
Quando una parola come Hantavirus inizia a girare online, il rischio è sempre lo stesso: da una parte chi minimizza tutto, dall’altra chi già dipinge scenari apocalittici in stile Covid. La verità, come spesso accade, sta nel mezzo.
L’Hantavirus non è un virus nuovo: è una famiglia di virus trasmessi soprattutto dai roditori, che in alcuni casi possono provocare infezioni anche gravi nell’essere umano.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, questi virus possono causare malattie severe e, nei casi peggiori, anche la morte. Il contagio avviene di solito attraverso il contatto con roditori infetti o con urina, feci e saliva contaminate.
Il motivo per cui se ne parla adesso è legato a un focolaio segnalato su una nave da crociera, la MV Hondius.
L’OMS, il 7 maggio 2026, ha riferito di otto casi, tre decessi e cinque infezioni confermate.
Il virus coinvolto sarebbe l’Andes virus, una specie di Hantavirus presente in Sud America e nota perché, a differenza della maggior parte degli altri Hantavirus, può trasmettersi anche tra esseri umani, ma in modo limitato e in genere dopo contatti stretti e prolungati.
La stessa OMS, però, ha valutato il rischio per la salute pubblica come basso. Quindi: è una cosa da prendere sul serio? Sì. È il caso di farsi prendere dal panico? No.
Indice
Che cos’è l’Hantavirus
Gli Hantavirus sono virus zoonotici, cioè virus che circolano negli animali e possono occasionalmente passare all’uomo. In questo caso, i principali serbatoi sono i roditori.
Il contagio può avvenire respirando particelle contaminate da urina, feci o saliva di roditori infetti, oppure entrando in contatto con superfici contaminate. Più raramente, l’infezione può derivare da morsi o graffi.
Non tutti gli Hantavirus causano lo stesso tipo di malattia. Nelle Americhe possono provocare la sindrome cardiopolmonare da Hantavirus, una forma che colpisce soprattutto polmoni e cuore.
In Europa e Asia, invece, sono più spesso associati alla febbre emorragica con sindrome renale, che può coinvolgere reni e vasi sanguigni.
Questa distinzione è importante perché spesso online si parla di “Hantavirus” come se i rischi associati fossero identici ovunque: in realtà, il tipo di virus, l’area geografica e la modalità di esposizione fanno molta differenza.
Come si prende davvero?
La via più comune è il contatto con ambienti contaminati da roditori: cantine, soffitte, capanni, case rimaste chiuse a lungo, luoghi poco ventilati, spazi rurali o aree dove ci sono escrementi di topi o ratti.
L’OMS spiega che le attività a rischio possono includere la pulizia di spazi chiusi o poco ventilati, il lavoro agricolo o forestale, oppure il soggiorno in abitazioni infestate da roditori.
La trasmissione da persona a persona, invece, è un caso particolare. Secondo OMS e CDC, è stata documentata solo per l’Andes virus, soprattutto in Sud America, e resta rara. Quando avviene, è legata a contatti molto stretti e prolungati, per esempio tra conviventi, partner o persone che assistono un malato.
Tradotto: non basta incrociare qualcuno per strada, né stare nella stessa città, per parlare di rischio concreto.
Quali sono i sintomi
Uno dei problemi dell’Hantavirus è che all’inizio può sembrare una normale influenza. I sintomi possono comparire da una a otto settimane dopo l’esposizione e includere febbre, mal di testa, dolori muscolari, nausea, vomito, diarrea o dolori addominali.
Nelle forme più gravi, però, la situazione può peggiorare rapidamente. Nella sindrome cardiopolmonare possono comparire tosse, difficoltà a respirare, accumulo di liquido nei polmoni e shock.
Nelle forme con coinvolgimento renale possono esserci pressione bassa, disturbi della coagulazione e insufficienza renale.
Quanto è mortale?
L’OMS indica che le infezioni da Hantavirus sono relativamente rare a livello globale, ma possono avere una letalità molto diversa a seconda del virus e dell’area geografica: in Asia ed Europa si parla di tassi inferiori all’1% fino al 15%, mentre nelle Americhe alcune forme cardiopolmonari possono arrivare fino al 50%.
Il CDC, parlando della sindrome polmonare da Hantavirus, indica una mortalità del 38% tra le persone che sviluppano sintomi respiratori.
Sono numeri seri, ma vanno letti nel modo giusto: non significano che chiunque venga a contatto con la parola “Hantavirus” sia in pericolo. Significano che, nei casi in cui la malattia si sviluppa in forma grave, serve assistenza medica rapida.
Esiste una cura?
Non esiste, al momento, una cura antivirale specifica approvata o un vaccino contro l’infezione da Hantavirus. Il trattamento è soprattutto di supporto: monitoraggio clinico, gestione delle complicanze respiratorie, cardiache o renali, e accesso alla terapia intensiva quando necessario.
Anche il Centre for Disease Control americano sottolinea che i pazienti possono aver bisogno di supporto respiratorio o, nelle forme che colpiscono i reni, di dialisi.
Per questo la diagnosi precoce è fondamentale. Se una persona ha avuto un’esposizione significativa a roditori o è stata in un’area a rischio e sviluppa febbre, dolori muscolari importanti, sintomi gastrointestinali o difficoltà respiratoria, deve contattare subito un medico e riferire chiaramente la possibile esposizione.
Quindi dobbiamo preoccuparci?
Dipende da cosa intendiamo per “preoccuparci”. Se significa informarsi, conoscere i sintomi e prendere precauzioni quando si puliscono ambienti potenzialmente contaminati da roditori, allora sì. Se significa pensare a un virus che sta per diffondersi ovunque, allora no.
L’ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control), parlando del focolaio legato alla nave, ha valutato il rischio per la popolazione generale dell’UE/SEE come molto basso.
Il motivo è doppio: l’Andes virus non si trasmette facilmente tra persone e il suo serbatoio naturale non è presente in Europa, quindi non è attesa un’introduzione nella popolazione di roditori europei.
La prevenzione resta comunque l'unica "arma" nel nostro arsenale al momento: ridurre il contatto con roditori, sigillare aperture in casa o garage, conservare bene il cibo, non spazzare a secco escrementi di roditori e, in caso di pulizia di aree contaminate, bagnare prima le superfici per evitare di sollevare polvere potenzialmente infetta.
Sono indicazioni presenti anche nella scheda dell’OMS.
La sintesi, quindi, è questa: l’Hantavirus è raro ma può essere grave. Non è un virus da sottovalutare, soprattutto in contesti specifici e dopo esposizione a roditori. Ma, per la popolazione generale in Europa, il rischio resta basso.