
Marco Fabio Quintiliano non è stato semplicemente un oratore del I secolo d.C., ma il primo vero professore della storia occidentale stipendiato dallo Stato.
In un’epoca in cui la parola era sinonimo di potere politico e forense, Quintiliano ha compreso che l'arte del dire non si improvvisa: si insegna.
Caposaldo della cultura classica, la sua figura incarna la transizione culturale dell'Impero romano, lasciandoci in eredità una visione rivoluzionaria dell’educazione che mette al centro lo studente. Un maestro senza tempo, la cui modernità stupisce ancora oggi.
Chi era Marco Fabio Quintiliano
Nato a Calagurris (l'odierna Calahorra, in Spagna) intorno al 35 d.C., Quintiliano si trasferì presto a Roma per completare i suoi studi di retorica e giurisprudenza.
Nella capitale dell'Impero si affermò rapidamente come un avvocato di grandissimo successo e un oratore stimato per la sua precisione e il suo rigore.
La svolta decisiva della sua vita arrivò sotto l'imperatore Vespasiano, il quale, nel 78 d.C., decise di finanziare la cultura pubblica e gli affidò la prima cattedra di retorica stipendiata dallo Stato.
Per vent'anni, Quintiliano formò la futura classe dirigente di Roma, compresi i nipoti dell'imperatore Domiziano, accumulando una ricchezza e un prestigio unici, prima di ritirarsi a vita privata e morire intorno al 96 d.C.
Cosa ha scritto e perché viene ricordato
Il capolavoro assoluto di Quintiliano è l'Institutio oratoria (La formazione dell'oratore), un monumentale trattato in dodici libri che delinea il percorso educativo perfetto per il futuro cittadino romano, dall'infanzia fino all'età adulta. Un'opera che si delinea come un vero e proprio manifesto pedagogico.
Quintiliano viene studiato ancora oggi perché è stato il primo a comprendere l'importanza dell'empatia nell'insegnamento e la necessità di assecondare le inclinazioni naturali del bambino. Ha condannato fermamente le punizioni corporali, all'epoca comunissime, e ha intuito il valore del gioco e dello svago per rigenerare la mente.
Il suo obiettivo finale era la formazione del "vir bonus dicendi peritus", ovvero l'uomo onesto abile nel parlare: per Quintiliano, un grande oratore non poteva prescindere da una profonda integrità morale, un principio che rende il suo pensiero incredibilmente attuale.