
C'è un momento, nel percorso di ogni studente, in cui le parole di un insegnante possono pesare come macigni. Per una giovane studentessa diventata virale su TikTok, quelle parole sono state un verdetto spietato: "Non sarai mai in grado di affrontare l'università".
Il video, che ha rapidamente acceso il dibattito online, mostra un contrasto potente: da un lato le immagini della ragazza, in un completo rosa il giorno della sua Maturità, che varca la soglia della scuola in lacrime dopo un colloquio umiliante con la sua docente di italiano; dall'altro, uno screenshot che segna l'inizio della sua nuova vita: "Ho preso 30 al mio primo esame".
@emmaa.biondii nessuno ha mai creduto in me. nessuno. tutti noi siamo sempre stati etichettati con un voto e nessuno ha mai dato noi la possibilita di dimostrare le nostre potenzialità. la scuola italiana è una scuola tossic4, pesante e che non riesce a capire le esigenze dei ragazzi a 14-19 anni. quindi vorrei dire a tutti quei professori; io ce l’ho fatta e voi adesso avete capito che alunna e che potenzialità avevate tra i vostri banchi. ps: non vedevo l’ora di andarmene cordiali saluti #fyp
Originalton - jasi
Una storia che non è un caso isolato
Il racconto della studentessa ha scoperchiato un "vaso di Pandora" colmo di esperienze simili. Sotto il video si sono moltiplicate le testimonianze di professionisti che, anni prima, erano stati bollati come "non idonei" o "senza futuro" dai propri educatori. La realtà, però, ha dimostrato l'esatto contrario.
"Ero uscito con 'Sufficiente' alle medie e mi avevano consigliato una scuola professionale. Ora sono un medico specialista in ginecologia e ostetricia." Un altro commento suona così: "Adesso mi trovo a fare ingegneria e non cambierei nulla. Mi dispiace per quelle persone che credono di conoscerci meglio di noi stessi."
C'è anche chi ha preso più di una laurea: "La mia prof di greco mi disse di non perdere tempo a iscrivermi all'università. Ho preso due lauree e un master con il massimo dei voti."
Il peso della valutazione: limite o stimolo?
Quando un docente emette un giudizio definitivo sulle capacità future di un ragazzo, rischia di innescare la cosiddetta "profezia che si autoavvera", portando lo studente ad arrendersi prima ancora di provare.
Tuttavia, come dimostra la storia di Emma, esiste anche una resilienza reattiva. La rabbia per un'ingiustizia subita può trasformarsi nel carburante necessario per superare i propri limiti e dimostrare che il potenziale umano non è mai una fotografia statica scattata a 18 anni, ma un processo in continua evoluzione.
Il successo accademico e professionale dipende da fattori che spesso sfuggono ai registri scolastici: determinazione, passione, maturità emotiva e, soprattutto, la capacità di non credere a chi dice che "non puoi farcela".