
Un Paese con migliaia di borghi, città d'arte, spiagge, montagne e paesaggi conosciuti in tutto il mondo. Eppure, quando arriva il momento di scegliere dove andare in vacanza, i turisti sembrano finire quasi sempre negli stessi posti.
Il risultato è un paradosso: mentre alcune destinazioni devono fare i conti con milioni di visitatori, code interminabili e centri storici sovraffollati, altre zone d'Italia restano quasi completamente fuori dai grandi circuiti turistici.
A fotografare questa contraddizione è un dato sorprendente: il 75% dei turisti si concentra in appena il 4% della superficie italiana.
A evidenziarlo è un'analisi di The European House – Ambrosetti (TEHA Group), riportata nel Rapporto strategico sul turismo sostenibile 2024, che utilizza anche i dati Istat del 2022 per mostrare la distribuzione degli arrivi turistici nelle province italiane.
La mappa restituisce un'immagine eloquente: poche aree colorate di rosso intenso, dove si concentrano milioni di visitatori, circondate da territori molto meno frequentati.
Tra le località che attirano i maggiori flussi figurano Venezia, Roma e Napoli, ma il divario rispetto ad altre zone del Paese è enorme.
E se da una parte questa concentrazione conferma il fascino delle destinazioni italiane più celebri, dall'altra solleva una questione sempre più urgente: come distribuire meglio il turismo senza compromettere la vivibilità delle città e senza lasciare nell'ombra buona parte del territorio nazionale?
Indice
- I luoghi più visitati d'Italia: Venezia, Roma e Napoli nella mappa del turismo
- Il paradosso dell'overtourism: perché i turisti visitano sempre gli stessi posti?
- L'altra Italia: i territori meno frequentati che potrebbero attirare più visitatori
- Il turismo in Italia continua a crescere, ma il problema resta la distribuzione
I luoghi più visitati d'Italia: Venezia, Roma e Napoli nella mappa del turismo
Bastano tre numeri per comprendere la portata del fenomeno. Nella mappa elaborata da TEHA Group sugli arrivi turistici provinciali del 2022, Venezia raggiunge circa 6,5 milioni di arrivi, Roma circa 4,9 milioni e Napoli 1,8 milioni.
Si tratta di valori riferiti alle rispettive aree provinciali, non esclusivamente ai centri storici delle tre città. Sono territori molto diversi tra loro, ma accomunati da un'attrattività turistica che supera ampiamente quella di numerose altre province italiane.
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Venezia, con i suoi canali, i palazzi storici e Piazza San Marco, è una delle destinazioni più riconoscibili del mondo. Il suo richiamo internazionale è talmente forte che il turismo rappresenta da anni una delle principali questioni per la gestione e la vivibilità della città.
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Roma può contare su un patrimonio storico e artistico straordinario, dal Colosseo ai Fori Imperiali, passando per il Pantheon e le grandi piazze del centro. Un'offerta capace di attirare visitatori durante tutto l'anno.
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Napoli, invece, unisce storia, cultura, gastronomia e un territorio che comprende alcune delle mete più conosciute del Mezzogiorno, da Pompei alle isole del Golfo.
Ma il dato più interessante emerge osservando il resto della cartina.
Accanto a queste aree ad alta concentrazione, compaiono province con numeri enormemente inferiori. All'estremo opposto della scala utilizzata nello studio si trova Isernia, con circa 2mila arrivi turistici riportati nella rappresentazione.
Una differenza che mostra quanto i flussi siano distribuiti in modo disomogeneo, anche all'interno di un Paese nel quale non mancano certo le attrazioni.
E la concentrazione non riguarda soltanto le tre province evidenziate: altre zone molto frequentate comprendono l'area alpina del Nord-Est, alcune destinazioni dei laghi, la Toscana e numerosi centri balneari.
Il paradosso dell'overtourism: perché i turisti visitano sempre gli stessi posti?
Se l'Italia offre così tante possibilità, perché una parte tanto consistente del turismo continua a concentrarsi in pochi luoghi? Le ragioni sono diverse.
Prima di tutto, c'è la notorietà internazionale. Città come Roma e Venezia sono diventate simboli dell'Italia stessa, grazie a secoli di storia, arte, cinema e rappresentazioni culturali.
A questo si aggiunge il peso dei social network: fotografie, video e itinerari virali possono rafforzare la popolarità di destinazioni già molto conosciute, spingendo i viaggiatori verso gli stessi monumenti e gli stessi punti panoramici.
Un ruolo importante è svolto anche dai collegamenti e dai servizi. Aeroporti internazionali, treni ad alta velocità, strutture ricettive e infrastrutture turistiche rendono alcune località più facilmente accessibili rispetto ad altre. Il problema nasce quando la concentrazione diventa eccessiva.
È il fenomeno conosciuto come overtourism, o sovraffollamento turistico, che si verifica quando il numero e la pressione dei visitatori compromettono la qualità della vita dei residenti, l'ambiente o l'esperienza stessa di chi viaggia.
Tra le conseguenze possibili ci sono l'aumento della pressione sugli alloggi, la congestione dei trasporti pubblici, l'affollamento dei centri storici e la trasformazione delle attività commerciali per rispondere soprattutto alle esigenze dei turisti.
L'altra Italia: i territori meno frequentati che potrebbero attirare più visitatori
Mentre milioni di persone scelgono le mete più conosciute, una parte consistente del territorio italiano rimane relativamente lontana dai grandi flussi. È il caso di numerose aree interne, piccoli borghi, territori montani e zone rurali, che spesso conservano patrimoni paesaggistici e culturali di grande interesse.
Luoghi che possono offrire esperienze differenti rispetto alle grandi città: itinerari nella natura, artigianato locale, tradizioni gastronomiche e un rapporto più diretto con la vita dei territori.
Naturalmente, essere meno visitati non significa automaticamente essere più belli, più autentici o pronti ad accogliere grandi numeri di turisti. Per valorizzare queste destinazioni servono collegamenti adeguati, servizi, tutela del patrimonio e opportunità economiche per le comunità che vi abitano.
È qui che entra in gioco il concetto di turismo sostenibile, inteso come un modello capace di tenere insieme le esigenze dei visitatori, quelle dei residenti e la salvaguardia dell'ambiente.
Tra le possibili strategie ci sono la promozione di itinerari alternativi, la valorizzazione delle destinazioni meno note e la destagionalizzazione, ovvero la distribuzione dei viaggi in periodi diversi rispetto ai mesi di maggiore affluenza.
Il turismo in Italia continua a crescere, ma il problema resta la distribuzione
Secondo i dati Istat relativi al 2024, le strutture ricettive italiane hanno registrato 466,2 milioni di pernottamenti, un nuovo record per il settore. Nello stesso anno, i cinquanta comuni più turistici hanno concentrato circa 197,4 milioni di presenze, pari al 42,3% del totale nazionale.
In testa alla graduatoria comunale delle presenze si trovavano Roma, con 42,7 milioni di pernottamenti, Milano con 14,1 milioni e Venezia con 13,3 milioni, seguite da Firenze con circa 9,2 milioni.
È una classifica differente rispetto alla mappa provinciale del 2022, perché considera un altro indicatore e un diverso ambito territoriale, ma conferma il forte richiamo esercitato dalle grandi destinazioni italiane.
Il tema, quindi, non è soltanto quanti turisti arrivino nel nostro Paese, ma anche dove scelgano di andare e quale impatto producano sui territori. Perché l'Italia non ha bisogno di inventarsi nuove bellezze per attirare visitatori: ne possiede già un patrimonio straordinario, distribuito da Nord a Sud.