Quattro giovani professionisti sanitari e neolaureati, due uomini e due donne, camminano sorridenti e chiacchierano all'aperto lungo un percorso in pietra durante una giornata soleggiata. Indossano divise mediche nei colori blu e verde e camici bianchi da medico, e alcuni di loro tengono in mano un diploma arrotolato. Sullo sfondo a sinistra si nota l'edificio moderno della Facoltà di Medicina con un ingresso ad arco, mentre sulla destra si apre una vista panoramica su una strada collinare e un borgo storico in lontananza.

Il mercato del lavoro legato all'ambito sanitario si conferma uno dei più solidi e dinamici in Italia. Chi sceglie un percorso di studi in questo settore gode di prospettive occupazionali nettamente superiori rispetto alla media nazionale di tutti gli altri gruppi disciplinari.

A dirlo l'annuale analisi, basata sulle elaborazioni del professor Angelo Mastrillo (Università di Bologna), che mette in luce un quadro estremamente positivo per i laureati del 2024 a un anno dal conseguimento del titoloLa fonte principale dello studio è il XXVIII rapporto annuale del Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea, incentrato proprio sui percorsi e sugli esiti occupazionali dei laureati

Indice

  1. Lavoro e professioni sanitarie: un primato assoluto 
  2. Analisi per macro-aree: chi sale e chi scende
  3. Orientamento alla scelta: il test di ammissione
  4. Le performance nel mondo del lavoro delle 22 lauree delle professioni sanitarie
    1. Le professioni sopra la media (87,9%)
    2. Le professioni sotto la media (87,9%)
  5. Le differenze geografiche tra le università italiane

Lavoro e professioni sanitarie: un primato assoluto 

Le professioni sanitarie si confermano al primo posto assoluto per tasso di occupazione in Italia. Isolando i dati dei laureati triennali di primo livello del 2024 intervistati a un anno dal titolo, emerge che la quota di occupati ha raggiunto l'87,9%. Questo dato non solo segna un incremento di +3,1 punti percentuali rispetto all'anno precedente (quando era all'84,8%), ma rappresenta il picco più alto registrato negli ultimi 18 anni, superando l'87,0% rilevato nel 2007.

Per comprendere l'eccezionalità di questo risultato, basti pensare che la media di occupazione complessiva di tutte le aree disciplinari a un anno dalla laurea si attesta al 48,9%. Il divario a favore dell'area sanitaria è dunque di ben 39 punti percentuali.

I numeri della ricerca: Su un totale di 18.957 laureati nelle professioni sanitarie nel 2024, hanno risposto all'indagine 11.502 ex studenti, e di questi ben 10.106 risultano già occupati a dodici mesi dal titolo. La retribuzione mensile netta media registrata è di 1.680 euro.

Analisi per macro-aree: chi sale e chi scende

All'interno del comparto sanitario, le diverse aree mostrano quasi tutte un segno positivo rispetto alla rilevazione precedente. Le quattro macro-aree registrano le seguenti performance occupazionali:

  • Infermieristica e ostetricia: Raggiunge l'89,1% di occupati, con una crescita significativa di +4,0 punti percentuali rispetto all'anno precedente.

  • Professioni della riabilitazione: Si attestano all'88,5%, registrando un incremento di +2,1 punti percentuali.

  • Area tecnica sanitaria: Sale all'84,9%, segnando un progresso di +2,9 punti percentuali.

  • Area della prevenzione: Rappresenta l'unica nota in controtendenza, con un calo di -3,7 punti percentuali che porta il tasso di occupazione al 77,9% (rispetto all'81,6% della rilevazione precedente).

tabelle occupazione professioni sanitarie

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Orientamento alla scelta: il test di ammissione

Questi dati storici e statistici rappresentano una bussola fondamentale per i circa 500 mila neodiplomati della maturità che si apprestano a scegliere il proprio percorso universitario, in vista della prova di ammissione prevista per il prossimo 16 settembre.

A fronte di circa 37 mila posti disponibili messi a bando dagli atenei, la competizione si preannuncia elevata, con una media nazionale che lo scorso anno ha visto circa 2 domande per ogni posto disponibile (64 mila candidati totali).

L'attrattività dei singoli corsi varia però moltissimo: si passa da situazioni di forte sbarramento come Fisioterapia (con ben 6,4 domande per un singolo posto), Logopedia (4,5), Ostetricia (3,3) e Dietistica (2,8), fino a casi come Infermieristica, dove il rapporto scende mediamente a 0,9 domande per posto a fronte di una disponibilità molto ampia di circa 19 mila posti totali a livello nazionale. Una scelta, quest'ultima, che dal punto di vista puramente statistico unisce un'alta probabilità di superamento del test d'ingresso a un tasso di occupazione successivo che sfiora il 90%.

Le performance nel mondo del lavoro delle 22 lauree delle professioni sanitarie

Scendendo nel dettaglio dei singoli corsi di laurea triennale, emerge una spiccata differenziazione degli sbocchi professionali a un anno dal titolo.

Le professioni sopra la media (87,9%)

I profili che superano la media generale del comparto vedono in testa i podologi e gli igienisti dentali:

  • Podologo: 91,1%

  • Igienista dentale: 90,7%

  • Fisioterapista: 90,0%

  • Infermiere / Logopedista / Tecnico ortopedico: 89,7% per ciascuna categoria

  • Tecnico di radiologia: 89,4%

  • Terapista occupazionale: 89,2%

  • Tecnico di neurofisiopatologia: 87,9%

Le professioni sotto la media (87,9%)

Pur mantenendo tassi d'impiego molto elevati rispetto ad altri settori universitari, i restanti profili si collocano al di sotto della media d'area:

  • Educatore professionale: 87,6%

  • Infermiere pediatrico / Ortottista: 86,4%

  • Terapista della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva: 85,9%

  • Tecnico audioprotesista: 84,8%

  • Tecnico di laboratorio / Tecnico della riabilitazione psichiatrica: 82,8%

  • Ostetrica: 81,0%

  • Tecnico della prevenzione: 79,9%

  • Dietista: 76,5%

  • Assistente sanitario: 73,9%

  • Tecnico audiometrista: 71,4%

  • Tecnico di fisiopatologia cardiocircolatoria: 63,0%

Le differenze geografiche tra le università italiane

La distribuzione geografica degli atenei incide sensibilmente sulle opportunità di impiego post-laurea. Le università del centro-nord continuano a guidare la classifica per efficacia occupazionale, ma l'aumento dei tassi d'impiego è diffuso in quasi tutte le 17 regioni monitorate.

Di seguito i tassi occupazionali registrati nelle diverse regioni, ordinati in modo decrescente:

  • Liguria: 93,2%

  • Friuli-Venezia Giulia: 93,1%

  • Piemonte: 91,5%

  • Lombardia: 91,2%

  • Veneto: 89,9%

  • Toscana: 89,4%

  • Emilia-Romagna / Marche: 88,7% (per entrambe le regioni)

  • Umbria: 87,4%

  • Lazio: 87,1%

  • Puglia: 86,1%

  • Sicilia: 84,9%

  • Calabria: 83,5%

  • Sardegna: 83,2%

  • Campania: 82,6%

  • Abruzzo: 82,4%

  • Molise: 81,4%

 

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