
"Caro proprietario di questo torrente, cosa ti ha fatto diritto privato?" Questa è la didascalia con cui una studentessa ha accompagnato un video su TikTok, diventato virale nel giro di poche ore.
Nel video sfoglia quello che tecnicamente è libro di testo, ma che nella pratica assomiglia più al diario segreto di qualcuno che ha attraversato un momento difficile con una valigetta di pennarelli.
Non stiamo parlando di qualche sottolineatura con la matita - quella si cancella, è accettabile. Stiamo parlando di pennarelli: rosa, azzurro, verde, tutti insieme, contemporaneamente, su ogni pagina.
Il risultato è una testimonianza visiva di qualcuno che ha affrontato lo studio come se stesse colorando un mandala antistress (con la stessa efficacia, probabilmente).
@giraldogaia mi si è spezzato il cuore 😭 #giurisprudenza #dirittoprivato #universita #perte
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Scarabocchi o frustrazione?
Quelle pagine scarabocchiate di rosa, azzurro e verde non raccontano solo di cattive abitudini di studio, raccontano di frustrazione.
Di un esame che non arrivava, di concetti che non si fissavano, di sessioni di studio infinite passate a evidenziare tutto nella speranza che qualcosa, prima o poi, entrasse in testa.
Va detto, però, che la domanda "cosa ti ha fatto diritto privato?" sa un po' di retorica trattandosi di uno degli esame notoriamente più tosti del circuito universitario tradizionale.
Diritto privato non va sottovalutato
Nei commenti al video si respira un'atmosfera di solidarietà. C'è chi non riuscirà mai a capire chi imbratta i libri convinto di memorizzare meglio. Ma c'è anche chi, sotto sotto, quel libro scarabocchiato lo capisce.
"Esprime esattamente ciò che si prova studiando questa materia", scrive qualcuno. E in effetti, a guardare bene quelle pagine multicolori, forse non stiamo guardando un metodo di studio - stiamo guardando una confessione.
La frustrazione di chi ha aperto quel manuale decine di volte sperando che qualcosa cambiasse, e ogni volta ha ripreso in mano il pennarello perché fare qualcosa, anche solo colorare, dà l'illusione di stare andando avanti.
"Proprietario di questo torrente, un po' ti capisco", ammette un altro utente - e con quella frase sdogana quello che probabilmente pensano in molti. Diritto privato fa questo alle persone. Il libro ne è solo la prova fisica.
La sottolineatura compulsiva non è studio
C'è anche un problema più profondo, però, che va oltre il rispetto del libro altrui. Quando ogni riga è sottolineata, quando ogni paragrafo ha tre colori diversi, quando non c'è più nulla che non sia stato evidenziato - tecnicamente non hai sottolineato niente. Hai solo ridipinto il libro.
Il cervello funziona per contrasto: se tutto è importante, niente è importante.
Gli studi sulla memoria lo confermano da decenni: la sottolineatura passiva è una delle tecniche di studio meno efficaci in assoluto. Illude di star lavorando, ma non fissa nulla.
Non sappiamo se lo studente ha trascorso ore su quelle pagine multicolori sentendosi produttivo, ma probabilmente ha chiuso il libro senza ricordare granché.