
C’è un momento che, prima o poi, arriva per tutti gli studenti universitari: l’invio di una mail a un prof.
I motivi possono essere i più diversi: chiedere informazioni su un esame, avere chiarimenti su una prova, fissare un ricevimento, inviare una bozza della tesi, chiedere una revisione, capire se un programma è aggiornato, o recuperare una verbalizzazione dispersa nel nulla.
Insomma, chi più ne ha, più ne metta.
Quel che è certo è che tu, come tanti altri colleghi, perderai minuti - forse ore - nel tentativo di scrivere una mail il più possibile formale, gentile, chiara e rispettosa.
Controllerai il saluto iniziale, rileggerai tre volte la richiesta, aggiungerai un “la ringrazio anticipatamente”, poi lo toglierai perché ti sembrerà troppo impostato, poi lo rimetterai perché senza ti sembrerà maleducato.
Tutti sforzi che, nella maggior parte dei casi, verranno ripagati con una risposta lunga quanto un messaggio di tuo padre su WhatsApp: “Ok.”
@noesbookshelves grazie amo #universita #sessioneestiva
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L’ansia da mail universitaria
Oppure, come nella versione più brutale riportata da una studentessa su TikTok, con un “Buongiorno, no. Ciao.” È proprio questa la scena raccontata in un video diventato riconoscibilissimo per chiunque abbia affrontato almeno una sessione d’esami.
Nel testo sovrapposto al video si legge più o meno questo: una studentessa guarda la risposta del professore dopo avergli mandato un’e-mail “usando tutte le forme di cortesia conosciute all’uomo”, costruita per un’ora intera per sembrare il più cortese, gentile e formale possibile.
La risposta, però, è l’opposto di tutto quello sforzo: secca, diretta, senza giri di parole. Un “no” confezionato con il minimo indispensabile.
Come scrivere una mail al prof senza trasformarla in una pergamena medievale
Da una parte lo studente che pesa ogni parola come se stesse scrivendo alla Corte costituzionale. Dall’altra il docente che, magari tra una riunione, un ricevimento e quaranta mail arretrate, risponde in tre parole.
Detto questo, un minimo di cura serve sempre: il prof non è il tuo migliore amico su WhatsApp. Però non è necessario scrivere ogni mail come se stessi chiedendo udienza al Presidente della Repubblica.
La regola migliore è: formale sì, inutilmente solenne no. Basta un saluto educato, una breve presentazione, una richiesta chiara e una chiusura rispettosa. Fine. Niente frasi infinite, scuse preventive o formule tipo “mi permetto umilmente di disturbarLa” se devi solo chiedere la data del ricevimento.
Anche perché, diciamolo, se dall’altra parte la risposta media è “Ok”, “No” o “Va bene”, forse possiamo liberarci tutti da un po’ di ansia. Meglio una mail semplice, ordinata e comprensibile che un trattato di diplomazia accademica in cui la domanda si capisce solo alla terza rilettura.