
"I messaggi e le chiamate sono crittografati end-to-end." È la prima cosa che vedi quando apri una chat su WhatsApp. Tradotto: nessuno può leggere quello che scrivi, nemmeno Meta. Una garanzia che suona rassicurante - e che ora qualcuno sta mettendo seriamente in discussione.
WhatsApp ti sta spiando? L'accusa dello studio legale
Uno studio legale americano, Quinn Emanuel Urquhart & Sullivan, ha depositato una denuncia il 23 gennaio 2025 presso una corte federale della California. La tesi è pesante: le chat di WhatsApp non sarebbero davvero crittografate, e alcuni dipendenti di una società esterna avrebbero avuto accesso alle conversazioni private degli utenti.
Secondo quanto riporta Bloomberg, i whistleblower - provenienti da Australia, Brasile, India, Messico e Sudafrica - affermano di aver avuto "accesso illimitato" ai messaggi e di poter "entrare praticamente in tutte le comunicazioni presumibilmente private".
Non stiamo parlando di dipendenti Meta, ma di moderatori di contenuti che lavoravano per Accenture, società di consulenza esterna.
Uno di loro avrebbe anche dichiarato di aver parlato con un membro del team Facebook, che avrebbe confermato la possibilità di accedere ai messaggi crittografati nei casi che coinvolgevano attività criminali.
Il dipartimento americano del Commercio starebbe ora esaminando queste dichiarazioni.
Il punto critico
Prima di allarmarsi del tutto, c'è un dettaglio importante: nella denuncia mancherebbero prove tecniche concrete che dimostrino come Meta riesca effettivamente a decrittare i messaggi.
Sapere che qualcuno ha "visto" delle conversazioni non spiega automaticamente come ci sia riuscito e senza quella risposta, l'accusa resta grave ma incompleta.
In altre parole: le testimonianze ci sono, la spiegazione tecnica no. E in una questione del genere, la differenza non è trascurabile.