
Ti svegli e scopri che il tuo smartphone è diventato un pezzo di plastica inutile perché la rete dati è svanita nel nulla. A Mosca sta succedendo davvero: da circa due settimane i cittadini non possono più usare app di messaggistica, mappe digitali o sistemi di pagamento online.
Mentre il Cremlino giustifica il blackout con vaghe ragioni di sicurezza, il sospetto è che si stiano testando nuove forme di censura internet per isolare la popolazione e soffocare ogni forma di dissenso.
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Il ritorno al passato tra walkie-talkie e mappe di carta
La vita quotidiana per i 13 milioni di moscoviti è tornata improvvisamente indietro di trent'anni.
Senza la possibilità di usare il GPS o inviare un semplice messaggio, le persone hanno ricominciato a comprare mappe cartacee per orientarsi tra i palazzi della capitale.
Per comunicare a breve distanza, molti cittadini stanno rispolverando i walkie-talkie, gli unici strumenti che permettono di restare in contatto senza passare per le infrastrutture digitali controllate dallo Stato, mentre i contanti sono diventati l'unica risorsa per fare la spesa.
Sui social sono però riusciti a trapelare alcuni video pubblicati da The Moscow Time in cui i cittadini vengono ripresi mentre svolgono una vita totalmente analogica.
Il mistero della whitelist e il controllo totale
Dietro questo blocco potrebbe nascondersi un nuovo sistema di controllo chiamato whitelist.
A differenza dei blocchi tradizionali, con la whitelist il governo decide a priori una lista di siti approvati che puoi visitare.
Tutto ciò che non compare in questo elenco, come i portali di informazione indipendente o le piattaforme per organizzare proteste, diventa automaticamente irraggiungibile.
È un filtro totale che trasforma il web in un giardino recintato dove ogni movimento è deciso dall'alto e dove le informazioni sgradite al regime vengono eliminate alla radice.
Il modello Iran e il blackout delle proteste
Un'altra ipotesi inquietante è che la Russia stia prendendo lezioni dal modello iraniano. In Iran, durante le ondate di protesta, le autorità hanno spesso spento completamente la rete per impedire ai manifestanti di coordinarsi o di mostrare al mondo la repressione in atto.
Il governo russo sembra intenzionato a replicare questo isolamento digitale proprio ora, limitando anche app popolarissime come Telegram e WhatsApp per assicurarsi che nessuna voce fuori dal coro possa circolare liberamente tra i cittadini durante i momenti di crisi.
L'app MAX e la trappola della privacy
In questo scenario di oscuramento dei social, il governo sta spingendo con forza l'adozione di MAX. Si tratta di un servizio di messaggistica alternativo creato apposta per sostituire le app occidentali.
Tuttavia, molti esperti e dissidenti avvertono che MAX ha difese della privacy quasi inesistenti. L'obiettivo reale sarebbe quello di permettere al governo di leggere le conversazioni private e monitorare chiunque esprima critiche, spingendo gli utenti ad abbandonare canali più sicuri e criptati in favore di uno strumento totalmente controllato dallo Stato.
E da casa?
Molti si chiedono se il Wi-Fi di casa sia ancora utilizzabile in queste ore. Al momento il blocco sembra colpire duramente soprattutto la rete dati cellulare, ma navigare da casa non garantisce comunque la libertà totale. I provider russi sono infatti obbligati a filtrare i contenuti sgraditi al regime, rendendo la navigazione controllata anche tra le mura domestiche. La situazione resta critica e in continua evoluzione, segnando un punto di non ritorno per la libertà digitale nel Paese e costringendo milioni di persone a fare i conti con un isolamento tecnologico senza precedenti.