Rosaria battista con la sua tesi di laurea
Foto Repubblica Bari

A 24 anni Rosaria Battista si è laureata in Giurisprudenza con una tesi sull'ex Ilva di Taranto dedicata al padre Massimo, ex operaio e attivista morto di tumore nel 2024. Tra le prime cose fatte dopo la proclamazione, ha indossato una maglietta con il volto del papà.

La sua tesi di laurea parte dal caso Ilva per arrivare a una domanda di diritto. Rosaria l'ha raccontata in un'intervista a Repubblica Bari.

Indice

  1. Di cosa parla la tesi di laurea
  2. Il bilanciamento tra lavoro e salute
  3. La dedica al padre e la pratica da notaio

Di cosa parla la tesi di laurea

 "La responsabilità amministrativa nella pubblica amministrazione: l'autotutela tra il diritto alla salute e il diritto all'ambiente nel caso ex Ilva", questo il titolo del lavoro dell'ormai ex studentessa. Il percorso è internazionale, con doppio titolo italo-francese tra Bologna e Parigi.

Al centro c'è un dubbio che riguarda ogni atto pubblico. Una volta preso un provvedimento, l'amministrazione può considerare chiusa la pratica? Oppure deve continuare a verificare se quella decisione funziona ancora quando cambiano le circostanze, per esempio quelle ambientali?

È il quesito da cui Rosaria è partita. E la sua risposta è netta: "La sua responsabilità non finisce lì".

Il bilanciamento tra lavoro e salute

Il cuore del lavoro è il bilanciamento dei diritti. Da una parte c'è il lavoro, dall'altra la salute dei cittadini e la tutela dell'ambiente. "Si deve garantire il lavoro, ma allo stesso tempo il diritto alla salute e alla tutela dell'ambiente. Senza salute gli altri diritti non esistono", spiega la neolaureata.

Per Rosaria è un tema ancora aperto. L'esempio concreto sono i decreti ex Ilva: "È accaduto molto spesso con i decreti ex Ilva, con il governo che ha continuato a permettere la produzione nonostante le perizie indicassero criticità ambientali e per la salute dei cittadini".

In pratica, la tesi applica una questione di diritto amministrativo al caso dell'ex Ilva di Taranto. E la applica a una città che lei conosce dall'interno.

La dedica al padre e la pratica da notaio

Perché proprio questo argomento? "Dal desiderio di dare valore a quello che ha fatto mio padre", racconta Rosaria. E aggiunge: "Mi sembrava doveroso che qualcuno della mia generazione ne parlasse. A casa era argomento all'ordine del giorno".

A Taranto Massimo Battista era un volto noto. Dopo gli anni da operaio Ilva è diventato consigliere comunale ed è stato tra i fondatori del Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti, in prima linea contro l'inquinamento della fabbrica.

Nella dedica della tesi si rivolge anche a lui: "A mio padre, il mio faro, la mia forza, la mia guida. Non posso più vederti, ma continuerò a cercarti nella luce, perché so che, ovunque andrò, tu continuerai a illuminare la mia strada. Perché chi si ama davvero non se ne va mai via del tutto. Cambia forma e continua ad essere sole". Tra gli insegnamenti che porta con sé ricorda: "Non mollare mai".

Sul futuro dello stabilimento Rosaria ha le idee chiare. Vorrebbe la chiusura dell'ex Ilva, ma senza lasciare indietro nessuno: "Non che gli operai vengano abbandonati. Bisogna reintegrare i lavoratori altrove".

Il suo prossimo passo sarà a Bologna, dove inizierà la pratica per diventare notaio. "A Taranto almeno per adesso non c'è futuro", ammette, anche se le pesa stare lontana dalla famiglia, soprattutto dalla madre. Per la sua città spera "che la città incentivi i giovani a restare".

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