crosetto sigonella

L'Italia ha detto no agli Stati Uniti. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha bloccato alcuni aerei militari americani, impedendo loro di atterrare alla base di Sigonella in Sicilia per poi ripartire verso il Medio Oriente. 

Una mossa tenuta riservata per giorni, che rievoca alla mente le tensioni del passato. Non è infatti la prima volta che Sigonella finisce al centro di uno scontro tra Roma e Washington.

C'è un precedente storico diventato leggenda: quella notte del 1985, quando tre cerchi concentrici di soldati armati si disposero sulla pista di atterraggio della base navale in modalità anti-sommossa, Reagan e Craxi che si telefonano fino all'alba, e alla fine l'Italia che non cede alla pressione USA. 

Allora come oggi, la questione è sempre la stessa e ha a che fare con la sovranità italiana: facciamo insieme il punto della situazione.

Indice

  1. Sigonella, atterraggio vietato agli aerei USA: cosa è successo
  2. Cos'è Sigonella, dove si trova e perché è così importante?
  3. Le regole del gioco: chi decide cosa
  4. La notte di Sigonella: cosa è successo il 10 ottobre 1985

Sigonella, atterraggio vietato agli aerei USA: cosa è successo

Il Capo di Stato maggiore della Difesa Luciano Portolano ha chiamato il ministro della Difesa Guido Crosetto per informarlo che il piano di volo di alcuni aerei americani prevedeva di atterrare a Sigonella per poi partire verso il Medio Oriente.

Non erano stati consultati i vertici militari italiani: il piano era stato comunicato mentre gli aerei erano già in volo. E non si trattava di voli logistici ordinari. 

Un particolare non da poco: secondo gli accordi bilaterali, infatti, ogni volta che gli Stati Uniti vogliono usare una base italiana come trampolino per operazioni belliche serve il via libera di Roma (vale a dire dei vertici del governo).

Crosetto non ha avuto dubbi: ha dato mandato formale di impedire l'atterraggio, consapevole del rischio di tensioni diplomatiche. 

Il contesto è quello della guerra in Iran. Dall'inizio del conflitto si è intensificato il traffico di droni e aerei americani a Sigonella, ma solo per rifornimento, logistica e sorveglianza aerea. Le operazioni di combattimento sono invece ben altra cosa.

Cos'è Sigonella, dove si trova e perché è così importante?

Per capire perché questa decisione pesa, bisogna sapere cosa c'è in gioco. Sigonella è soprannominata "la portaerei del Mediterraneo": è strategica per operazioni in Nord Africa, Medio Oriente e Sahel (Africa subsahariana).

La base si trova infatti a circa dieci chilometri da Catania, nella piana siciliana. La sua vicinanza alla sponda nordafricana e al Medio Oriente consente un rapido dispiegamento delle forze e un'efficace raccolta di informazioni di intelligence.

In pratica, da qui si controlla buona parte di quello che succede tra Europa, Africa e Asia occidentale: e non è affatto esagerato dire che si tratta della "spina dorsale" della presenza americana nel Mediterraneo.

La Naval Air Station Sigonella è infatti il principale hub dell'Aviazione di Marina statunitense nel Mediterraneo e un centro logistico chiave di supporto alla Sesta Flotta americana.

Ospita droni RQ-4 "Global Hawk" per intelligence, sorveglianza e ricognizione, e droni "Reaper" per missioni di sorveglianza e attacco. Complessivamente vi sono stabilmente più di 4.000 persone tra militari, personale civile e familiari statunitensi. Ed è il secondo aeroporto militare più trafficato d'Europa.

Le regole del gioco: chi decide cosa

La base nasce nei primi anni Cinquanta, quando la Guerra Fredda spinse la US Navy ad aumentare la presenza della Sesta Flotta nel Mediterraneo.

Nel 1957 Italia e Stati Uniti raggiunsero un accordo per costruire un nuovo aeroporto militare, progettato sin dall'inizio come struttura doppia: l'area a Ovest assegnata alla US Navy, quella a Est all'Aeronautica Militare Italiana.

