Il team di italiani della NASA si allarga: a soli 29 anni, Elisabetta Bettini è ricercatrice al Jet Propulsion Laboratory della NASA, in California, dove si occupa dei telescopi spaziali del futuro e di tecnologie pensate per studiare pianeti potenzialmente abitabili fuori dal sistema solare.
Il suo percorso parte dalla provincia di Pisa e passa da tappe diverse: prima la Maturità scientifica al liceo Ulisse Dini di Pisa, poi la laurea in ingegneria meccanica, il lavoro alla Piaggio e un master dedicato al settore spaziale, fino alla candidatura inviata all'agenzia spaziale.
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Di cosa si occupa Elisabetta alla NASA
Da Calci - piccolo Comune toscano alle porte di Pisa - alla NASA. Sembra quasi la trama di uno di quei film autobiografici sul genio di turno, ma è la storia vera di Elisabetta Bettini, 29 anni, oggi ricercatrice al Jet Propulsion Laboratory della NASA, a Pasadena, in California.
Il progetto in cui è coinvolta si chiama Iris e ha un obiettivo enorme: contribuire allo sviluppo di strumenti innovativi per cercare possibili forme di vita sugli esopianeti, cioè pianeti che si trovano fuori dal nostro sistema solare.
Queste tecnologie saranno utili anche per il futuro super telescopio HWO - Habitable Worlds Observatory, previsto per il 2040. Una missione ambiziosa, che punta a osservare mondi lontanissimi e a capire se, da qualche parte nello spazio, esistono condizioni compatibili con la vita.
Come spiega lei stessa a Il Tirreno: "Con queste tecnologie verranno fotografati e analizzati i pianeti potenzialmente abitabili che si trovano fuori dal sistema solare, per capire se in qualche modo possono ospitare forme di vita".
Dal liceo alla Piaggio, poi il ritorno allo spazio
La passione per lo spazio, però, non è arrivata all’improvviso. Elisabetta la coltivava già da tempo, anche se il suo primo lavoro dopo l’università l’ha portata in un settore diverso: l’automotive.
"Ho sempre avuto la passione per lo spazio - racconta - ma dopo la laurea ho iniziato a lavorare nel settore automotive, alla Piaggio, dove sono stata per due anni e mezzo. È stata un’esperienza molto formativa, sia dal punto di vista tecnico che umano.
Mi occupavo delle diagnosi delle centraline dei veicoli. Mi trovavo molto bene, poi però ho percepito il desiderio di riprendere l’argomento spaziale, così nel 2025 ho intrapreso questo master di secondo livello in quest’ambito all’Università di Bologna (Spices il nome del master, ndr).
Per cercare di realizzare un sogno, ho inviato il mio curriculum alla Nasa e sono stata ricontattata per partecipare a queste attività di ricerca".
Cosa serve per lavorare alla NASA
Quando si parla di storie come questa, il rischio è farle sembrare irraggiungibili. In realtà, Elisabetta racconta un percorso fatto di studio, esperienze, occasioni colte al momento giusto e anche un po’ di coraggio.
"Per arrivare servono vari fattori, la cosa indispensabile per qualsiasi obiettivo è partire da una preparazione solida - premette la ricercatrice - per questo ho iniziato con ingegneria meccanica, poi ho sentito di dover approfondire le mie conoscenze spaziali.
Durante l’università ho collaborato col laboratorio di robotica della Scuola Sant’Anna e partecipato a un programma di scambio internazionale che mi ha portato per alcuni mesi all’Università dell’Illinois.
Questa dimensione internazionale viene molto apprezzata, così come il fatto di avere una mente aperta, essere collaborativi e saper lavorare all’interno di un gruppo di lavoro. E poi, serve anche un po’ di intraprendenza".
Preparazione, quindi, ma non solo. Anche apertura mentale, capacità di lavorare con gli altri, esperienze internazionali e voglia di provarci anche quando l’obiettivo sembra lontanissimo.
Il messaggio del liceo Dini
La storia di Elisabetta ha riempito d’orgoglio anche il liceo Ulisse Dini di Pisa, la scuola da cui è partito il suo percorso. L’istituto ha voluto celebrarla con parole che raccontano bene il legame tra le sue radici e il traguardo raggiunto.
"C’è un pezzetto del nostro liceo tra le stelle, o meglio, nei laboratori dove il futuro dell’esplorazione spaziale prende forma. La storia di Elisabetta ci ricorda che la formazione liceale è il punto di partenza per una crescita a 360 gradi.
Oltre alle sue competenze tecniche e scientifiche, ha coltivato nel tempo passioni per l’arte digitale, il canto e la composizione musicale, oltre a un forte impegno nel volontariato.
Nonostante la distanza e il prestigioso incarico in California, il legame con le radici pisane e con il liceo Dini resta forte. Un pensiero speciale va alle insegnanti che l’hanno accompagnata durante gli anni del liceo, che Elisabetta ricorda con stima nel suo percorso.
A Elisabetta vanno i complimenti di tutta la comunità del nostro liceo. La sua carriera è la dimostrazione che, con dedizione, curiosità e una solida base formativa, nessun traguardo è troppo lontano. Nemmeno lo spazio".