Crescere tra crisi economiche, una pandemia e un futuro sempre più incerto.
Per milioni di giovani, le emergenze non sono state un'eccezione, ma la normalità. Una condizione che Riccardo Zanotti, frontman dei Pinguini Tattici Nucleari, racconta attraverso l'immagine di una "generazione crisi", costretta a fare i conti con problemi che non ha creato, ma di cui rischia di pagare le conseguenze.
Eppure, nelle parole del cantante, non c'è spazio soltanto per il pessimismo: emerge anche la volontà di una generazione di riprendersi il proprio futuro e provare a cambiare le cose. Un ritratto lucido e personale che prende forma nell'intervista rilasciata al 'Corriere della Sera'.
Indice
La saponetta ad Alice, il primo ricordo d'infanzia
Il racconto parte dal primo ricordo legato a una cotta che aveva da bambino. "Avevo 4-5 anni. Mi ero innamorato di Alice, le regalai la prima cosa che trovai nella dispensa a casa di nonna: una saponetta. Lei la prese male: “vuoi dirmi che puzzo?", ha spiegato Zanotti.
Il bilancio, a distanza di anni, sta in due parole: "Un trauma". Detto con ironia, certo, ma è un'espressione che Zanotti usa più volte nell'intervista, anche per altri momenti della sua vita, dalla famiglia alla carriera.
Quel bambino innamorato oggi ha 32 anni, come ha detto lui stesso parlando del prezzo dei biglietti per i concerti nei club. E in mezzo c'è stata un'adolescenza vissuta con molta meno leggerezza di quanto si potrebbe pensare guardando i Pinguini oggi.
"Non capivo il mondo attorno a me, ma avevo la sicurezza dei ragazzini che pensano di avere il mondo in mano", ha raccontato. Da ragazzo era un metallaro, perché vedeva "nell'estremismo il modo per darsi un'identità di persona interessante".
Poi la svolta, che spiega molto anche della band. "La vita mi ha insegnato che è più difficile essere sobri e ho abbracciato l'idea di essere uguale a tutti", ha aggiunto. Una normalità che, nelle sue parole, è "bellissima" solo "se è inclusiva".
Lehman Brothers e il padre muratore: la prima memoria collettiva
Se il primo ricordo personale fa sorridere, il primo evento collettivo che Zanotti ricorda è molto più pesante: il fallimento Lehman Brothers. Una vicenda lontanissima, che però è entrata direttamente in casa sua.
Il padre faceva il muratore e rimase a casa dal lavoro per un anno e mezzo. "Vidi una persona aitante e attiva trasformarsi: passava ore sul divano, sempre più grigio, giorno dopo giorno", ha raccontato il cantante.
Da quell'esperienza è nata una consapevolezza precisa. "Lì mi sono reso conto che un evento di portata mondiale ha ripercussioni anche in un posto piccolo come la val Seriana", ha spiegato.
Lehman non è l'unica crisi che Zanotti mette in fila. Parlando della sua generazione, ha detto: "La nostra vita è scandita dalle crisi: l'11 settembre, la Lehman, il Covid...". E da qui arriva a una riflessione che va oltre la sua storia familiare.
"Siamo una generazione che deve reimparare un'idea comunitaria. Un tempo si falliva insieme, oggi il successo è individuale", ha affermato. Per poi aggiungere che "nessuno può avere successo da solo" e che, nonostante lo svantaggio numerico rispetto agli anziani, "se ci date fiducia, noi ce la prendiamo".
Anche il Covid ha lasciato un segno profondo. "Avevamo appena fatto Sanremo: un altro trauma. La nostra comunità è quella che ha sofferto di più", ha ricordato. Da lì, racconta, è nata una coscienza politica sull'importanza della sanità pubblica.
La chiusura è amara: "Resta una ferita non rimarginata per la mia generazione". Un'altra crisi globale vista da vicino, nello stesso territorio dove anni prima era arrivata quella del lavoro del padre.
La batteria di mamma Cristina, un'ossessione finita in soffitta
Il legame con la musica passa dalla madre. Cristina, insegnante elementare, lasciò l'università dopo la nascita del figlio e, nelle parole di Zanotti, "ha sempre dato un valore gigante all'educazione".
Proprio per questo il cantante pensa di averle dato un dispiacere scegliendo di studiare musica. Eppure è stata lei ad avviarlo: notò presto che era "un bambino iperattivo e con una spiccata attitudine musicale", così a 4 anni gli regalò una batteria.
Quello strumento diventò tutto. "Divenne la mia ossessione: tornavo a casa e correvo in soffitta a suonarla", ha raccontato. Fino al giorno in cui, salendo, non la trovò più.
Aveva 9 anni. La madre l'aveva buttata senza preavviso, perché i vicini si lamentavano del rumore, e al suo posto gli aveva comprato una chitarra. Uno scambio che il piccolo Riccardo non digerì affatto.
"Per due anni l'ho sognata tutte le notti... Un trauma che non ho dimenticato e che tiro fuori ancora alle cene di famiglia", ha ammesso. La batteria, insomma, è ancora oggi un argomento caldo a tavola.
Nell'intervista c'è spazio anche per un altro aneddoto di famiglia, quello sul nome. La madre avrebbe voluto chiamarlo Pierpaolo, in omaggio a Pasolini, ma il padre si oppose.
Zanotti lo descrive come lo "spirito pragmatico della famiglia", che bocciò quel nome "più per ragioni estetiche che ideologiche".
Pasolini, comunque, torna anche nelle sue risposte di oggi: il cantante lo cita quando spiega di aver scelto di dire pubblicamente quello che pensa, ricordando che secondo lo scrittore "un artista ha il dovere di parlare e anche il diritto di sbagliare".
Dai ricordi al disco Replay, tra lascito ed eredità
Tutti questi ricordi trovano posto nel nuovo album dei Pinguini, Replay, annunciato in uscita il 4 dicembre. A cambiare la prospettiva di Zanotti è stata la nascita del figlio.
Al momento dell'intervista era padre da 11 mesi. Il bambino si chiama Alessandro, "come il patrono di Bergamo", la città a cui il cantante ha dedicato anche una canzone per difenderla "dai pregiudizi di chi la vorrebbe razzista, bigotta, chiusa".
La paternità si sentirà in più punti del disco. "Canto sempre della mia vita e siccome è stata sconvolta da questo evento, tutte le canzoni avranno a che fare con l'idea di lascito e di eredità", ha spiegato.
L'album è diviso in tre parti: passato, presente e futuro, in equilibrio tra loro. "Un eccesso di passato scade in nostalgia, troppo presente diventa moda e un eccesso di futuro porta allo scientismo o a un cieco positivismo", ha precisato Zanotti.
Ad anticipare Replay è il singolo Nella borsa di Anna, una ballad che secondo il cantante parla "delle cose che restano anche quando tutto attorno finisce". Nasce, racconta, "dalla consapevolezza dell'avere un figlio".
Niente riferimenti alla sua relazione, però. "Non c'entra la mia vita privata, al momento impeccabile, è la storia di un amico", ha chiarito. Sul matrimonio, invece, nessun annuncio: "il futuro non mi ha ancora svelato i destini coniugali".