Illustrazione di una studentessa seduta nel cortile universitario con borsa, borraccia, mela e scarpe da ginnastica

Chi dorme bene e mangia in modo sano ha meno stress. Lo dice uno studio su 1.159 universitari portoghesi, che mette in relazione le abitudini di tutti i giorni, il benessere psicologico e i sintomi di ansia, stress e depressione. La ricerca arriva dal Politecnico di Porto, in Portogallo, ed è stata realizzata incrociando questionari su alimentazione, attività fisica e sonno con scale già validate per misurare il disagio psicologico.

Il tema però non riguarda solo gli studenti portoghesi.

Anche da noi, chi vive fuori casa tra esami, lezioni e orari sballati deve fare i conti ogni giorno con lo stesso equilibrio tra abitudini sane e pressione psicologica. Lo studio portoghese non fotografa la situazione italiana, ma dà uno spunto utile per capire un fenomeno che riguarda i giovani universitari ovunque si trovino a studiare.

Indice

  1. Stile di vita e salute mentale risultano collegati
  2. La ricerca coinvolge 1.159 studenti di Porto
  3. Età, peso e corso di studi incidono sulle abitudini
  4. Lo studio non dimostra un rapporto di causa effetto

Stile di vita e salute mentale risultano collegati

Gli studenti che si sentivano in salute hanno preso punteggi più alti di stile di vita, cioè legati ad abitudini più sane. Stessa cosa per chi non aveva sintomi di depressione e per chi aveva livelli di stress più bassi: in entrambi i casi il collegamento con uno stile di vita sano è risultato significativo.

Il quadro generale che viene fuori è comunque incoraggiante, almeno a prima vista. Gli studenti coinvolti hanno mostrato stili di vita nel complesso buoni e un disagio psicologico piuttosto contenuto.

Dentro questo quadro, però, ci sono delle crepe. La ricerca ha trovato sintomi lievi di depressione, ansia e stress che si avvicinavano alla soglia della gravità moderata: un dettaglio che ridimensiona l'idea di un benessere pieno e senza ombre tra i banchi universitari.

La ricerca coinvolge 1.159 studenti di Porto

Lo studio è trasversale, cioè scatta una fotografia di un gruppo di persone in un momento preciso, ed è stato fatto su 1.159 studenti del Politecnico di Porto. L'età media dei partecipanti era di 21,51 anni, con una deviazione standard di 2,65 anni.

Il campione era fatto per il 69,70% da donne, mentre il 71% degli studenti viveva ancora in famiglia.  Per raccogliere i dati, i partecipanti hanno risposto a tre questionari diversi. Uno di questi ha misurato le abitudini di tutti i giorni, mentre altri due questionari insieme hanno permesso di rilevare depressione, ansia, stress e altri indicatori di salute mentale.

Gli elementi che incidono sulle abitudini

Un indice di massa corporea più basso è legato a punteggi di stile di vita più sani. Stessa cosa per l'età più giovane e per il genere femminile, insieme all'iscrizione alla School of Health Sciences (corsi di laurea in ambito sanitario): chi studia materie legate alla salute, insomma, sembra portarsi dietro abitudini più coerenti con quello che studia.

C'è un dato curioso sul percorso di studi. Gli studenti al quarto anno hanno indicatori migliori, sia di stile di vita sia di salute mentale, rispetto a chi frequenta gli anni precedenti: un segnale che va controcorrente rispetto all'idea che avvicinarsi alla laurea porti solo più pressione.

C'è poi un risultato che gli stessi autori definiscono inatteso. È emerso un collegamento positivo tra chi la presenza di problemi e sintomi psicologici (misurati tramite il test CORE-18) e un punteggio di stile di vita più sano: come se accorgersi di più del proprio disagio spingesse alcuni studenti verso abitudini più salutari.

Lo studio non dimostra un rapporto di causa effetto

Essendo uno studio trasversale, la ricerca fotografa i collegamenti tra le variabili in un momento preciso. Questo vuol dire che non stabilisce cosa viene prima: non si può dire se sia lo stile di vita a migliorare la salute mentale, o il contrario.

Sul collegamento inatteso tra sintomi psicologici e punteggi di stile di vita, gli autori avanzano un'ipotesi prudente. Potrebbe trattarsi di comportamenti compensativi messi in atto da studenti più consapevoli dei propri sintomi, che reagiscono al disagio curando di più certe abitudini quotidiane.

Per le ricerche future, gli autori danno alcune indicazioni precise. Servono campioni più diversificati e bisogna includere fattori come il supporto sociale, le pressioni economiche e l'ambiente in cui vivono gli studenti.

L'ultima raccomandazione riguarda il metodo. Gli autori chiedono studi longitudinali, con misurazioni oggettive, capaci di seguire gli studenti nel tempo invece di fotografarli in un solo momento: solo così, scrivono, si potrà capire davvero come stile di vita e salute mentale si influenzano a vicenda.

Immagine di copertina generata con l'intelligenza artificiale.

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