
Il traguardo della laurea rappresenta uno snodo cruciale per migliaia di giovani in Italia, ma quanto tempo occorre davvero per indossare la tanto desiderata corona d'alloro? Secondo il Rapporto AlmaLaurea 2026 sui percorsi di studio, l'età media alla laurea e il rispetto delle tempistiche accademiche variano profondamente in base al corso scelto, al background dello studente e ad abitudini di studio specifiche.
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L'età media alla laurea: chi corre e chi rallenta
Nel 2025, l'età media per conseguire un titolo universitario si attesta a 26,3 anni a livello generale. Andando a scomporre il dato complessivo, l'età media è di 25,2 anni per i titoli di primo livello, per salire a 27,3 anni per le magistrali a ciclo unico e a 27,9 per le magistrali biennali.
Analizzando le lauree triennali, emerge un divario netto tra i gruppi disciplinari: gli studenti delle materie scientifiche sono i più precoci, raggiungendo il traguardo a soli 24,2 anni di media. All'estremo opposto si posiziona l'area giuridica, dove la prima laurea arriva mediamente a 31 anni. Per le magistrali a ciclo unico l'età oscilla tra i 26,9 anni del ramo medico-farmaceutico e i 28,4 di quello legato all'educazione e formazione.
Le disparità si confermano anche nei percorsi magistrali biennali: qui i più giovani si trovano nei gruppi di ingegneria industriale e dell'informazione (26,7 anni), in netta contrapposizione al ramo medico-sanitario, che tocca quota 31,3 anni. In quest'ultimo caso, però, i ricercatori sottolineano che si tratta di un'età "lorda", fortemente condizionata dalla presenza di laureati che hanno scelto di iscriversi al biennio in età più avanzata rispetto a quella tradizionale, portando spesso con sé ritardi accumulati durante la triennale o periodi di pausa dagli studi.
Laurearsi in corso: un'impresa per il 60% degli studenti
Riuscire a concludere gli esami entro la durata prevista dall'ordinamento è una sfida vinta dal 60,4% dei laureati del 2025. Dopo i picchi di regolarità registrati fino al 2022 (agevolati dalle proroghe legate all'emergenza pandemica), si è assistito a un fisiologico calo, con una lieve ripresa proprio nell'ultimo anno.
Anche qui le differenze tra facoltà sono marcate. Nelle lauree di primo livello, il 72,4% degli studenti di psicologia si laurea perfettamente in tempo, contro appena il 47,8% dell'area informatica e ICT. Nelle magistrali a ciclo unico, il ramo educazione e formazione sfiora il 73,5% di laureati regolari, mentre ad architettura e ingegneria civile solo il 23,5% riesce a non finire fuori corso.
I fattori che pesano sul ritardo accademico
Ma cosa spinge uno studente ad accumulare ritardo? I dati AlmaLaurea quantificano l'indice di ritardo medio nel 34% di tempo in più rispetto alla durata naturale del corso. Diversi fattori incidono su questa percentuale:
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Il voto di diploma e le votazioni universitarie: chi esce dalle superiori con 60/100 impiega il 21% di tempo in più rispetto a chi ha preso 100. Similmente, accontentarsi di un voto di laurea basso (es. 66/110) è spesso associato a percorsi molto più lenti rispetto a chi punta al massimo.
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Frequenza e lavoro: frequentare meno del 25% delle lezioni comporta un allungamento dei tempi del 13,8%. Per i "lavoratori-studenti" il ritardo sale al 27,6%, mentre per chi svolge lavoretti saltuari ("studenti-lavoratori") l'impatto è più contenuto (6,7%).
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Geografia e atenei: gli studenti del Nord, o chi dal Centro si sposta al Nord, tendono a essere più rapidi. Chi studia e si diploma al Sud impiega circa il 17,3% di tempo in più. Inoltre, le mega-università (oltre 60.000 iscritti) rallentano il percorso di quasi il 10% rispetto ai piccoli atenei.
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Competenze e background: non avere la borsa di studio (+10,8%), possedere un inglese inferiore al livello B2 (+5,9%) e provenire da famiglie con genitori non laureati (+7,9%) sono tutti elementi che frenano la regolarità negli studi, uniti anche al peso della tesi, dove ogni mese di lavoro extra aggiunge un 2,6% di ritardo sul ruolino di marcia.