rifiuto nasce da un vissuto complesso: genitori che l’hanno sostenuta economicamente ma non sempre a livello psicologico, soprattutto durante un periodo di depressione; o amici che "preferivano uscire con altri allo stare con me" per poi riempirla di lodi nelle proprie tesi.
Per la ragazza, la dedica sarebbe una specie di falso storico, un modo per prendersi una "rivincita" nei confronti di chi l’ha minacciata dicendo che "se ti stai laureando è grazie a noi".
La sua è una ribellione contro l’idea che un "misero pezzo di carta" possa cancellare anni di incomprensioni.
Il fronte del dissenso: "I ringraziamenti sono una cafonata"
Molti utenti hanno accolto con favore la sua posizione, definendo le dediche personali una vera e propria "cafonata" in un lavoro accademico.
C'è chi sottolinea come la tesi sia un lavoro scientifico e che i ringraziamenti dovrebbero essere puramente "tecnici", limitati al relatore e ai correlatori che hanno effettivamente contribuito alla ricerca.
Altri raccontano esperienze simili: "Non ne ho mai capito il senso, ho scritto 4 tesi e non li ho mai messi", mentre alcuni ricordano come in momenti di fragilità mentale l'unico obiettivo fosse "togliermi la laurea dalle cose da fare", senza energie per cerimoniali inutili.
Per questo gruppo (il più corposo), la gratitudine va espressa di persona e in altra sede, non tra le pagine di un documento ufficiale che finirà dimenticato in uno scaffale.
Chi consiglia il compromesso: "Una dedica non costa nulla"
Dall’altra parte del dibattito, c'è chi invita la studentessa a non essere troppo radicale per evitare conflitti inutili.
Alcuni suggeriscono un "ringraziamento sintetico e generico" a chi ha sostenuto il percorso, senza fare nomi, come soluzione diplomatica.
La tesi viene vista anche come un "souvenir dell'affetto ricevuto", un ricordo da conservare per la propria copia personale. E infatti c’è chi fa notare che, sebbene sia un atto gratuito, una dedica "possa far piacere" a chi, nel bene o nel male, ha fatto parte di quegli anni.
Infine, alcuni utenti difendono l'importanza dei ringraziamenti quando servono a riconoscere un aiuto straordinario, come nel caso di un professore che sostiene uno studente durante una forte depressione, rendendo il gesto un atto di profonda umanità accademica.