studenti chiedono divieto social

Esiste un limite d'età oltre il quale l'uso degli smartphone e l'accesso alle piattaforme online diventa dannoso per i più giovani? Se lo chiedono da tempo psicologi e decisori politici, ma questa volta la risposta arriva direttamente da chi i social li usa tutti i giorni.

Ben 700.000 studenti, rappresentati dalle Consulte Provinciali del Veneto, hanno approvato all'unanimità una proposta radicale: vietare per legge l'accesso ai social media ai minori di 14 anni.

La richiesta scardina il luogo comune secondo cui i giovani difendono il mondo digitale a ogni costo. Sono proprio i nativi digitali, infatti, a farsi promotori di una regolamentazione rigida per proteggere i bambini più piccoli.

I dati dell'isolamento: 5 ore al giorno davanti allo schermo

La proposta non nasce da un'improvvisa tendenza del dibattito pubblico, ma da un percorso di analisi interno alle scuole venete iniziato mesi fa. Un'indagine statistica condotta tra la popolazione studentesca della regione ha fatto emergere un dato preoccupante: i ragazzi trascorrono in media 5 ore al giorno sui social network.

"Siamo stati la prima generazione la cui vita è stata esposta fin da piccoli sui social media e ci siamo resi conto di aver perso molto", spiega Alessandro Gianesini, Coordinatore regionale delle Consulte del Veneto. "Abbiamo perso lo stare insieme".

Quello che inizialmente era stato pensato come uno strumento per connettere le persone, si è trasformato, secondo i rappresentanti degli studenti, in un fattore di divisione. Le ore accumulate davanti agli schermi vengono sottratte ad attività come socializzazione reale, studio, sport e alla condivisione quotidiana.

Il risultato finale è una condizione di isolamento sempre più diffusa e grave tra i giovanissimi.

La soluzione pratica: verifica dell'età con la CIE

A differenza di molti dibattiti teorici, il coordinamento degli studenti del Veneto ha messo sul tavolo una soluzione tecnica e immediatamente applicabile per aggirare il problema dei finti profili e della mancata vigilanza.

La proposta prevede l'utilizzo della CIE (Carta d'Identità Elettronica) e dei sistemi informatici del Ministero dell'Interno per effettuare un controllo reale, sicuro e certificato dell'età anagrafica al momento dell'iscrizione alle piattaforme.

Il divieto non basta: serve educazione digitale dalle elementari

Gli studenti sono tuttavia consapevoli che una legge proibitiva, da sola, non sia sufficiente. Passare improvvisamente da "zero a cento" al compimento dei 14 anni senza alcuna preparazione rischierebbe di essere controproducente.

Per questo motivo, la proposta di legge si articola su due fronti:

  • Il blocco dell'accesso fino ai 14 anni per tutelare la crescita psicologica e relazionale dei bambini.

  • Un percorso formativo obbligatorio che parta fin dalle scuole elementari e prosegua alle medie, insegnando un uso critico e consapevole dei media digitali.

L'obiettivo non è demonizzare la tecnologia, riconosciuta come una risorsa fondamentale, ma rimetterla al suo posto: un utile strumento di supporto che non può e non deve diventare il centro assoluto della vita dei giovani.

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