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Nessuna università italiana entra nella top 100 mondiale. E, rispetto allo scorso anno, la maggior parte degli atenei del nostro Paese perde terreno.

È questo il dato principale che emerge dalla nuova classifica Global 2000 del Center for World University Rankings, il ranking internazionale che valuta le migliori università del mondo prendendo in considerazione diversi indicatori: qualità dell’istruzione, occupabilità dei laureati, corpo docente e risultati della ricerca.

A guidare la classifica globale resta Harvard, prima per il quindicesimo anno consecutivo. Alle sue spalle si confermano il MIT, Stanford, Cambridge e Oxford, in una top five dominata ancora una volta da Stati Uniti e Regno Unito.

Ma il quadro mondiale sta cambiando: mentre gli atenei americani ed europei continuano a occupare molte posizioni di vertice, la Cina cresce rapidamente e rafforza la propria presenza tra le prime duemila università del mondo.

Per l’Italia, invece, il risultato è poco incoraggiante: ben il 79% delle università italiane presenti in classifica ha perso posizioni rispetto alla precedente edizione.

Indice

  1. Sapienza prima in Italia, ma fuori dalla top 100 mondiale
  2. La top ten italiana secondo il CWUR
  3. Perché le università italiane perdono posizioni
  4. Harvard resta prima, gli Stati Uniti dominano la top ten
  5. La Cina continua a crescere
  6. L’Europa resta forte, ma la concorrenza aumenta

Sapienza prima in Italia, ma fuori dalla top 100 mondiale

La migliore università italiana secondo il CWUR resta la Sapienza Università di Roma, che però si ferma al 129esimo posto mondiale. L’ateneo romano arretra di quattro posizioni rispetto allo scorso anno, a causa di un calo registrato in più indicatori, tra cui istruzione, corpo docente e ricerca.

Subito dopo troviamo l’Università di Padova, che scende al 182esimo posto, e l’Università di Milano, al 194esimo. Entrambe restano quindi nelle prime 200 al mondo, ma nessuna riesce ad avvicinarsi alla soglia della top 100.

A seguire, nella classifica italiana, ci sono l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, al 208esimo posto, e l’Università degli Studi di Napoli Federico II, che occupa la posizione numero 243.

La top ten italiana secondo il CWUR

La classifica delle migliori università italiane vede quindi in testa la Sapienza, seguita da Padova e Milano. Nel complesso, sono 66 le università italiane presenti nella Global 2000.

Di queste, 13 migliorano la propria posizione, una resta stabile - la Federico II di Napoli - mentre 52 arretrano. Completano la top ten nazionale: 

  • Sapienza Università di Roma: 129esimo posto mondiale

  • Università di Padova: 182esimo posto mondiale

  • Università di Milano: 194esimo posto mondiale

  • Università di Bologna: 208esimo posto mondiale

  • Università di Napoli Federico II: 243esimo posto mondiale

  • Università di Torino: 245esimo posto mondiale

  • Università di Firenze: 273esimo posto mondiale

  • Università di Pisa: 293esimo posto mondiale

  • Università di Genova: 294esimo posto mondiale

  • Università di Pavia: 335esimo posto mondiale

Perché le università italiane perdono posizioni

Secondo il CWUR, uno dei principali fattori dietro il calo italiano è legato alla performance nella ricerca.

In un contesto internazionale sempre più competitivo, gli atenei del nostro Paese faticano a tenere il passo di sistemi universitari che possono contare su maggiori investimenti e su una capacità più forte di attrarre talenti.

A pesare, quindi, non sarebbe soltanto la qualità della didattica, ma l’intero ecosistema che permette alle università di competere: finanziamenti, laboratori, ricerca scientifica, capacità di trattenere docenti e ricercatori, produzione di studi ad alto impatto.

Il presidente del CWUR, Nadim Mahassen, ha collegato il declino degli atenei italiani ad anni di finanziamenti insufficienti e a una progressiva svalutazione della scienza e dell’istruzione come beni pubblici.

Un problema che, secondo la lettura del ranking, non riguarda solo il mondo accademico, ma il futuro del Paese: meno forza nella ricerca significa anche meno innovazione, meno sviluppo scientifico e minore competitività nel lungo periodo.

Harvard resta prima, gli Stati Uniti dominano la top ten

A livello mondiale, la classifica conferma il predominio delle università statunitensi nelle posizioni più alte. Harvard resta al primo posto, seguita da MIT e Stanford. Al quarto e quinto posto ci sono le britanniche Cambridge e Oxford, le università pubbliche meglio posizionate nella graduatoria.

Il resto della top ten è ancora americano: Princeton, University of Pennsylvania, Columbia, Yale e University of Chicago. In totale, gli Stati Uniti occupano otto delle prime dieci posizioni mondiali.

Tuttavia, nelle fasce più basse della classifica, anche il sistema universitario statunitense mostra segnali di difficoltà: molti atenei perdono posizioni rispetto allo scorso anno, in un clima segnato da tagli, tensioni sul finanziamento alla ricerca e crescente competizione internazionale.

La Cina continua a crescere

Il dato più rilevante sul piano globale riguarda la Cina, che si conferma il Paese più rappresentato nella Global 2000. Gli atenei cinesi presenti in classifica sono 360, in aumento rispetto ai 346 dell’anno precedente.

La crescita è collegata ai forti investimenti nell’istruzione superiore e nella ricerca. Il 98% delle università cinesi ha migliorato il proprio punteggio rispetto allo scorso anno, con Tsinghua University come migliore ateneo del Paese, al 36esimo posto mondiale.

In Asia, però, il quadro non è uniforme. L’Università di Tokyo resta la migliore del continente, al 13esimo posto mondiale, ma il Giappone registra un calo diffuso: il 92% dei suoi atenei presenti nella Global 2000 perde posizioni. Più alterno il risultato dell’India, con università divise tra progressi e arretramenti.

L’Europa resta forte, ma la concorrenza aumenta

L’Europa continua a essere una presenza importante nella classifica, con 620 istituzioni tra le prime 2000. Ma anche qui il quadro è meno brillante rispetto al passato.

La concorrenza globale cresce, soprattutto da parte dell’Asia, e i sistemi universitari europei devono fare i conti con la necessità di investire di più in ricerca, innovazione e attrazione dei talenti.

Per l’Italia, il messaggio della classifica CWUR è netto: il Paese conserva atenei storici e riconosciuti a livello internazionale, ma fatica a competere nelle posizioni più alte.

La Sapienza resta la prima università italiana, ma l’assenza di atenei nella top 100 mondiale e il calo del 79% delle università presenti in graduatoria indicano una difficoltà strutturale che va oltre il singolo ranking.

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