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L'emergenza sanitaria da COVID-19 continua la sua corsa senza sosta e il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha prontamente deciso di emanare un DPCM con nuove disposizioni governative da rispettare. Per evitare l’arrivo di un secondo lockdown generalizzato, come successo a marzo, il Governo ha deciso di mettere a punto una nuova strategia, dividendo l’intero territorio nazionale in aree diverse. Ecco cosa succede all’università e cosa ha dichiarato il ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi.

Nuovo DCPM: università chiuse ma con alcune eccezioni

I nuovi contagi da COVID-19 continuano preoccupare il Governo e l’intera popolazione. Per cercare di contrastare ancora una volta l’emergenza sanitaria, il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte ha deciso di emanare un nuovo DPCM in vigore da domani, venerdì 6 novembre. Come anticipato, l'intero territorio nazionale è stato suddiviso in tre aree a seconda del livello di rischio di contagio e per ognuna sono state elaborate delle misure restrittive da rispettare. A fare passi indietro, ancora una volta, è il mondo delle università. Come anticipato dal ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, in un’intervista a Adnkronos, le università resteranno chiuse fine al 4 dicembre con alcune eccezioni. Nel corso dell’intervista ha inoltre chiarito l’impegno del ministero e delle numerose università italiane per continuare ad erogare la didattica e garantire il diritto allo studio: “Sul fronte delle Università avevamo già adottato una modalità legata alla situazione dei territori, già a maggio quando c’è stata la ripartenza”. Dopo il lockdown, infatti, gli atenei italiani hanno adottato diverse procedure per garantire l’erogazione della didattica, tra turnazioni per la didattica in presenza e video lezioni da casa.

Nuovo DCPM: cosa cambia con la suddivisione in aree

Come accennato, da domani l'intero territorio nazionale sarà suddiviso in tre aree a seconda del livello di contagio presente e ciascuna zona dovrà categoricamente rispettare determinate disposizioni governative. Ma cosa cambia per il mondo dell’università? Nella serata di ieri il Premier Conte ha confermato che nelle regioni rosse, quelle a maggior rischio contagi, la didattica universitaria sarà tutta a distanza, fatta eccezione delle attività obbligatorie che devono essere fatte tutte in presenza (laboratori e tirocini obbligatori). Nelle zone gialle o arancioni sarà possibile, compatibilmente con la situazione locale, fare didattica in presenza solo per le matricole. Gli studenti iscritti gli anni successivi potranno seguire le lezioni solo in modalità telematica. Il ministro Manfredi, però, auspica che le ultime disposizioni emanate e le misure anti Covid già in atto possano raffreddare la curva pandemica e, quindi, consentire di gestire con maggiore serenità i prossimi mesi.

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