video auguri africa

Un cartello con il nome del festeggiato, una foto stampata, musica a tutto volume e un gruppo di persone che balla davanti alla telecamera augurando buon compleanno a qualcuno che vive magari a migliaia di chilometri di distanza.

Se passate abbastanza tempo sui social, probabilmente vi sarà capitato di vedere almeno uno di questi video.

Negli ultimi anni i cosiddetti “African birthday videos” sono diventati un vero servizio acquistabile online: si sceglie il gruppo, si inviano nome, foto e messaggio e, nel giro di uno o due giorni, si riceve il filmato personalizzato.

Ma sui social la storia viene spesso raccontata in maniera ancora più sorprendente: ci sarebbe addirittura una “tribù” che si mantiene realizzando video di auguri per gli utenti occidentali. La realtà, però, è un po’ diversa.

Indice

  1. I video personalizzati sono veri e si possono acquistare online
  2. Ma esiste davvero una “tribù che vive facendo gli auguri”?
  3. Da dove nasce questo strano business
  4. Quanto guadagnano davvero i protagonisti dei video?

I video personalizzati sono veri e si possono acquistare online

La prima cosa da chiarire è che il servizio esiste davvero.

Diversi siti permettono di ordinare video realizzati da gruppi di ballerini e performer che si trovano in Paesi africani. Il cliente può generalmente inviare una fotografia, scegliere il messaggio da scrivere su un cartello e indicare le frasi che dovranno essere pronunciate nel filmato.

Alcuni servizi permettono persino di scegliere la canzone sulla quale il gruppo dovrà ballare. I prezzi si aggirano normalmente attorno ai 30-50 dollari e la consegna avviene spesso nel giro di 24-48 ore.

Uno dei portali che offre questo tipo di servizio afferma di lavorare con 10 gruppi professionali di danza e canto distribuiti tra Kenya, Tanzania, Ghana, Zambia, Guinea e Senegal. 

Ma esiste davvero una “tribù che vive facendo gli auguri”?

I siti utilizzano spesso parole come “tribe”, “African tribe” o “village” per presentare alcuni gruppi, contribuendo all'immagine diventata popolare sui social. Uno dei servizi, per esempio, vende esplicitamente un pacchetto chiamato “African Tribe”, con un gruppo che realizza il video personalizzato per circa 43 dollari.

Questo, però, non permette di concludere che ci sia una specifica comunità tribale che viva interamente grazie ai video di compleanno.

Le offerte che si trovano online fanno riferimento soprattutto a danzatori, cantanti e performer organizzati in squadre, talvolta presentati commercialmente come una “tribù”. 

Da dove nasce questo strano business

Il fenomeno, in realtà, non è nato ieri. Una versione precedente di questi filmati era già diventata popolare diversi anni fa in Cina con i cosiddetti “blessing videos”: brevi video nei quali gruppi di persone recitavano davanti alla telecamera messaggi richiesti da clienti dall'altra parte del mondo.

Un'analisi pubblicata dal China Media Project fa risalire questo particolare settore almeno al 2015. Il format prevedeva spesso gruppi raccolti attorno a una lavagna, vestiti con costumi scelti per la registrazione e impegnati a pronunciare frasi commissionate da clienti stranieri.

Negli anni successivi il modello si è diffuso anche sui social occidentali e si è trasformato in quello che vediamo oggi: un incrocio tra regalo digitale, performance e contenuto pensato per diventare virale.

Quanto guadagnano davvero i protagonisti dei video?

I siti che vendono questi filmati sostengono spesso che gli acquisti servano a creare lavoro e sostenere economicamente le comunità locali. Alcuni dichiarano esplicitamente che una parte del progetto nasce per offrire opportunità di reddito nelle aree più povere.

Non è però possibile ricavare dalle pagine pubbliche quanto del prezzo pagato dal cliente finisca effettivamente ai performer.

Nel 2024 il Daily Dot ha analizzato otto siti dedicati proprio ai video di auguri africani. Secondo l'inchiesta, i domini utilizzavano servizi che nascondevano l'identità dei proprietari e nessuno risultava registrato pubblicamente in Africa.

Le somiglianze tra alcuni portali hanno inoltre portato la testata a ipotizzare che più siti potessero essere collegati agli stessi operatori. Le aziende interpellate non hanno fornito spiegazioni dettagliate sui compensi riconosciuti ai performer.

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