
Smettetela di dire che ogni percorso universitario ha le stesse difficoltà perché non è vero. Dire che le STEM sono più toste delle materie umanistiche non è un giudizio di valore, è "pura cronaca accademica".
È quanto affermato da un post su Reddit. L'autore sostiene una tesi che, periodicamente, torna a far scaldare gli animi: le materie STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics) sono oggettivamente più difficili di quelle umanistiche.
E non sarebbe affatto una questione di valore sociale o di intelligenza superiore, ma di carico cognitivo e struttura del sapere.
Secondo l'utente, ammettere questa disparità significa semplicemente "smettere di negare l'evidenza per paura di offendere qualcuno", trattando la questione come un dato di fatto scientifico piuttosto che come un'opinione soggettiva.
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L'astrazione e l'effetto "parete": perché le scienze pesano di più
Un post Reddit, dunque. Il cuore della tesi risiede nella distinzione tra carico cognitivo estensivo e intensivo. Mentre le materie umanistiche richiedono di processare grandi quantità di informazioni, le STEM saturano la memoria di lavoro con l'astrazione pura.
"Il nostro cervello è evolutivamente più 'cablato' per la narrazione che per l'astrazione pura", spiega il post, sottolineando che se "la storia parla di umani, la chimica organica parla di orbitali".
Questa complessità intrinseca genererebbe un "effetto parete" che giustifica gli altissimi tassi di abbandono: nelle materie scientifiche il sapere è gerarchico e "se non mastichi l'Analisi, sei bloccato per tutto il resto della laurea". A differenza dei percorsi umanistici, dove si può eccellere anche con lacune parziali, nelle STEM "o sai tutto o non sai niente".
La rigidità del voto: "Non esiste l'interpretazione creativa di un bug"
Un altro punto sollevato riguarda la valutazione e il fenomeno della Grade Inflation. Statisticamente, nelle facoltà umanistiche i voti medi sono più alti, mentre in Ingegneria o Fisica la curva rimane "rigida e punitiva".
Il motivo risiederebbe nella natura stessa della materia: le STEM sono convergenti. Esiste una sola soluzione corretta e il feedback è binario.
"Se un ponte cade, cade. Se un algoritmo ha un bug, non gira", scrive l'autore, aggiungendo con sarcasmo che in queste facoltà non è possibile "convincere il professore che il tuo errore di segno era un'interpretazione creativa".
La precisione richiesta rende il percorso psicologicamente più stressante e la laurea mediamente più lunga.
Il coro dei consensi: "A Scienze della Formazione si atteggiano, i fisici sono umili"
Sotto il post, i commenti hanno creato un fronte variegato. Molti studenti STEM hanno ironizzato sulla crescita del proprio ego, ma non sono mancati i sostegni da chi ha vissuto entrambi i mondi.
Un utente con lauree in Filosofia e Scienze della Formazione ha confermato la disparità, lamentando come in certi ambienti umanistici si usino paroloni per concetti base "imparabili in un corso accelerato di 3-4 ore", mentre i professori di fisica di Yale o del MIT risultano essere "le persone più umili del mondo".
Anche chi ha frequentato il liceo classico e poi una STEM ammette la differenza: "Se avessi continuato nel settore umanistico non mi sarei neanche dovuto impegnare".
Le critiche degli umanisti: "Confusione tra astratto e difficile"
Non sono mancate, ovviamente, le reazioni piccate e le analisi critiche. Alcuni utenti hanno accusato l'autore di confondere la formalizzazione logica con la difficoltà generale, sostenendo che materie come il diritto o la filosofia teoretica presentino una "densità teorica e ambiguità delle fonti" che uno studente STEM non saprebbe gestire.
"Probabilmente voi STEM non riuscireste a laurearvi in una materia umanistica tanto quanto un umanista avrebbe difficoltà in una STEM", recita un commento, mentre un altro sottolinea la mole di studio: "A storia devo studiare 3/4 volte le ore che studiavo a informatica".
Infine, c'è chi taglia corto sulle argomentazioni, definendo la pretesa di oggettività come una "grande ca**ata" basata su criteri arbitrari.