
A volte le scoperte più grandi partono da un errore di valutazione. Chloe Lawlor, studentessa di dottorato presso l'Università di Galway, stava analizzando dei dati quando ha notato qualcosa di strano. Il suo primo pensiero? Un ammasso di polvere. La realtà era un po' diversa: aveva appena trovato un nuovo pianeta.
WISPIT 2c è il nome del pianeta appena scoperto, a circa 430 anni luce dalla Terra. Ha circa 5 milioni di anni - giovane, ancora in formazione - ed è già dieci volte più grande di Giove. Per capire la scala: Giove è il pianeta più grande del nostro sistema solare. Questo è dieci volte quello.
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La seconda volta in sette mesi
La cosa che rende questa storia ancora più assurda è il contesto. Lawlor e il suo team avevano già trovato un altro pianeta nella stessa regione di spazio solo sette mesi prima - WISPIT 2b, scoperto lo scorso agosto.
Entrambi orbitano attorno alla stessa giovane stella, WISPIT 2. Quando hanno trovato il primo, sospettavano che potesse esserci dell'altro nella zona. Ma trovarlo davvero è un'altra cosa.

"All'inizio non eravamo sicuri se si trattasse di un pianeta o di un grande ammasso di polvere", racconta Lawlor.
Il momento della certezza è arrivato quando nei dati è comparsa una firma chimica precisa: "Il monossido di carbonio è una delle firme chimiche chiave che cerchiamo nei giovani pianeti giganti. Quando lo abbiamo visto chiaramente nei dati, è stato allora che abbiamo capito di avere qualcosa di significativo."
E poi, con una onestà disarmante: "C'era decisamente un elemento di incredulità. Non mi aspettavo di essere io a trovare un secondo pianeta nel sistema."
Il problema: era quasi invisibile
WISPIT 2c è due volte più grande di WISPIT 2b, il pianeta trovato in agosto. Ma orbita quattro volte più vicino alla sua stella ospite, e questo lo rende quasi impossibile da individuare con i telescopi terrestri normali. La luce della stella copre praticamente tutto.
La soluzione è arrivata dal Very Large Telescope Interferometer dell'Osservatorio Europeo Australe, nel deserto di Atacama in Cile - una struttura che collega più telescopi per farli funzionare come un unico gigantesco strumento.
"Una configurazione incredibile in cui più telescopi possono essere collegati per formare un grande telescopio virtuale", spiega Lawlor.
"Questo ci ha permesso di ottenere quello che chiamiamo uno spettro, ovvero un'impronta chimica, che rivela gli elementi e le molecole nell'atmosfera di un oggetto." In pratica: una sorta di carta d'identità chimica del pianeta, ricavata dalla luce.
Perché questa scoperta conta
WISPIT 2 è solo il secondo sistema multi-planetario giovane e ancora in formazione mai osservato. Il che significa che studiarlo potrebbe dirci qualcosa su come si formano i sistemi planetari in generale, incluso il nostro. "Diventerà un laboratorio importante per studiare la formazione dei pianeti", dice Lawlor.
La professoressa Frances Fahy, direttrice della Ryan Institute, ha inquadrato la cosa in modo più ampio: "Scoperte come questa stimolano la fantasia e possono ispirare un'intera nuova generazione di astronomi."
Una studentessa di dottorato che pensava di guardare della polvere e si ritrova ad aver scoperto un pianeta dieci volte più grande di Giove. L'universo, a quanto pare, riserva ancora sorprese anche a chi lo studia tutti i giorni.