
Un progetto innovativo che dà lustro agli studenti e ai ricercatori dell'Università di Torino
Università di Torino al G7 della scienza
Gli studenti e i ricercatori dell'Università di Torino possono essere fieri di loro stessi. In occasione del G7 della Scienza infatti è stata presentata un'invenzione molto particolare. Si tratta di una Tac, pensata ed ideata appunto dall'Università di Torino, che avrà il compito di "soccorrere" opere d'arte danneggiate. Davanti ai vertici del G7 e al Ministro Valeria Fedeli, , il rettore Gianmaria Ajani e il responsabile dell'Innovazione e della Competitività Germano Paini hanno spiegato l'importanza e la concreta possibilità di realizzare questa Tac, partendo da un modello pre-esistente ma ormai vecchio di cinque anni. Il nuovo macchinario potrebbe infatti intervenire su oggetti e manufatti di grandi dimensioni ed essere anche trasportata in loco, laddove dovesse servire un intervento urgente.
Università di Torino: la tac del futuro per il restauro di opere d'arte
Nel 2012, al Centro Conservazione e Restauro della Veneria, un primo prototipo, perfettamente funzionante della TAC era stata messa in funzione e aveva aiutato i ricercatori a scoprire i segreti della mummia di Shepsestaset, risalente all'epoca tolemaica. Oggi, sono passati cinque anni, e la scienza ha fatto passi da gigante. Ecco perchè l'Università di Torino e i suoi ricercatori hanno ideato il progetto della Tac del futuro che può offrire molte più prestazioni rispetto alla precedente. L'Università di Torino, Istituto nazionale di Fisica nucleare (Infn) e il Centro di conservazione e restauro della Venaria Reale, hanno deciso infatti di mettere a disposizione di tutte le comunità scientifiche internazionali l'intera documentazione del progetto per fornire a chiunque sia interessato un quadro completo delle capacità della nuova Tac.
Torino, i complimenti di Valeria Fedeli all'Università
Il progetto ha riscosso così un grande successo al G7 della Scienza dando pregio e lustro non solo all'Università torinese, ma anche a tutti gli studenti e ai ricercatori che hanno preso parte al progetto. L'importanza di attività di ricerca e sperimentazione come questa è fondamentale e la stessa Valeria Fedeli ha chiesto al Rettore di continuare e, se possibile, ampliare attività didattiche di questo tipo visto che è già stato attivato il primo corso di laurea per la Formazione dei Restauratori di Beni Culturali.
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