Rai Scuola

Dal 1° ottobre il canale 57 del digitale terrestre cambia volto: addio a Rai Scuola, spazio al nuovo progetto "Italiana". Una mossa che ha immediatamente infiammato il dibattito, scatenando le proteste dell'opposizione politica e mobilitando i cittadini con una pioggia di firme online. 

Il timore di perdere un pilastro dell'istruzione pubblica per un format sulle tradizioni territoriali ha spinto la Rai a intervenire d'urgenza. L'azienda ha infatti smentito la chiusura definitiva, annunciando una trasformazione radicale: la didattica abbandona la tv lineare per sbarcare integralmente nel mondo digitale.

Indice

  1. Da Rai Scuola a "Italiana": la scintilla della polemica
  2. Le petizioni online e l'appello degli scienziati
  3. La smentita della Rai: il crollo degli ascolti in tv
  4. L'evoluzione on-demand: nasce Rai Play Scuola e Learning

Da Rai Scuola a "Italiana": la scintilla della polemica

Tutto è nato con la presentazione dei palinsesti, quando la Tv di Stato ha annunciato che dal 1° ottobre il canale 57 del digitale terrestre non trasmetterà più Rai Scuola

Al suo posto debutterà Italiana, un format descritto come un "racconto emotivo e crossgenerazionale dell’Italia". Guidato dal direttore Angelo Mellone e ispirato al successo decennale di Linea Verde, il nuovo contenitore punterà su borghi, artigianato, imprese, made in Italy ed enogastronomia.

Una scelta che ha subito sollevato un denso polverone politico. Il Partito Democratico ha presentato un'interrogazione a risposta orale ai ministri Urso e Valditara, definendo "grave e incomprensibile" l'idea di sopprimere un presidio da decenni fondamentale per la divulgazione scientifica e il supporto alla didattica. 

Per le deputate dem Anna Ascani e Irene Manzi, chiudere il canale per far posto alle "emozioni identitarie" rivela molto sulla concezione di servizio pubblico degli attuali vertici di viale Mazzini. Secondo le parlamentari, infatti, Rai Scuola ha assolto per anni a una funzione essenziale, garantendo un'offerta dedicata interamente alla formazione e alla scienza.

Le petizioni online e l'appello degli scienziati

L'indignazione non si è fermata ai banchi parlamentari, ma ha rapidamente invaso il web con commenti critici. Su Change.org, una petizione nata per salvare il canale ha raccolto in pochissimo tempo decine di migliaia di adesioni (superando le 26 mila firme), sostenendo con forza che "la cultura e il sapere di un Paese civile non si svendono alle logiche di mercato o ai desideri politici di parte!".

In molti hanno ricordato l'importanza vitale del network durante il durissimo periodo del lockdown, quando fu di fatto trasformato dal ministero dell'Istruzione in un'aula virtuale, offrendo lezioni quotidiane ai ragazzi costretti a restare chiusi in casa. 

A dare risonanza alla mobilitazione ci ha pensato anche la giornalista e divulgatrice scientifica Silvia Bencivelli, che in un lungo post su Facebook ha ricordato come il progetto affondi le proprie origini in una storica convenzione del 1964 tra Rai e Ministero. Forte di un post capace di sfiorare migliaia di visualizzazioni in un solo giorno di agosto, Bencivelli ha sottolineato il "doloroso paradosso" di vedere la scienza, per sua natura priva di frontiere, sostituita da un contenitore incentrato esclusivamente sull'identità nazionale.

La smentita della Rai: il crollo degli ascolti in tv

Di fronte alla valanga di critiche, accuse e petizioni, l'azienda ha diramato una smentita ufficiale, chiarendo le indiscrezioni su una presunta cancellazione definitiva del servizio. La Rai ha infatti rassicurato il pubblico specificando che la storica offerta editoriale dedicata alla didattica non subirà alcuna chiusura.

Alla base di questa drastica riorganizzazione, secondo i vertici, ci sono dei numeri spietati che certificano una crisi irreversibile per questo tipo di format sul piccolo schermo tradizionale. 

I dati analizzati dall'azienda parlano di uno share medio precipitato allo 0,14% nel 2024, sceso ulteriormente allo 0,13% nel 2025 e sprofondato intorno a un misero 0,09-0,10% nei primi mesi del 2026

Cifre inequivocabili che, secondo la dirigenza, "evidenziano i limiti della televisione lineare" come mezzo per intercettare e raggiungere in maniera sistematica il target giovanile e scolastico.

L'evoluzione on-demand: nasce Rai Play Scuola e Learning

La vera risposta al calo fisiologico degli ascolti televisivi è quindi il varo di una nuova strategia editoriale, concretizzata nel progetto "Rai Play Scuola e Learning", approvato con l'unanimità dei membri del Consiglio di Amministrazione. 

Il nuovo contenitore non sarà un canale televisivo classico, ma una piattaforma digitale integrata on-demand che raccoglierà al suo interno le produzioni di Rai Cultura, i ricchi archivi delle Teche e svariati materiali didattici.

Tutto il catalogo sarà fruibile sia da casa che in classe attraverso computer, smartphone, tablet e smart tv. La filosofia alla base di questa rivoluzione, hanno spiegato i vertici Rai, è che "i contenuti educativi devono essere disponibili quando servono agli studenti", liberandoli dai rigidi e inefficaci palinsesti televisivi lineari. 

La nota ufficiale dell'azienda spegne così la polemica, riassumendo il senso dell'intera operazione con una frase emblematica: "Rai Scuola non chiude: evolve. E, soprattutto, va dove sono gli studenti".

 

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