Il punto fondamentale è questo: la base è suolo italiano. L'utilizzo è regolato da un accordo del 1951 secondo cui le basi sono sotto sovranità italiana, ma gli Stati Uniti hanno un ampio controllo operativo.

L'autorizzazione del governo italiano è necessaria per operazioni ritenute "non ordinarie", come, per esempio, iniziative belliche.

La notte di Sigonella: cosa è successo il 10 ottobre 1985

Non è la prima volta che Sigonella finisce al centro di uno scontro tra Roma e Washington. C'è un precedente storico diventato leggenda.

Per scoprirlo, dobbiamo riavvolgere il nastro a 41 anni fa, precisamente al 1985. Siamo in piena Guerra Fredda, il Mediterraneo è una scacchiera contesa e il terrorismo internazionale è la paura numero uno dell'Occidente.

Il 7 ottobre, un gruppo di quattro terroristi palestinesi appartenenti al Fronte per la Liberazione della Palestina sale a bordo dell'Achille Lauro, nave da crociera italiana partita da Genova con 400 passeggeri e la sequestra mentre è in navigazione al largo delle coste egiziane.

Durante il sequestro viene ucciso Leon Klinghoffer, un turista americano sulla sedia a rotelle, il cui corpo viene gettato in mare. Una scena che indigna il mondo intero e trasforma quella che sembrava un attentato isolato in un caso internazionale.

Dopo due giorni di trattative, i terroristi accettano di arrendersi in cambio di un salvacondotto. Salgono su un aereo di linea egiziano diretto in Tunisia. Ma gli americani non ci stanno: la Casa Bianca ordina a quattro caccia F-14 della portaerei Saratoga di intercettare il volo e costringerlo ad atterrare.

La destinazione che gli americani scelgono è Sigonella.

Quello che succede dopo è roba da thriller. Sulla pista arrivano l'aereo egiziano - che trasporta i terroristi -, i velivoli militari statunitensi e due mezzi della Delta Force a fari spenti.

I Carabinieri italiani circondano il mezzo egiziano per prendere in consegna i terroristi. A quel punto gli uomini della Delta Force circondano le forze italiane, e un altro cordone di Carabinieri circonda a sua volta i militari americani.

Tre cerchi concentrici di militari armati, uno dentro l'altro. 

La tensione nasceva da un conflitto di giurisdizione e di orgoglio nazionale. I terroristi avevano sequestrato una nave italiana, quindi per Roma spettava all'Italia decidere cosa farne.

Washington invece sosteneva che avendo ucciso un cittadino americano, gli Stati Uniti avevano tutto il diritto di portarli a casa loro e processarli davanti a una corte federale.

C'era però un problema più grosso, di natura politica. Craxi guidava un governo che aveva rapporti relativamente aperti con il mondo arabo e con l'OLP di Arafat: una linea diplomatica che l'Italia portava avanti da anni e che Roma non voleva compromettere.

Consegnare i terroristi agli americani avrebbe significato non solo cedere sovranità, ma anche mandare in frantumi equilibri costruiti con pazienza nel Mediterraneo: anche per questi motivi, Craxi voleva processarli in Italia o lasciarli andare verso la Tunisia come da accordi con l'Egitto.

Lo stallo si protrasse quasi fino all'alba, mentre Craxi e Reagan si confrontavano telefonicamente più volte.

Alla fine il presidente del Consiglio Bettino Craxi tenne duro: i terroristi rimasero in mani italiane. Una delle rarissime volte nella storia repubblicana in cui l'Italia disse no agli americani a muso duro e vinse.

Quarant'anni dopo, la storia si ripete. Con meno drammaticità, forse. Ma con la stessa sostanza.

Skuola | TV
#Sapevatelo: perché studiare Lettere o Filosofia ti salverà dall'Intelligenza Artificiale | Guarda la puntata su YouTube!

Le lauree umanistiche allenano esattamente le capacità che l'Intelligenza Artificiale non riesce a replicare. Tutte competenze che, oggi, valgono più di quanto sembri: scopri quali sono nel nuovo episodio di #Sapevatelo!

Segui la diretta