
Questa storia arriva da Ravenna e, a seconda di dove ti posizioni, fa o ridere o riflettere parecchio.
Una madre ha trascinato il figlio trentunenne davanti a un giudice per farlo uscire di casa. Non perché non potesse mantenerlo, ma perché non ne poteva più. Lui aveva un contratto a tempo indeterminato da cameriere, circa 1.400 euro netti al mese, e non metteva un euro per utenze e spese condominiali.
In più, la convivenza era diventata tossica: regole di base ignorate, casa della madre trattata come un hotel.
Perde la causa contro la madre: la donna non dovrà più mantenerlo
Così la donna, stremata dalla situazione, ha deciso di trascinarlo in tribunale. Lui, nel bel mezzo del procedimento, si è licenziato.
Mossa discutibile, che non ha impressionato la giudice Adriana Forastiere della sezione civile del Tribunale di Ravenna. La sentenza è stata netta: obbligo di mantenimento da parte della madre? Cessato. Il fatto che lui si sia dimesso durante il processo non fa "rivivere" quell'obbligo.
A 31 anni, con un diploma e una storia lavorativa pregressa, si presume che tu sia in grado di cavartela da solo.
Risultato: deve lasciare l'appartamento entro il 30 giugno 2026 e pagare circa 3.000 euro di spese legali.
Il licenziamento boomerang
La cosa che colpisce di più non è la sentenza in sé – è il gesto delle dimissioni. Come se togliersi il lavoro fosse una mossa strategica, una sorta di "adesso cosa fai?". Il tribunale ha risposto molto semplicemente: il problema è tuo, non di tua madre.
La giudice ha anche lasciato uno spiraglio: se davvero dovesse trovarsi in difficoltà a trovare lavoro, potrà chiedere tutele, ma non il mantenimento dalla madre, che sul piano legale non è più tenuta a nulla.
Si tratta del primo grado di giudizio, per cui l’uomo può ancora fare ricorso. Stay tuned per seguire questa vicenda!