
Arrivare in Italia e scoprire che la cosa che ami di più sono i mezzi pubblici. Sembra assurdo, ma è esattamente quello che è successo a Lucas Lawrence. Perché a volte basta uno sguardo esterno per capire che ciò che diamo per scontato – o critichiamo ogni giorno – altrove è un privilegio.
Lucas ha 25 anni, viene da Boston ed è un astrofisico in formazione. Insieme ai suoi colleghi ha appena pubblicato uno studio sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, in cui vengono individuati 45 esopianeti con condizioni di vita più favorevoli rispetto alla Terra.
Nel frattempo, però, la sua quotidianità è molto più terrestre: lezioni, esami, una nuova lingua da imparare e una città – Padova – tutta da scoprire.
Sulle orme di Galileo
Dopo la laurea alla Cornell University, nello stato di New York, ha deciso di trasferirsi in Italia per frequentare la magistrale in Astrofisica e Cosmologia. Una scelta che, fino a qualche anno fa, sarebbe sembrata controintuitiva.
“Gli Stati Uniti sono stati a lungo uno dei Paesi migliori per fare scienza, con abbondanza di fondi e di opportunità. Oggi però non è più così. Con i tagli alla ricerca la carriera di un giovane scienziato è diventata piena di punti interrogativi. Così ho deciso di partire per studiare all’estero”.
L’Italia, in questo scenario, è diventata una possibilità concreta. Anche per ragioni molto pratiche: “Ci ha insegnato Galileo. Nel mio settore scientifico gode di un’ottima reputazione e a differenza di molte altre università in giro per il mondo posso permettermela dal punto di vista economico”.
Padova, in particolare, è un punto di incontro tra tradizione scientifica e accessibilità. E, a quanto pare, anche tra aspettative e realtà.
“È stata una scelta difficile, perché ancora non ho imparato l’italiano e devo adattarmi a un sistema di insegnamento del tutto diverso. Ma sono soddisfatto, lo shock è stato inferiore ai miei timori”.
Un nuovo metodo di studio
Le lezioni sono in inglese (il corso è internazionale) ma il vero cambio di paradigma è un altro: il metodo di studio.
“Negli Stati Uniti si segue il corso, si fanno compiti continui e poi un test scritto. È più facile restare al passo. In Italia bisogna imparare a gestire il proprio tempo per non arrivare agli ultimi giorni con l’intero programma da digerire. All’inizio per noi americani non è affatto facile”.
E infatti: “Se non si sta attenti si rischia di fare una scorpacciata dell’intero programma negli ultimi giorni”.
Poi c’è la parte più sorprendente. Alla domanda su cosa gli piaccia di più dell’Italia, Lucas non cita il cibo, né il clima, né il patrimonio artistico. Anzi, rsponde così:
“I mezzi pubblici”.
“Lo so, voi vi lamentate perché sono sempre in ritardo, ma non conoscete quelli americani. A eccezione di poche zone fortunate da noi si è costretti a prendere sempre la macchina.
Di Padova adoro la possibilità di muoversi a piedi. Si può raggiungere tutto con una piacevole camminata. Per visitare le altre città basta salire su un treno. La mia attività preferita, al di fuori dello studio, è proprio lo scoprire il Paese”.
È una questione di abitudini, ma anche di infrastrutture. E di libertà: quella di non dipendere sempre da un’auto per vivere.
Nel frattempo, Lucas continua a lavorare su ciò che lo ha portato fin qui: gli esopianeti. “Gli esopianeti sono quei pianeti che orbitano attorno a stelle diverse dal nostro Sole. […] Sono affascinanti perché li immaginiamo abitati dagli alieni.
Non è così, o almeno non abbiamo ancora fatto scoperte in questo senso. Nel nostro studio però abbiamo individuato i 45 esopianeti con le condizioni più adatte alla vita”.
Le condizioni? Molte, ma una più di tutte: “La possibilità che possa esistere acqua liquida sulla superficie”. Non significa che siano abitati. Non ancora. “Parliamo di centinaia di anni luce. Possiamo però escogitare dei metodi per ottenere buone informazioni” spiega Lucas.
E sulla domanda più grande - se esista vita oltre la Terra - la risposta resta aperta: “Su questo sono moderatamente ottimista. […] Immagino un lungo dibattito sulla loro origine”.
Nel frattempo, però, c’è anche spazio per immaginare (e sognare): “Sì certo, li ho sognati. […] c’erano stelle di diversi colori, cieli viola, foreste rosse”.
A volte serve andare lontano per accorgersi di quello che abbiamo sotto casa. Anche se, nel suo caso, “lontano” significa guardare verso altri pianeti, magari dal finestrino del bus che ha imparato ad apprezzare così tanto.