
Le tende tornano a essere il simbolo della protesta universitaria contro il caro-affitti. Da lunedì 12 ottobre l'Unione degli Universitari porta la mobilitazione sotto il Parlamento e in diversi atenei italiani, per denunciare il peso degli affitti e le politiche sulla casa per gli studenti fuorisede.
La mobilitazione si intitola "Cara Italia, quanto ci costi?" e mette al centro tre nodi: il carovita, il fallimento delle politiche abitative legate al PNRR e la trasformazione del diritto allo studio in un business per i privati.
Nelle prossime righe trovi dove si svolgono le proteste, quanto pesa oggi l'emergenza casa per i fuorisede e quali richieste l'UDU porta al Governo in vista della prossima Legge di Bilancio.
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La protesta arriva a Montecitorio e negli atenei italiani
La mobilitazione nazionale dell'UDU prende il via lunedì 12 ottobre in piazza Montecitorio e nei principali atenei del Paese. Le tende restano lo strumento scelto per dare visibilità alla protesta, davanti al Parlamento e nelle città universitarie.
Le iniziative coinvolgono studenti da nord a sud, da Milano a Lecce, passando per Bologna, Genova e Pavia. Le piazze si uniscono in un'unica giornata di mobilitazione diffusa su tutto il territorio nazionale.
Tre problemi concreti sono indicati dagli universitari: il carovita, che grava sulla quotidianità, le politiche abitative fallite e il diritto allo studio ridotto a un affare dei privati. Sono gli stessi nodi al centro della giornata "Cara Italia, quanto ci costi?".
Il caro-affitti lascia gli studenti senza casa o pendolari
Secondo l'UDU, le camere private finanziate con il PNRR possono arrivare a costare fino a 1.000 euro al mese.
"La Ministra Bernini è fuori dal mondo, crede di aver risolto l'emergenza abitativa quando invece ha sprecato 1,2 miliardi del PNRR per camere private che possono costare 1000 euro al mese", dichiara Sabrina Brizzola, coordinatrice dell'Unione degli Universitari.
La ministra Bernini indica 60mila posti letto da realizzare con il PNRR, ma per l'UDU ne sono stati realizzati appena 33mila, di cui solo il 3,8% pubblici. "Non è edilizia universitaria: è speculazione sulle spalle degli studenti più deboli", aggiunge Brizzola.
A Roma una stanza singola vicino alla Sapienza può costare tra 500 e 700 euro al mese. Nello stesso ateneo i fuorisede sono circa 40mila, mentre i posti letto disponibili tramite DiscoLazio restano poco più di 2.800.
Gli universitari chiedono 7 miliardi per università e welfare
Per la prossima Legge di Bilancio l'UDU chiede almeno 7 miliardi di euro per l'università pubblica e il diritto allo studio. Le richieste si dividono in quattro punti precisi, destinati a incidere su borse, alloggi, tasse e servizi.
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1,7 miliardi per le borse di studio: copertura totale del fabbisogno per i 330mila studenti idonei, per eliminare la figura dell'idoneo non beneficiario.
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Un piano pluriennale da 4 miliardi per alloggi interamente pubblici, destinati a quasi un milione di studenti fuorisede.
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2 miliardi per l'abolizione progressiva delle tasse universitarie.
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1,5 miliardi per il welfare studentesco: trasporti pubblici gratuiti, mense calmierate e supporto psicologico in tutti gli atenei.
"La casa è Diritto allo Studio. Lottiamo per scegliere chi essere e in quale società vivere", continua Brizzola. "Guardiamo alle esperienze di Francia e Spagna per dire che un altro modello di società e di università è possibile".